ic! berlin e Mercedes Benz: la collezione Primavera/Estate 2026

I modelli

Unisce l’eleganza senza tempo e la filosofia della “Sensual Purity” di Mercedes-Benz con l’ingegneria di precisione e il linguaggio progettuale di ic! berlin: è questa la matrice della nuova collezione Eyewear Primavera/Estate 2026. Frutto di una collaborazione ormai consolidata tra il design automobilistico di alta gamma e la tecnologia degli occhiali senza viti del marchio berlinese, entrato nel portfolio Marcolin nel 2023. Una collezione ricca di novità che si articola in tre nuovi modelli, da vista e da sole.

I materiali

Tra gli elementi di maggiore interesse della capsule collection, l’introduzione di due montature ibride in acetato e metallo che coniugano profondità visiva, qualità tattile e fluidità delle linee dal carattere retrofuturista. Lo rivelano i dettagli della barra superiore, del frontale inciso e delle aste, le cui lavorazioni richiamano le linee aerodinamiche del design Mercedes-Benz. A queste montature si affianca quella in metallo MB26, che completa la trilogia di modelli unisex interamente metallici di ic! berlin per Mercedes-Benz.

La nuova palette

A definire l’identità cromatica della collezione, infine, due tonalità molto raffinate. Sea Pine, un verde profondo attraversato da sfumature blu, e Verdesilber, colore esclusivo Mercedes-Benz, che arricchisce il color grigio argento di riflessi metallici verdi, introducendo nell’eyewear una finitura che deriva direttamente dal lessico del design automobilistico. Linee e colori che intercettano le esigenze di un pubblico dinamico, giovane e sensibile a un’estetica raffinata e di design.

Marcolin per l’ambiente

Uno spreco che incide sul clima

Nei mercati all’ingrosso italiani ogni anno transitano centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti ortofrutticoli e, ogni giorno, una quota compresa tra il 4 e il 5% finisce tra gli scarti. Prodotti perfettamente commestibili ma invenduti causa di difetti estetici, dimensioni non standard o danni agli imballaggi. Tradotto, significa circa 500 chili di frutta e verdura ogni giorno finisce al macero, generando uno spreco che incide anche sulla crisi climatica perché, oltre a vanificare l’impiego delle risorse naturali necessarie per produrre questi alimenti, distruggerli genera circa il 10% delle emissioni globali di gas serra.

La risposta dei People Wavers

In occasione del 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente, i People Wavers hanno proposto ai colleghi di Marcolin di combattere concretamente gli sprechi alimentari con una giornata di volontariato al mercato ortofrutticolo di Milano, al fianco di Recup, l’associazione che a Milano e a Roma si occupa del recupero e della redistribuzione delle eccedenze alimentari. Grazie a Recup, solo all’Ortomercato di Milano, ogni settimana vengono distribuite 8 tonnellate di frutta e verdura ad associazioni come Caritas, Croce Rossa Italia, IBVA, Opera Cardinal Ferrari e tante altre che ogni giorno contribuiscono al sostegno di circa 17 mila persone in difficoltà.

Una giornata per il futuro di tutti

Coloro che hanno aderito all’iniziativa hanno vissuto una giornata all’insegna della sostenibilità e della solidarietà nel più grande mercato all’ingrosso d’Italia. Secondo i dati condivisi da Recup, tra i banchi di 110 grossisti e 81 produttori, in tre ore sono stati raccolti circa 1570 chili di frutta e verdura rimaste invendute, per un valore di circa 4600 euro e con un risparmio di 1,3 tonnellate di CO₂ e di 7600 metri cubi di acqua. Alimenti che poi, nella sede dell’associazione, sono stati pesati, selezionati e divisi in cassette destinate al sostegno di 561 persone. Un grande risultato per un progetto che fa bene agli altri, al pianeta e anche al cuore.

ic! berlin e Mercedes-AMG

Un’intesa di successo

Da un lato l’approccio visionario e urbano di ic! berlin, che di innovazione, sostenibilità e attenzione ai dettagli ha fatto la sua cifra distintiva; dall’altro la tecnologia e la ricerca estetica un marchio di auto sportive come Mercedes-AMG: anche questa primavera si riconferma la collaborazione tra i due brand. Due realtà dal dna profondamente tedesco, sempre in movimento, e pronte a superare i propri limiti.

