Da stigma a dettaglio di stile
Intrecciando storia, aneddoti e stereotipi lungo i 750 anni dalla loro invenzione, David King Dunaway ci ricorda come, fino ai primi anni del Novecento, portare gli occhiali da vista fosse motivo di imbarazzo sociale, specie per le ragazze e i bambini. È solo dagli anni Venti del secolo scorso che le cose cominciano lentamente a cambiare e gli occhiali diventano un segno di distinzione. Il fascino di personaggi come Le Corbusier, Truman Capote, Gio Ponti, Max Ernst o Paul Klee è indissolubilmente legato alle forme e ai colori delle loro montature, contraddistinte da un’eleganza che ritroviamo intatta nelle montature dal sapore anni Trenta.

Il ruolo di Hollywood…
Sarà il cinema a fare il resto, racconta l’autore di questo saggio, trasformando montature come quelle dal taglio cat-eye di Marylin Monroe e Lauren Bacall, i formati oversize e avvolgenti di Audrey Hepburn o i modelli pilot indossati dai protagonisti di tanti film d’azione, in veri e propri oggetti del desiderio. Da indossare per raccontare qualcosa di sé attraverso linee e formati che oggi ritroviamo reinterpretati da brand del portfolio Marcolin.

…e quello della musica
Dalla swinging London, che sulle principali riviste di moda viene raccontata per immagini, con le montature tonde e metalliche di John Lennon o quelle bianche e importanti di band come The Who, si arriva alle sperimentazioni proposte dai gruppi rock e punk. E, più tardi, a quelle di star del calibro di Michael Jackson, Madonna, Bono, Kurt Kobain o i fratelli Gallagher. È l’inizio di un nuovo capitolo, con gli occhiali eletti a paradigma dell’estetica contemporanea, sapientemente riletto e aggiornato dai brand. Tra i protagonisti di un viaggio che, conclude David King Dunaway, non si è mai interrotto e già sta guardando a una nuova era.
























