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In conversation with JORDAN KEYS and ALESSANDRO MELIS

Boundless visions

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Jordan Keys e Alessandro Melis

Un esercizio di visione senza confini e un laboratorio di idee creative, tecnologiche e inclusive. È questo, in sintesi, Vision Reframed, il progetto che ha visto un’azienda leader nell’eyewear come Marcolin e una realtà accademica prestigiosa come il New York Institute of Technology collaborare fianco a fianco, professionisti e studenti, per sviluppare concept innovativi di eyewear attraverso i principi di neurodiversità, benessere e sostenibilità. Ne parliamo con Jordan Keys, Preside Associato per la Ricerca, la Collaborazione e l'Innovazione presso il New York Tech e con il professor Alessandro Melis.

di Redazione

Jordan Keys:

Come è nata l’idea di “Vision Reframed”?

«Vision Reframed è nato da una collaborazione con uno dei miei colleghi, un’idea che ha messo davvero in luce la nostra missione al New York Tech: creare progetti collaborativi innovativi. Poter riunire le scuole, la Facoltà di Architettura e Design e il College of Osteopathic Medicine, insieme al nostro partner industriale Marcolin per sviluppare non una semplice idea astratta, ma qualcosa di realmente innovativo e concreto come questo progetto»

Alessandro Melis:

Per integrare design, sostenibilità, benessere e innovazione occorre sapersi muovere tra linguaggi molto diversi. Quali sfide e opportunità emergono dalla fusione di questi mondi?

«Quello di poter unire design, salute e innovazione è in realtà è proprio il motivo per cui abbiamo organizzato il workshop. E il motivo è ancora più importante oggi, in tempi di crisi globale, perché è diventato decisivo saper trovare una soluzione con il contributo di chi ha competenze diverse»

Jordan Keys:

È stato utile per comprendere le potenzialità della collaborazione interdisciplinare?

«Questo progetto ha davvero dato valore alla collaborazione interdisciplinare in modi che non avrei nemmeno immaginato. E ci ha fatto riflettere su come, in quest’era tecnologica, con le innovazioni dell’intelligenza artificiale, non possiamo più vivere isolati: fondamentale collaborare, studenti della facoltà di medicina osteopatica insieme agli studenti di Architettura e Design. Non solo perché così possiamo arrivare a creare un prodotto davvero innovativo per le persone con diverse disabilità, ma perché abbiamo potuto raggiungere livelli di tecnologia che, come medico, non avrei mai potuto nemmeno immaginare».

Alessandro Melis:

Quali idee emerse dal workshop hanno meglio incarnato il concetto di “design senza confini”?

«Impossibile fare degli esempi: tutte le idee presentate alla fine di questo percorso hanno colto in pieno la complessità del lavoro che c’è dietro l’ideazione di un paio di occhiali e lavorato per un design universale, non rivolto a un target specifico. Tutti tendiamo a considerare la tecnologia distante dalla creatività, addirittura un limite per il design, invece in questo workshop abbiamo visto che non appartiene a un campo diverso, al contrario è lo strumento che può riunire diversi aspetti del design, a partire dall’attenzione per i materiali. Perché la diversità nella creatività e la tecnologia sono il motore principale del futuro designer»

Jordan Keys:

Come sta cambiando il ruolo delle Università nel promuovere l’innovazione e formare la prossima generazione di creativi? 

«Industria e mondo accademico oggi dipendono completamente l’uno dall’altro. In Università stiamo formando la prossima generazione di professionisti, e sto parlando della generazione più intelligente e preparata con cui abbia mai lavorato. Ma quando ci si rivolge all’industria, allora ci si deve chiedere: quali sono i bisogni della comunità? E quando entrambi si mettono insieme si possono raggiungere le idee più innovative e stimolanti».

Alessandro Melis:

Il ruolo del designer oggi sembra spostarsi da «creatore» a «connettore». Come vedi questa trasformazione? 

«Come un ritorno all’origine di ciò che è il vero ruolo del designer creatore. Spesso si insegna agli studenti che la parola architetto significa “mastro costruttore”, ma in origine Aristotele ne aveva dato un’altra definizione: l’architetto come creatore di idee. Ed è esattamente quello che vogliamo per la prossima generazione di designer».

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