Transforming futures

Appuntamento con la sostenibilità

Si è appena concluso ad Aranjuez, l’elegante e verdissima località nei pressi di Madrid, l’evento dedicato alla sostenibilità organizzato da PAI Partners, una delle più importanti società di private equity che, una volta all’anno, riunisce le più grandi aziende di cui è azionista -tra le quali Marcolin- per una due giorni dedicata alla sostenibilità. Un appuntamento che anche quest’anno ha visto alternarsi gli interventi di esperti di settore a momenti di dibattito e intense sessioni di gruppo. Sustainability Club, infatti, è la pietra miliare dell’impegno di PAI su queste tematiche e, insieme alla Sustainability Academy, promuove corsi di formazione ad hoc.

I temi sul tavolo

Titolo di questa edizione? “Transforming futures” che, già da solo, spiega molto bene l’impegno per l’innovazione, la sostenibilità e la crescita strategica di Pai guardando al futuro delle aziende del suo portfolio. Tutte chiamate oggi a migliorare la performance puntando alla decarbonizzazione, favorendo la biodiversità e, soprattutto, creando valore da ogni punto di vista: economico, umano e ambientale. Un obiettivo complesso e ambizioso ma non più rinviabile, da raggiungere sia all’interno di realtà storiche e consolidate sia in quelle più giovani e in rapida crescita.

Diversity e Inclusion Award

A conclusione di questa due giorni di lavoro in Spagna, il premio ottenuto da Marcolin rappresenta una soddisfazione e, al tempo stesso, una nuova opportunità di crescita. Da un lato, infatti, è il riconoscimento per il lungo e serio impegno di Marcolin nei confronti della parità di genere, come dimostrano la terza edizione della Leadership Academy dedicata esclusivamente alle future manager e l’aumento del 40% delle donne in ruoli di leadership senior e del 19% di quelle presenti nei Consigli di amministrazione. Ma, dall’altro, è anche un invito a tenere il punto perché diversità e inclusione non debbano mai ridursi a dei semplici slogan, ma creare concrete opportunità di crescita e di confronto.

Marcolin Talk in Shanghai

In collaborazione con la Camera di Commercio italiana in Cina, nello showroom di Marcolin di Shanghai ha debuttato, per la prima volta fuori dall’Italia, Marcolin Talk, davanti a un pubblico molto attento di clienti, media e professionisti del settore. Visioni è stato il tema cardine dell’appuntamento e tre gli ospiti d’eccezione: Natsuko Watanabe, General Manager di TOM FORD Beauty, Jerome Bachasson, President of Greater China di ZEGNA; Mauro Maggioni, Board Member dell’Italian Chamber of Commerce in China e CEO Asia Pacific di Golden Goose.

Le parole-chiave

Tanti i temi affrontati, dal valore del Made in Italy sui mercati globali – in particolare quello asiatico – alla sostenibilità, passando per il rapporto tra la cultura del territorio e l’empowerment femminile, innovazione e futuro. Si è discusso delle nuove tendenze nel consumo di beni di lusso in Asia dopo il Covid: secondo il China Luxury Report 2023, entro il 2030 la Cina arriverà a rappresentare il 40% dei consumi di beni di lusso a livello globale. Cresce in Cina il bisogno di creare nuovi legami tra i brand e i consumatori, oggi alla ricerca di un rapporto più immersivo e sempre più digitale nel mondo valoriale che i diversi marchi rappresentano. Ecco allora comparire sulla scena concetti nuovi, dei quali sentiremo parlare sempre di più, come l’experiential retail e i cross-projects, idee che possono amplificare le esperienze del cliente.