La collezione

Tre i modelli della nuova collezione, la sesta di una collaborazione nata nel 2020, caratterizzati da una shape dinamica e dall’uso spregiudicato di colori che si ispirano alla palette AMG. Come, per esempio, la versione Pearl del modello AMG 22, con dettagli arancioni sulle aste e lenti specchiate, mentre la nuova finitura laccata sulla speciale fibra di carbonio ultraleggera FLEXARBON®, brevetto esclusivo di ic! berlin, aggiunge alla montatura del modello AMG 20 profondità e brillantezza.

La campagna

Anche la nuova campagna ci ricorda che quella firmata ic! berlin-AMG è una collezione pensata per l’ambiente urbano, con geometrie audaci che evocano le architetture berlinesi e riescono a coniugare lo stile di un marchio di lusso come Mercedes-AMG a una realtà cresciuta nella scena alternativa di Berlino come ic! berlin, conosciuta al mondo per soluzioni innovative come l’esclusiva cerniera senza viti. Due brand uniti dall’attenzione al design e da una costante ricerca estetica e tecnologica.

Una ultra runner per adidas: Toni McCann 

Correre immersi nella natura, tra salite e discese verticali, percorrendo distanze incredibili, anche superiori ai 100 chilometri. Cosa ti ha conquistata di una disciplina estrema come l’ultra trail running, nella quale hai vinto gare importantissime?

«Fin da bambina sono sempre stata molto sportiva e crescendo ho praticato diversi sport, poi ho incontrato il trail running in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di una sfida. Qualcosa che mi permettesse di uscire dai miei pensieri, e correre nella natura è un modo potentissimo per calmare la mente. Gli sport estremi, poi, ti costringono davvero ad affrontare te stesso e la tua vulnerabilità».

Tu appartieni all’élite mondiale di questo sport: cosa ti ha insegnato finora il trail running, dal punto di vista sportivo e a livello personale?

«Attraverso questo sport ho imparato molto su me stessa, sono cresciuta e -rispetto a quando ho iniziato- la mia prospettiva è cambiata completamente: all’inizio ero molto concentrato sulla performance, sulla vittoria. Oggi la mia attenzione si è spostata sul dare il massimo, non necessariamente sull’essere la migliore. Sai, quando sei là fuori per più di 12 ore non puoi nasconderti da te stessa, devi affrontare chi sei veramente. Credo che l’ultra-running mi abbia insegnato a lasciar andare un po’ il controllo, ad essere più adattabile e aperta al cambiamento e, soprattutto, paziente. L’ultramaratona non è uno sport che si può improvvisare, non si ottengono buone prestazioni dall’oggi al domani. Servono impegno costante e tanta, tanta pazienza».

La gran parte delle gare di trail si svolge in montagna, dove clima e condizioni di luce variabili possono avere un impatto significativo. Per una visione chiara anche nelle condizioni più estreme, quali caratteristiche hanno gli occhiali che indossi, come i modelli Kentro e Kaphiros di adidas Sport?

«La corsa è uno sport incredibilmente tecnico, che espone a diverse condizioni di luce e diversi terreni: potrebbero esserci rocce, fango, neve, potresti essere all’ombra o in pieno sole, e tutto questo -se non hai una visuale chiara- può davvero influenzare le prestazioni. Ovviamente devi poterti fidare della tua attrezzatura, delle tue scarpe, del tuo zaino, di tutto, ma la vista è uno dei principali fattori. Gli occhiali di adidas Sport Eyewear, grazie alla tecnologia Powervizn Lens System garantiscono brillantezza dei colori e nitidezza di visione in ogni condizione, con una colorazione di base e un rivestimento a specchio calibrati per affrontare qualsiasi terreno con sicurezza. E nel trail running correre in sicurezza è l’aspetto più importante».

Irene Guerrieri

Attorno al tuo lavoro di “creatrice di giocattoli” c’è un alone di magia: puoi svelarci qualcosa del processo creativo che c’è dietro?

«Tutto inizia cercando di osservare la realtà con lo sguardo dei bambini che, sempre, nelle cose sanno vedere altre cose e che, devo dire, a me da sempre viene abbastanza naturale. Il gioco sulla pioggia, per esempio, è nato osservando le gocce sul vetro della finestra. Ora sto progettando una storia attorno a un ghiacciolo e presto arriverà alla fase del prototipo che, in genere, costruisco con la carta: pensare con le mani mi aiuta a migliorare l’idea. Solo a quel punto penso al materiale, poi mi rivolgo ai miei collaboratori e, alla fine, realizzo un video per mostrarne il funzionamento».

In un mondo in continua trasformazione, che peso ha la diversità culturale nella progettazione di un giocattolo?

