cambio lingua

Seleziona la lingua desiderata

Error label*
In conversation with IRENE GUERRIERI

Boundless visions

Back to stories

of

Irene Guerrieri

Dopo la laurea in industrial design (con una tesi su un parco giochi ispirato alla favola di Pinocchio), un master in Design Funzionale a Stoccolma, l’amicizia con Bruno Munari e le collaborazioni con le più importanti aziende di giocattoli, Irene Guerrieri oggi è docente di New Toys Design e tra le maggiori esperte di progettazione di spazi e giochi per bambini. In occasione del Mese europeo della diversità, ci racconta che, per accoglierla, basta osservare la realtà. E come giocano i bambini. Un approccio che rispecchia pienamente la sensibilità di Marcolin verso i temi dell’inclusività.

di Redazione

Attorno al tuo lavoro di “creatrice di giocattoli” c’è un alone di magia: puoi svelarci qualcosa del processo creativo che c’è dietro?

«Tutto inizia cercando di osservare la realtà con lo sguardo dei bambini che, sempre, nelle cose sanno vedere altre cose e che, devo dire, a me da sempre viene abbastanza naturale. Il gioco sulla pioggia, per esempio, è nato osservando le gocce sul vetro della finestra. Ora sto progettando una storia attorno a un ghiacciolo e presto arriverà alla fase del prototipo che, in genere, costruisco con la carta: pensare con le mani mi aiuta a migliorare l’idea. Solo a quel punto penso al materiale, poi mi rivolgo ai miei collaboratori e, alla fine, realizzo un video per mostrarne il funzionamento».

In un mondo in continua trasformazione, che peso ha la diversità culturale nella progettazione di un giocattolo?

«Inclusione e attenzione alla diversità oggi sono due punti fermi. Non esistono più scatole-gioco rosa e azzurre, i giochi sono per tutti. Dal mio osservatorio (non solo professionale, ma anche di mamma di cinque figli), posso aggiungere che, per loro natura, i bambini sono curiosi e inclusivi verso gli altri bambini, senza distinzioni. Se non li assorbono dagli adulti, non hanno pregiudizi».

Che peso ha e avrà il digitale nel gioco?

«Nessuna preclusione. Mitchel Resnick, docente di Ricerca sull’apprendimento al MIT di Boston, da anni esplora come le nuove tecnologie possano coinvolgere bambini e adulti nell’apprendimento creativo perché noi siamo persone felici solo se siamo creative. E il gioco digitale va bene se non è limitante, cioè non impedisce o limita la creatività dei bambini, e contribuisce a creare connessioni tra culture diverse».

  • Boundless visions of Karen Giberson

    Figura autorevole e carismatica, Karen Giberson ha ricoperto per oltre 20 anni il ruolo di Presidente e CEO dell'Accessories Council, l'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che rappresenta e promuove il settore degli accessori moda. Tra le sue responsabilità, si occupa della promozione di opportunità commerciali e partnership tra i membri del Consiglio.

    di Redazione

  • Tell me a story about Marcolin People Wavers

    Si chiama così la speciale community interna a Marcolin: un network di dipendenti-ambassador con una duplice mission. Creare momenti di condivisione utili a rafforzare i legami tra colleghi e raccontare, con autenticità e calore, il valore e l’entusiasmo della vita aziendale.

    di Redazione

  • Tell me a story about Marcolin: una storia lunga 65 anni

    Presente in 125 Paesi, con 15 filiali sparse per il mondo, quotata in borsa dagli anni Novanta e in grado di produrre due milioni di occhiali l’anno con la stessa cura artigianale di quando ne produceva poche centinaia. È l’identikit di Marcolin, la multinazionale di Longarone che, quest’anno, celebra i 65 anni dalla sua fondazione. Un compleanno importante e l’occasione giusta per ripercorrere alcune tappe significative della sua storia: quelle degli esordi.

    di Redazione