Le nuove sfide

Ricorrente anche il tema della sostenibilità, esemplificato dall’incredibile storia di Ermenegildo Zegna che, oltre un secolo fa, si dedicò alla salvaguardia del territorio attraverso una importante opera di piantumazione che ha portato alla creazione dell’Oasi Zegna, il parco naturale privato più grande d’Europa. È questo tipo di eredità, insieme alla qualità, a essere molto ricercato anche in Cina. Il Made in Italy è tradizionalmente noto proprio per la qualità del prodotto, anche se, per restare competitivi in un mercato dinamico come quello cinese, occorre sapersi reinventare e lavorare tenendo conto della cultural diversity. Concetto che conosce molto bene Natsuko Watanabe che, agli inizi della sua carriera nella consulenza, era l’unica donna in un ambiente a dominanza maschile. E che oggi, in TOM FORD Beauty, è l’unica expat a guidare un team di cinesi: e ancora una volta, il mix di culture si rivela un valore vincente. Il futuro? Secondo Maggioni, passeremo presto dalla attuale reputation economy alla temple economy, in cui a guidare i consumi sarà una inaspettata ricerca di intimità e spiritualità da parte dei consumatori.  A conclusione degli interventi degli ospiti, il CEO di Marcolin Fabrizio Curci ha sottolineato quanto per l’Azienda risulti fondamentale stimolare un confronto più ampio, che trascenda le logiche della industry di riferimento, fornendo alla propria community gli strumenti per vedere attraverso un nuovo ‘frame’, ispirando la trasformazione e stimolando il dibattito sociale e culturale.

Fuoriconcorso 2024

Motori sul lago di Como

È stata dedicata al British Automotive Panorama l’edizione 2024 di FuoriConcorso, il prestigioso appuntamento di fine maggio dedicato alla cultura automobilistica. Ideato nel 2019 da Guglielmo Miani, presidente di Larusmiani, è questo uno degli eventi più attesi da collezionisti e appassionati di quattro ruote provenienti da tutta Europa, richiamati dalle esposizioni nei giardini di tre residenze storiche affacciate sul lago di Como: l’antica Villa Grumello, la neoclassica Villa Olmo e l’ottocentesca Villa Sucota. Giunto alla sesta edizione, si conferma così come il primo e più importante degli appuntamenti di FuoriConcorso, realtà che, durante l’anno, ritroviamo in alcune tra le località più esclusive, dalla Costa Smeralda a Palm Springs con rally ed esposizioni d’auto.

Ic!berlin a Villa Grumello

Tra i principali partner di questa edizione, ic!berlin, l’innovativo brand  del mondo dell’eyewear nato a Berlino e, da quest’anno, nel portfolio di Marcolin che, negli spazi di Villa Grumello, ha presentato la sua ultima capsule collection nata in collaborazione con Mercedes-Benz e AMG, dunque strettamente legata al mondo dei motori e caratterizzata da una comune passione per l’eccellenza artigianale e tecnologica. Per restare in tema, nel suo spazio dedicato ic!berlin ha offerto ai visitatori anche la possibilità di testare un avveniristico simulatore di guida virtuale.

Appuntamento all’anno prossimo

Anche quest’anno FuoriConcorso è stata l’occasione per immergersi nella storia, nell’eccellenza e nella creatività dell’industria automobilistica internazionale, a partire dai modelli che hanno fatto la storia delle auto di lusso inglesi. E che, accanto ai meravigliosi modelli vintage, ha permesso ai visitatori di curiosare anche tra prototipi e prodotti che guardano al futuro. Per le auto, per gli accessori ma anche per l’eyewear.

Il nuovo occhiale per gli sportivi

Movimento e forza

Dunamis, è la parola che meglio esprime il concetto greco di forza associata al movimento, potenza e capacità individuale: valori perfetti per indicare il nuovo modello adidas Sport Eyewear prodotto da Marcolin. Frutto di un’attenta ricerca sui materiali per rispondere alle esigenze di chi pratica sport outdoor, Dunamis è il compagno di avventura adatto per atleti che hanno bisogno di proteggere gli occhi con un modello dalla montatura leggera e perfettamente stabile, con lenti in grado di garantire una visione ampia e precisa in tutte le condizioni meteo.

“Dunamis è il compagno di avventura adatto per gli atleti”

Un occhiale unico

Creato tramite l’utilizzo di uno stampo Marcolin, Dunamis è il prodotto di scrupolose ricerche e tecniche produttive mirate all’estremizzazione della performance: il risultato è un occhiale sportivo unico nel suo genere dotato di incredibile leggerezza e di una linea perfettamente aerodinamica. Due aspetti decisivi quando si fa sport all’aria aperta.