«Inclusione e attenzione alla diversità oggi sono due punti fermi. Non esistono più scatole-gioco rosa e azzurre, i giochi sono per tutti. Dal mio osservatorio (non solo professionale, ma anche di mamma di cinque figli), posso aggiungere che, per loro natura, i bambini sono curiosi e inclusivi verso gli altri bambini, senza distinzioni. Se non li assorbono dagli adulti, non hanno pregiudizi».

Che peso ha e avrà il digitale nel gioco?

«Nessuna preclusione. Mitchel Resnick, docente di Ricerca sull’apprendimento al MIT di Boston, da anni esplora come le nuove tecnologie possano coinvolgere bambini e adulti nell’apprendimento creativo perché noi siamo persone felici solo se siamo creative. E il gioco digitale va bene se non è limitante, cioè non impedisce o limita la creatività dei bambini, e contribuisce a creare connessioni tra culture diverse».

Linn Strachwitz

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Quest’anno ic! berlin celebra il suo 30° anniversario. Secondo te come è riuscito ad essere rilevante per le nuove generazioni senza tradire la sua identità?

«Mantenendo saldi i suoi principi fondanti, tra ingegneria creativa, design minimalista ed eccellenza tecnica. Cioè i requisiti che hanno permesso di realizzare montature in acciaio inossidabile laminato a freddo rese uniche dall’avveniristica cerniera senza viti, una soluzione tecnica che rimane ineguagliabile in termini di leggerezza, durata, comfort e precisione. Un lusso discreto che è perfettamente in sintonia con l’estetica contemporanea e che consente al brand di connettersi naturalmente con le nuove generazioni, come conferma l’attenzione per la speciale capsule collection nata per celebrare i primi 30 anni di ic! berlin, che alla tradizione aggiunge nuove rifiniture cromatiche».

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Guardando al tuo percorso professionale, cosa ha contribuito a plasmare la tua visione del marketing nel settore dell’eyewear? E quale consiglio daresti a un giovane che oggi desidera lavorare in questo campo?

«Prima di ic! berlin ho trascorso 15 anni lavorando nel marketing e nelle pubbliche relazioni per aziende del settore della moda di lusso e dell’e-commerce. Questo mi ha insegnato che, in sostanza, il marketing e le pubbliche relazioni di successo ruotano sempre attorno al cliente: per essere attraenti, affidabili e coinvolgenti, è fondamentale comprenderne le esigenze. Un principio che ho tradotto nel mondo dell’eyewear, per quanto lo scenario sia molto competitivo, con un vasto numero di marchi dove, a maggior ragione, chiarezza e differenziazione sono requisiti essenziali. Con ic! berlin, questo compito è sia una responsabilità che un privilegio, perché il prodotto stesso è così unico in termini di qualità, ingegneria e design, da offrire una storia forte e onesta da raccontare. A chi vuole lavorare in questo settore, oltre a una solida formazione, consiglio di rimanere curioso in tutti i settori e cercare di scegliere marchi in cui credere veramente. Perché solo l’autenticità fa emergere un brand dal rumore di fondo, soprattutto in un mercato affollato come quello dell’eyewear».

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Il “Made in Berlin” è parte integrante del DNA di questo brand: qual è la forza di questa identità culturale e in che modo questo riesce a suscitare l’interesse di un mercato global?

«Il “Made in Berlin” rappresenta tanto una mentalità quanto un luogo. Berlino è sinonimo di creatività, indipendenza e pensiero non convenzionale, valori che sono profondamente radicati nell’approccio di ic! berlin. Continuare a produrre a Berlino, poi, permette all’azienda di mantenere il pieno controllo su qualità, innovazione e know-how produttivo: dal primo disegno all’ispezione finale, tutte le collezioni sono realizzate e sottoposte a controlli di qualità. Ma è proprio la sua forte identità locale a permettere al marchio di connettersi a livello globale. Concentrandosi sul design, sull’eccellenza tecnica e sulle prestazioni del prodotto, ic! berlin parla a chi apprezza sostanza, sicurezza e originalità, indipendentemente dalla posizione geografica».

Karen Giberson

Come è cambiato il ruolo degli accessori nell’ecosistema della moda negli ultimi anni?

«Quando l’Accessories Council fu fondato, a metà degli anni ’90, la moda era all’apice del minimalismo: molti stilisti non davano importanza agli accessori e diversi brand non si erano ancora aperti a borse, gioielli, occhiali o calzature. Oggi, invece, gli accessori sono una parte essenziale dell’identità e della strategia di un marchio, non sono più categorie secondarie ma, spesso, tra gli elementi più visibili di una collezione, perché accessibili, versatili e duraturi. Gli accessori infatti possono avere una longevità eccezionale, essere indossati ripetutamente, conservati, collezionati e apprezzati per anni, molto più a lungo rispetto ai capi d’abbigliamento. L’accessorio giusto rappresenta uno dei modi più semplici ed efficaci per rinnovare il guardaroba, trasformando un capo basic in qualcosa di unico e, in termini di “costo per utilizzo”, gli accessori sono uno dei migliori investimenti nella moda».

Tra mercati di nicchia e globali, quali sono, a suo avviso, le maggiori opportunità e le principali sfide per le aziende di questo settore?

«Oggi una delle maggiori opportunità per i brand consiste nell’espandersi in nuove categorie rimanendo fedeli alla propria identità principale. I marchi di maggior successo sono quelli che riescono a entrare in nuove categorie di prodotto preservando l’essenza, il punto di vista e il DNA del designer o dell’azienda. Allo stesso tempo, il contesto attuale del commercio al dettaglio, in particolare nel luxury, presenta delle sfide su modi e luoghi per entrare in contatto con i clienti. Molti marchi stanno sviluppando attività di vendita diretta collaborando con negozi specializzati e trovando modi innovativi per coinvolgere il pubblico attraverso pop-up store, festival, social media, collaborazioni e retail esperienziale. La moda si rinnova continuamente e solo i brand innovativi, agili e disposti a sperimentare nuove idee, dureranno nel tempo. Nel mercato odierno, rimanere immobili non è un’opzione».

Un player globale come Marcolin, posizionato in un crocevia strategico tra moda, industria e innovazione, cosa pensa possa apportare a questo segmento?

«Marcolin ha costruito uno straordinario portfolio di marchi che spaziano tra diverse estetiche e fasce di prezzo, con ogni collezione che riflette una profonda conoscenza del DNA del marchio. Ciò che rende Marcolin particolarmente interessante è la sua capacità di coniugare funzionalità e moda: gli occhiali devono assolvere a uno scopo pratico, ma le collezioni di Marcolin offrono anche un motivo per desiderare qualcosa di nuovo, speciale e legato ai brand amati dai consumatori. Mentre l’azienda continua ad evolversi, la sua capacità di combinare design eccezionale, talenti internazionali e distribuzione strategica consolidano la sua leadership globale. Marcolin ha l’opportunità non solo di rispondere al futuro del settore degli accessori, ma anche di contribuire a definirlo».

Jennie McCormick and Kyle M. Sweeney

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Quali sono gli elementi chiave che rendono la collezione Eyewear di rag & bone allineata allo stile e ai valori del brand?

Jennie McCormick: «Le linee guida alla base dei nostri occhiali sono le stesse di tutto ciò che facciamo in rag & bone: l’equilibrio tra qualità del design, funzionalità e sobrietà è lo spazio che rag & bone incarna — e l’eyewear non fa eccezione. Ci siamo concentrati su forme classiche ma innovative e su combinazioni di materiali immediatamente riconoscibili come nostre, lasciando allo stesso tempo spazio all’evoluzione. Le storie cromatiche e materiche, l’hardware distintivo e i dettagli di branding lavorano insieme in modo ponderato, mai decorativo. Ciò che rende immediatamente riconoscibile un paio di occhiali rag & bone è qualcosa che si percepisce subito. Le montature hanno una certa consistenza, la qualità è evidente nel momento stesso in cui le si prende in mano, un po’ come quando si tocca uno dei nostri tessuti. Più si osservano da vicino, più se ne comprende il progetto: posizionamento del logo, funzionalità delle cerniere, dettagli di finitura — tutto è studiato e tutto comunica. Questa attenzione silenziosa al dettaglio è al centro di ciò che siamo».

Quali temi hanno ispirato il design di questa collezione?