Design e cura dei dettagli

Il risultato? Un modello dalla linea avvolgente, con lenti dotate di trattamenti antigraffio, antipolvere, e idro-oleofobici, caratterizzate dall’immancabile e iconico adidas Performance logo. Le aste, frutto di un nuovo design sottile e aerodinamico, incrementano notevolmente il comfort e la vestibilità dell’occhiale durante il suo utilizzo. Dunamis è l’occhiale che risponde alla perfezione ai tre bisogni fondamentali di chi pratica regolarmente sport all’aria aperta: schermare gli occhi dai raggi UVA e UVB, proteggerli da traumi o cadute e poter contare su una buona ampiezza del campo visivo.

 

Marzia Viel

Da anni Marcolin è presente anche in questa parte del mondo: quali strategie di marketing sono vincenti all’interno di un territorio così vario dal punto di vista linguistico e culturale e, soprattutto, in continua evoluzione?

«La varietà del nostro portfolio brand richiede specifici investimenti marketing: a questo contesto diversificato, nello specifico del caso APAC si somma il carattere eterogeneo della regione, motivo di varietà linguistica e culturale. Tuttavia, i trend di comunicazione sono alquanto simili e condizionati da tre principali tendenze quando si tratta di acquisti nel comparto lusso. Cina, Sud Corea e Giappone sono i paesi che in Asia riportano il più alto valore di consumo del lusso: seppure con percentuali di crescita discordanti tra, di qui vengono i principali trend sia in ambito culturale che stilistico. La Cina in particolare è il Paese dove i consumi online hanno dal 2017 a livello global l’incidenza più alta verso il GDP. Soprattutto per quanto riguarda i nostri brand di lusso come TOM FORD, ZEGNA e Max Mara, grazie all’intensa collaborazione con il nostro HQ, e di conseguenza una proficua sinergia con le Fashion House, nell’integrare comunicazione online e off line, indirizziamo e arricchiamo l’esperienza dei consumatori. Abbiamo aumentato gli investimenti above the line in ambito digital sia con magazine che in termini di product seeding. Se puntiamo l’obiettivo su Marcolin APAC, negli ultimi due anni le prestazioni del mercato in Cina raccontano la grande competitività di questa parte del mondo. Qui stiamo investendo e guadagnando quote di mercato. Nel 2024, il settore premium è ancora considerato un potenziale rifugio sicuro dai clienti dell’Estremo Oriente. In particolare, nel Sud-Est asiatico, con Singapore e Malesia in testa. La categoria sport è certamente la più eterogenea in un parterre dove global player sfruttano sia collaborazioni con illustri atleti che sponsorizzazioni ad eventi di carattere locale».

».

Quali sono i vostri target a cui in particolare vi rivolgete e attraverso quali canali?

Il nostro business è B2B così anche il marketing in Marcolin è principalmente a supporto dei clienti trade per implementare una distribuzione capace di rispondere alle diverse brand equity nel nostro portafoglio. Nel costruire la presenza di ciascuna brand category nelle diverse regioni cerchiamo i partner che la rappresentano in maniera più efficace o inesplorata, per aprire nuove opportunità. Visitiamo i paesi in APAC periodicamente per verificare i diversi trend, costruire piani sinergici di comunicazione e visibilità, per realizzare momenti di training che in Marcolin significa soprattutto condivisione di competenze, da un lato novità di brand e prodotto, dall’altro percepito del mercato. Le riviste trade come anche le convention di settore sono sicuramente momenti interessanti per arricchire il nostro portfolio clienti in mercati dove la nostra presenza con filiali necessita di crescita organica e costante. Nel nutrire la collaborazione coi clienti anche in APAC stiamo implementando l’impiego del sistema Marcolin CX che ci aiuterà sostenere localmente il nostro credo diventare il “best and preferred partner”.

Per finire, un piccolo bilancio di questi primi sei mesi dell’anno e un’indiscrezione: quali saranno le sfide dei prossimi mesi?

Il 2024 è iniziato in maniera positiva in APAC nonostante ci siano alcuni mercati nella region che sembrano rallentare o vedono i consumatori ritardare gli acquisti. Dal punto di vista delle opportunità, il Giappone rappresenta una solida certezza in APAC per Marcolin grazie ad un trend in crescita verso il 2023 dovuto ai turisti che affollano il mercato per sfruttare il vantaggio dello yen basso e ovviamente fodere della leggendaria ospitalità dei giapponesi. La sfida più grande che intravediamo è in Cina dove i consumatori viaggiano sempre di più penalizzando il loro potere d’acquisto nel mercato interno.