Kyle M. Sweeney: «La collezione Spring ’26 è stata il nostro primo lancio di ampia portata e l’abbiamo affrontata con un senso di sobrietà, partendo da forme familiari e archetipiche per affinare via via proporzioni, tonalità e materiali in modo da renderle moderne e attuali. Non siamo interessati a reinventare le icone, ma a perfezionarle. Una parte fondamentale del linguaggio di design deriva dai nostri tre cluster, ispirati al workwear, uno dei pilastri del brand. Nel ready-to-wear si ritrovano dettagli come le bartack a contrasto e le cuciture “railroad” nella maglieria, oltre alla costruzione a tripla cucitura in alcuni denim e tessuti. Questo approccio si è tradotto direttamente nell’eyewear. Il cluster “triple stitch” riflette questa eredità, esprimendo la nostra attenzione a qualità, innovazione e autenticità attraverso dettagli e costruzioni discrete. Da qui, la collezione si apre a un’espressione più libera, dove colore e trasparenze introducono un senso silenzioso di individualità, e a un’area più tecnica in cui hardware e costruzione diventano parte del linguaggio visivo. La palette, infine, propone colori come olive, fudge e tort che appaiono vissuti piuttosto che decorativi. È una collezione pensata per un cliente globale e urbano, che si muove con naturalezza tra contesti diversi e si veste seguendo l’istinto più che lo sforzo».

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Come bilanciate l’innovazione con il rispetto per la storia di un brand così fortemente caratterizzato?

Jennie McCormick «Partiamo sempre da una solida base di forme classiche dell’eyewear, questo è imprescindibile. Ma all’interno di questa base c’è molto spazio per sperimentare. Le nostre riunioni di design sono davvero divertenti e stimolanti: proviamo le forme, discutiamo le proporzioni e ragioniamo su come adattare le tendenze emergenti affinché risultino autenticamente rag & bone. Per una persona come me, ossessionata dagli occhiali (ne possiedo più di 20 paia da sole e continuo a collezionarne) partecipare a queste conversazioni non stanca mai. Il mondo dell’eyewear è vasto e le tendenze si muovono velocemente. Ma, come per l’abbigliamento, la chiave è creare forme con intenzione. Vogliamo che i nostri occhiali risultino naturali e senza tempo, qualcosa in grado di valorizzare un outfit e aggiungere un tocco deciso ma discreto, mai eccessivo. L’innovazione emerge nei dettagli: le combinazioni cromatiche, le finiture e i dettagli hardware sono gli ambiti in cui spingiamo i confini in modo sottile e deliberato, sempre al servizio dell’estetica d’insieme e del look rag & bone».

In quali direzioni potrebbe evolvere il brand in futuro?

Kyle M. Sweeney «Siamo sempre esistiti nella tensione tra heritage e modernità. Guardando avanti, si tratta di ampliare il lifestyle e innovare per rispondere alle esigenze del cliente del futuro, restando però saldamente ancorati alla nostra eredità. Vediamo una reale opportunità nello sviluppo di un ecosistema di prodotto più ampio, in cui l’eyewear gioca un ruolo fondamentale. Ciò che oggi è interessante è esplorare questa tensione attraverso nuovi materiali, finiture e tecniche costruttive, soprattutto in categorie come l’eyewear, dove il prodotto è al tempo stesso funzionale e profondamente personale. L’occhiale è una naturale estensione del guardaroba: qualcosa che completa un look ma che allo stesso tempo lo definisce in modo sottile. Non è un accessorio, ma un’espressione di identità, all’altezza dello sguardo. In definitiva, si tratta di costruire una visione più completa, dalla testa ai piedi, in cui ogni elemento risulti coerente e connesso».

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rag & bone è all’inizio di una nuova collaborazione con Marcolin: cosa apprezzate di più di questa partnership?

Jennie McCormick: «Marcolin porta con sé decenni di esperienza e una conoscenza profonda e articolata del settore eyewear, un patrimonio di competenze estremamente prezioso. Ciò che mi entusiasma di più è quanto il loro know-how elevi ciò che siamo in grado di realizzare. La collaborazione tra i nostri team è realmente stimolante e basata sul confronto. C’è un vero scambio: il team Marcolin ci stimola, noi collaboriamo con loro, e il risultato è migliore di quanto ciascuno di noi potrebbe ottenere da solo. Ciò che rende questa collaborazione così naturale è il punto di partenza condiviso: la qualità al primo posto, sempre interpretata attraverso un design consapevole e un’innovazione significativa. Marcolin non si limita a produrre, pensa al prodotto come lo pensiamo noi. Questo allineamento di valori è raro ed è ciò che ci rende davvero entusiasti per quello che verrà».

Per chi è pensata questa nuova collezione?