Guardiamo con interesse alle opportunità che si aprono nel mercato specie grazie alle collaborazioni che si svilupperanno in maniera attiva grazie a MCM la cui prima collezione occhiali Marcolin verrà presentata in giugno a Singapore per il SEA e ad Hainan in Cina per il mercato North Apac e Cina.

Ovviamente parlando di opportunità rilevanti, c’è anche il piano di sviluppo ic! berlin in APAC: un piano in divenire i cui primi frutti importanti si stanno già vedendo in questo 2024.

 

Regina Marques

Dagli anni Settanta Marcolin ha allacciato rapporti con il Brasile e inaugurato il suo showroom di San Paolo: un incontro che, da subito, ha acceso l’interesse del pubblico brasiliano verso occhiali di manifattura italiana. Lei, al contrario, ha portato il cinema brasiliano in Italia: è la conferma di un reciproco interesse a tutti i livelli?

«Era il 2003 e in Italia si parlava molto di Brasile: l’attenzione del mondo era sull’Amazzonia, era appena stato eletto Lula e la città di San Paolo (gemellata con Milano) celebrava i 450 anni dalla sua fondazione: l’occasione giusta per organizzare un evento con film e registi paulisti. Il successo ci ha motivati a continuare e, pian piano, ci siamo trasformati in un vero Festival. Con un obiettivo: andare oltre i luoghi comuni e portare in Italia una selezione di film contemporanei più varia e rappresentativa possibile del Brasile di oggi. Un Paese immenso, giovane e in grande fermento culturale, economico e artistico».

Parlando di eyewear la domanda è d’obbligo: qual è lo sguardo che distingue il cinema brasiliano?

«Il Brasile è un Paese vasto e complesso e il suo cinema rispecchia questa complessità. Si va dai favela movie ai docufilm sui 60 anni di dittatura militare; dalle storie famigliari che parlano di patriarcato alle questioni indigena e ambientale, estremamente sentite nel mio Paese, fino ai film più legati ai temi della musica e della danza, perché l’espressività corporea è parte fondante del modo brasiliano di guardare la realtà. In generale direi che il nostro è uno sguardo giovane, curioso, fisico e sensibile alle tematiche ambientaliste».

Quali sono, dal suo osservatorio artistico, i punti comuni con l’Europa e soprattutto con l’Italia?

«Considerate le origini europee e italiane di molti brasiliani, sono tantisimi i punti di contatto tra i nostri sguardi. A partire dall’amore per l’arte, il design e la moda. E poi, in fondo, c’è un legame speciale che unisce l’Italia al cinema brasiliano: è stato proprio un italiano, Vittorio di Maio, a realizzare a fine Ottocento, per le strade di Rio, i primi film “alla Lumière”, offrendo ai brasiliani la possibilità di guardarsi con un occhio esterno. Non un gioco di specchi, ma di sguardi differenti e realmente interessati a conoscersi meglio».

 

Timberland Experience

Direzione Sud-Ovest

Di giorno offre tutte le sfumature possibili che vanno dall’ocra al viola, di notte cieli affollati di stelle luminosissime. Un’oasi di roccia rossa, questo Canyon Rim Plateau si trova a pochi minuti dalla Grand Staircase e dalla Lone Rock Beach. Qui, a pochi chilometri dal Lago Powell, sorge un resort unico al mondo, l’Under Canvas, punto di partenza perfetto per tante escursioni sulle mesas e lunghi giri in canoa sul lago Powell. Il luogo ideale per scoprire lo splendore del Sud-Ovest americano.

Comfort Green

L’Under Canvas Resort è un glamping elegante, confortevole e soprattutto green: 100% a energia solare, è il primo al mondo ad aver ottenuto la certificazione DarkSky, assegnata alle strutture che combattono l’inquinamento luminoso per il ripristino dell’ambiente notturno naturale. Non è un caso che proprio qui Timberland, in occasione della Giornata della Terra, abbia scelto di riunire una selezione di giornalisti del settore outdoor e accessori per tre giorni di attività nel deserto e sul lago. È stata l’occasione perfetta per immergersi nella natura, in attività outdoor uniche e per testare gli occhiali da sole dell’ultima collezione Timberland Eyewear.

Per animi sportivi

La scelta del mese non è stata casuale: aprile è uno dei momenti migliori per visitare la regione del Sud-Ovest dal punto di vista delle temperature (la massima si aggira attorno ai 28°). Ma è anche quello in cui – un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile – si celebra l’Earth Day e la salvaguardia del nostro pianeta. Si tratta di una data particolarmente significativa per Timberland, un brand attento all’ambiente che dedica molti suoi sforzi alla protezione della natura e del pianeta. Per immergersi completamente nell’etica di Timberland, questa esperienza non poteva che svolgersi in uno degli ambienti più belli e incontaminati della natura: la Grand Staircase – Escalante.

Sabrina Paulon

1

Il mese europeo della diversità è l’occasione per fare il punto sui temi dell’inclusione nella società e sui luoghi di lavoro. Il panorama generale, dicono i numeri, ha ancora molte criticità, eccezion fatta per alcune aziende, come Marcolin che quest’anno ha ottenuto la Certificazione sulla parità di genere. Quali sono state, in sintesi, le politiche aziendali che hanno permesso di raggiungere questo risultato?

Quest’anno abbiamo ottenuto la certificazione sulla parità di genere. È un riconoscimento molto importante per Marcolin perché attesta il percorso che l’Azienda ha fatto in questi anni inserendo tutta una serie di iniziative a favore del welfare aziendale, della genitorialità, del work-life balance, e anche l’introduzione dello smart working nel periodo pre-Covid, quando ancora non si parlava di questo strumento. Dal punto di vista formativo abbiamo inserito la Leadership Academy, che è un percorso formativo dedicato ai futuri manager, focalizzandoci nel corso dell’ultimo anno su una sessione specifica per le donne. Sempre sulla parte di genitorialità, abbiamo inserito dei Focus Group psicologici e anche dei permessi aggiuntivi per i padri lavoratori.

2

Quali sono, secondo lei, le soluzioni pratiche davvero utili che oggi un’azienda può avviare o potenziare per creare un ambiente di lavoro realmente inclusivo?

“Inclusione” per noi significa accettazione e valorizzazione delle diversità, perché per noi ogni persona è unica, e questo deve essere un valore aziendale. Affinché non fosse un’iniziativa estemporanea e legata alla gestione di quelli che sono i manager di oggi, tre anni fa abbiamo voluto scrivere la Carta della Diversity & Inclusion alla quale abbiamo fatto seguire tutta una serie di politiche volte all’inclusione di tutte le persone che oggi lavorano in Marcolin. Alle politiche e agli strumenti di inclusività introdotti in Azienda, oggi vogliamo trasferire quella che è la cultura all’inclusività. Per fare questo, vogliamo partire dal linguaggio, che deve essere un linguaggio adeguato, rispettoso e accogliente della diversità di qualsiasi persona.

 

3

Oltre all’inclusione, quali sono gli strumenti attivati da Marcolin per riuscire ad abbattere il tetto di cristallo delle posizioni dirigenziali e per colmare il divario di genere che, purtroppo, esiste ancora sul fronte del trattamento economico?

Parità e potere delle donne passano anche attraverso la parità retributiva. Noi in Marcolin oggi, nel periodo gennaio-ottobre, rileviamo il 60% di presenza delle donne a livello aziendale, di cui il 40% è in posizioni manageriali e il 50% dei dirigenti è donna. È un percorso che abbiamo fatto nel tempo ed è oggi strutturato anche attraverso un comitato di parità di genere e un responsabile della parità di genere, che verifica che ogni anno i pacchetti retributivi ed i benefit non abbiano gap di genere. Siamo molto orgogliosi del percorso che abbiamo fatto finora, anche se siamo consapevoli che strada da fare ne abbiamo ancora davanti a noi.

ic! berlin and Mercedes-AMG

Storia di successo

Due giovani ingegneri, Hans-Werner Aufrecht ed Erhard Melcher, e una cittadina, Grossaspach, nel cuore del Baden-Württemberg. Sono i nomi che compongono l’acronimo AMG, il marchio di auto sportive e performanti dell’iconica casa automobilistica Mercedes-Benz. Una storia di lavoro, passione e successo. Ed è due suoi valori legati all’high technology e all’attenzione per i dettagli che ic! berlin dedica una nuova collezione di occhiali: quattro nuove montature disegnate e prodotte dal brand tedesco che, anche questa volta, allo studio del design e dei materiali ha saputo unire la cura di un lavoro artigianale.