Kyle M. Sweeney: «Il cliente rag & bone è molto consapevole. Seleziona, affina e colleziona con intenzione. Il suo modo di vestire è naturale, ma mai casuale. Non insegue le tendenze: costruisce un punto di vista personale. Questo approccio influenza tutto. Le montature sono progettate per accompagnare con naturalezza momenti diversi, dal mattino alla sera, dalla vita quotidiana al viaggio, senza dover essere rimesse in discussione. Ma c’è anche una dimensione emotiva perché un occhiale incornicia il volto, modifica la postura e cambia la percezione che gli altri hanno di te. Un buon occhiale non si limita a completare un look; ne trasforma la presenza. Questa nuova collezione è solida, ma non statica. Ci muoviamo verso una sottile rottura delle proporzioni, dei toni e dei dettagli, ed è una questione di precisione, con la giusta dose di tensione per renderla personale».

Luca Nichetto

In che modo Murano, il luogo in cui è nato e cresciuto, ha plasmato il suo percorso creativo e professionale?

«Murano ha indubbiamente plasmato il mio percorso creativo: crescere su quest’isola significa essere immersi nei gesti, negli strumenti e nei materiali, comprendere il valore del gesto, l’importanza e il rituale del fare e la capacità di trasformare la materia. Oggi, più che mai dopo 25 anni, mi sento ancorato a questo lato delle mie radici: con Nichecraft, creazioni indipendenti firmate dal mio studio, ho voluto riportare al centro la creatività e la dimensione umana del progetto».

Nel corso della sua carriera è stato Art Director per numerosi marchi di design internazionali, ha tenuto lezioni e workshop in diverse università e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Cosa significa per lei il design oggi?

«Il design è una forma d’arte applicata concepita per essere prodotta in serie, numerata o meno, sempre con significato e intenzione. Significa assumersi dei rischi per creare qualcosa di nuovo e inaspettato, esplorando la creatività in tutte le sue dimensioni. Ogni progetto dovrebbe essere concepito con cura, realizzato con intenzione e destinato a durare, poiché la creatività è un modo per costruire connessioni».

Tra le tante cose, qualche anno fa ha anche creato un paio di occhiali: cosa la affascina di questo accessorio che unisce design e visione? E come immagina potrebbe evolversi?

«Progettare degli occhiali è stata un’esperienza unica, anche perché ho affrontato quel modello in modo personalizzato, affinché si adattasse perfettamente al mio viso. Design, scelta dei materiali ed estetica del colore contribuiscono insieme a creare un oggetto che non veste una parte della casa ma una parte del corpo. Anche in questo caso, sono progettati con cura, realizzati con intenzione e destinati a durare. Parliamo di un settore il cui sviluppo, dopo gli occhiali intelligenti, è davvero imprevedibile, ma credo che l’evoluzione tecnologica darà ancora più valore al know-how che sta alla base di questo ambito».

Carlo Capasa

Artigianalità e sostenibilità (insieme alla creatività), sono aspetti imprescindibili del Made in Italy. A fronte di scenari che evolvono rapidamente, su cosa dovremo puntare maggiormente in futuro?

«Artigianalità e sostenibilità sono da sempre due elementi fondamentali per il Made in Italy. Il nostro punto di forza resta la filiera: una rete straordinaria di imprese e competenze, che dobbiamo continuare a valorizzare. In futuro sarà sempre più importante investire nella formazione dei giovani e nell’innovazione dei processi produttivi, mantenendo però quella qualità manifatturiera che rende i nostri prodotti riconoscibili nel mondo».

All’appuntamento della Fashion Week, quest’anno si aggiungerà il Vogue World: eventi come questo servono soprattutto a confermare un’identità o a far conoscere al mondo i nuovi talenti?

«Eventi come Vogue World hanno soprattutto la capacità di raccontare al mondo la moda italiana. Servono a rafforzare il ruolo internazionale di Milano e, allo stesso tempo, offrono grande visibilità anche ai nuovi talenti. La forza della moda italiana risiede proprio in questo equilibrio tra marchi storici e nuove generazioni creative».

Dell’ecosistema moda fa parte anche un’altra eccellenza italiana, quella dell’Eyewear, della quale Marcolin da anni è leader riconosciuto: tra AI e nuove sfide commerciali, come vede il futuro di questo settore?

«L’eyewear è un settore in cui l’Italia ha costruito, nel corso negli anni, una leadership molto solida, grazie alla qualità del design e della manifattura. Le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, avranno un ruolo sempre più rilevante, ma resteranno centrali la creatività, l’innovazione e la capacità produttiva. In futuro, sarà fondamentale continuare a investire nella filiera e nella qualità del prodotto, elementi che rendono competitivo il Made in Italy anche in questo settore».