Intesa inaspettata

La collaborazione tra Mercedes-AMG e ic! Berlin dal 2020 unisce due brand tedeschi conosciuti e apprezzati nel mondo ma anche molto diversi tra loro: un marchio di lusso come Mercedes-AMG e una realtà cresciuta nella scena alternativa di Berlino come ic! berlin. Poteva essere una scommessa, invece la comune attenzione al design e alla ricerca artistica e quella per un elevato standard di artigianalità sono stati i punti d’incontro che hanno portato alla nascita di tre collezioni di successo.

“Per la primavera 2024, ic! berlin e Mercedes-AMG Eyewear presentano al pubblico quattro modelli decisamente unisex”

Unisex Collection

Per la primavera 2024, ic! berlin e Mercedes-AMG Eyewear presentano al pubblico quattro modelli decisamente unisex, pensati per la vista o per il sole, tutti caratterizzati da una forte personalità. Merito dei volumi, dei dettagli cromatici e della scelta dei materiali, che spaziano dalla grafite all’acetato, e dall’acciaio laminato al titanio.

Loreen Hinz

1

Le tue creazioni colpiscono sempre per la forza delle immagini e un certo spirito dadaista, che si diverte a rovesciare il significato delle cose: è questo che ti ha fatto apprezzare da testate come Vogue, Harper’s Bazaar e Vanity Fair?

«Ho iniziato in maniera completamente diversa, fotografando modelli e non avevo niente a che fare con la fotografia di prodotto o cose del genere. Ma poi è arrivato il 2020 e tutto nel mondo è cambiato. Questo mi ha portato verso questo tipo di fotografia e mai avrei pensato che potesse trasformarsi in una tale passione: ho scoperto che mi piace moltissimo lavorare con gli oggetti. Nel profondo del mio cuore sono un’artista e, se avessi avuto la pazienza per farlo, sarei stata una pittrice. Invece, al posto dei colori a olio o delle matite, uso la mia macchina fotografica e i miei set, che spesso costruisco da sola per creare i miei quadri personali, cercando di creare l’inaspettato».

2

Come riesci a coniugare l’amore per i pittori del Rinascimento, o temi poetici come quello del corpo e le sue trasformazioni, con la comunicazione di un prodotto?

«In realtà una fase precedente della mia vita ho studiato economia e marketing e per tanti anni ho lavorato per una grande agenzia pubblicitaria tedesca, nel dipartimento di Art Buying e, poi, come creative director per i miei servizi fotografici. Quindi conosco il settore in tutti i suoi aspetti, inclusi i principi fondamentali del marketing. Cioè che, prima di tutto, bisogna catturare l’attenzione dell’osservatore, distinguersi. Lo tengo sempre bene in mente e questo mi rende più facile coniugare queste nozioni di marketing con il mio punto di vista estetico. Non tratto gli oggetti come tali, li tratto come se fossero i miei modelli».

“Non tratto gli oggetti come tali, li tratto come se fossero i miei modelli”
3

A un’artista che lavora con lo sguardo, è impossibile non chiederlo: qual è il cuore della visione estetica e spirituale che guida il tuo lavoro e che è scattata anche in questo progetto di realizzazione di questi scatti per Marcolin?

«Il punto di partenza per questo progetto per Marcolin è stato un dialogo sulla presentazione dell’essere umano nell’epoca della realtà aumentata e della IA, e su come garantire la presentazione umana se l’intelligenza artificiale è in grado di copiare un essere umano quasi alla perfezione. Così ho iniziato a studiare le idee del Costruttivismo e dell’Art Nouveau dell’inizio del XX secolo, movimenti che erano anche una risposta al progetto tecnico dell’epoca, perché abbiamo tutti una memoria collettiva di forme e immagini. È stato molto interessante lavorare usando parti del corpo, la testa, e abbinarle agli occhiali».