Luca Nichetto

In che modo Murano, il luogo in cui è nato e cresciuto, ha plasmato il suo percorso creativo e professionale?

«Murano ha indubbiamente plasmato il mio percorso creativo: crescere su quest’isola significa essere immersi nei gesti, negli strumenti e nei materiali, comprendere il valore del gesto, l’importanza e il rituale del fare e la capacità di trasformare la materia. Oggi, più che mai dopo 25 anni, mi sento ancorato a questo lato delle mie radici: con Nichecraft, creazioni indipendenti firmate dal mio studio, ho voluto riportare al centro la creatività e la dimensione umana del progetto».

Nel corso della sua carriera è stato Art Director per numerosi marchi di design internazionali, ha tenuto lezioni e workshop in diverse università e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Cosa significa per lei il design oggi?

«Il design è una forma d’arte applicata concepita per essere prodotta in serie, numerata o meno, sempre con significato e intenzione. Significa assumersi dei rischi per creare qualcosa di nuovo e inaspettato, esplorando la creatività in tutte le sue dimensioni. Ogni progetto dovrebbe essere concepito con cura, realizzato con intenzione e destinato a durare, poiché la creatività è un modo per costruire connessioni».

Tra le tante cose, qualche anno fa ha anche creato un paio di occhiali: cosa la affascina di questo accessorio che unisce design e visione? E come immagina potrebbe evolversi?

«Progettare degli occhiali è stata un’esperienza unica, anche perché ho affrontato quel modello in modo personalizzato, affinché si adattasse perfettamente al mio viso. Design, scelta dei materiali ed estetica del colore contribuiscono insieme a creare un oggetto che non veste una parte della casa ma una parte del corpo. Anche in questo caso, sono progettati con cura, realizzati con intenzione e destinati a durare. Parliamo di un settore il cui sviluppo, dopo gli occhiali intelligenti, è davvero imprevedibile, ma credo che l’evoluzione tecnologica darà ancora più valore al know-how che sta alla base di questo ambito».

Carlo Capasa

Artigianalità e sostenibilità (insieme alla creatività), sono aspetti imprescindibili del Made in Italy. A fronte di scenari che evolvono rapidamente, su cosa dovremo puntare maggiormente in futuro?

«Artigianalità e sostenibilità sono da sempre due elementi fondamentali per il Made in Italy. Il nostro punto di forza resta la filiera: una rete straordinaria di imprese e competenze, che dobbiamo continuare a valorizzare. In futuro sarà sempre più importante investire nella formazione dei giovani e nell’innovazione dei processi produttivi, mantenendo però quella qualità manifatturiera che rende i nostri prodotti riconoscibili nel mondo».

All’appuntamento della Fashion Week, quest’anno si aggiungerà il Vogue World: eventi come questo servono soprattutto a confermare un’identità o a far conoscere al mondo i nuovi talenti?

«Eventi come Vogue World hanno soprattutto la capacità di raccontare al mondo la moda italiana. Servono a rafforzare il ruolo internazionale di Milano e, allo stesso tempo, offrono grande visibilità anche ai nuovi talenti. La forza della moda italiana risiede proprio in questo equilibrio tra marchi storici e nuove generazioni creative».

Dell’ecosistema moda fa parte anche un’altra eccellenza italiana, quella dell’Eyewear, della quale Marcolin da anni è leader riconosciuto: tra AI e nuove sfide commerciali, come vede il futuro di questo settore?

«L’eyewear è un settore in cui l’Italia ha costruito, nel corso negli anni, una leadership molto solida, grazie alla qualità del design e della manifattura. Le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, avranno un ruolo sempre più rilevante, ma resteranno centrali la creatività, l’innovazione e la capacità produttiva. In futuro, sarà fondamentale continuare a investire nella filiera e nella qualità del prodotto, elementi che rendono competitivo il Made in Italy anche in questo settore».

Marcolin People Wavers

I nuovi ambassador

Serate conviviali, tornei sportivi, progetti di solidarietà: sono queste le occasioni che, andando oltre il classico orario di lavoro, rafforzano connessioni tra colleghi e contribuiscono a creare un ambiente positivo, vivo e partecipato. Da oggi, in Marcolin, a dare forma e voce a queste iniziative ci penseranno i “Marcolin People Wavers”: otto ambassador tra i 27 e i 43 anni, diversi per ruolo ed esperienza, ma uniti dalla voglia di fare la differenza. Saranno loro a portare nuove idee, energia e spirito di comunità alle persone Marcolin.

Una formula innovativa

Prende così il via da questo mese un primo calendario di incontri che renderanno i valori aziendali un’esperienza viva e tangibile. E non solo, a questa prima mission se ne affiancherà un’altra: utilizzare i propri profili social per raccontare l’azienda da una prospettiva interna e reale, quella che, spesso, i messaggi ufficiali non riescono a trasmettere.

Le sfide per il futuro

I Marcolin People Wavers saranno i primi protagonisti di un programma di comunicazione pionieristico e innovativo, pensato per dare spazio e voce alle persone che vivono ogni giorno l’azienda: ai loro percorsi, alle loro esperienze e ai valori in cui si riconoscono davvero. Un racconto che prende forma sia all’interno sia all’esterno di Marcolin, mettendo al centro ciò che rende unica la sua comunità. In un’epoca di sovraccarico di informazioni e di contenuti generati in massa dall’IA, ciò che fa davvero la differenza è l’autenticità: uno sguardo personale e riconoscibile. Ed è proprio questo che possono offrire le otto voci di Ambassador, trasformando la comunicazione in qualcosa di più vicino, credibile e profondamente umano.

WEB EYEWEAR: 20 anni di storia in una nuova collezione

I valori

Eleganza semplice e mai banale, cura dei particolari, ispirazione retro e linee contemporanee. Sono i punti di forza di WEB EYEWEAR, un brand che da sempre è sinonimo di un lusso mai urlato, in cui lo stile si nutre di equilibrio e attenzione ai dettagliPer celebrare i suoi primi 20 anni all’interno della famiglia Marcolinquesta primavera debutta un’esclusiva capsule collection presentata in anteprima a MIDO. Una collezione speciale declinata in quattro nuovi modelli che, attraverso un’estetica ricercata e moderna, coniugano tradizione e contemporaneità. 

I nuovi modelli

Due modelli da sole, con aste spesse e doppio ponte, e due da vista, che riprendono le stesse shape ma con una linea snella e alleggerita, rendendone più confortevole l’uso quotidiano. Sono le montature di questa speciale capsule, unite tra loro da alcuni preziosi elementi distintivi, a partire dal logo, rivisitato per l’occasione, e dall’iconico torchon, l’elemento stilistico che negli anni Sessanta riproduceva l’elica di un aeroplano, qui trasformato in puro segno grafico. Un elemento caratterizzante, ma ripensato in senso decorativo e che ritroviamo sul ponte o sulle aste.

Le tonalità

Con questa nuova capsule celebrativa, infine, WEB EYEWEAR gioca anche con il colore passando, nei modelli da sole dal nero assoluto, con lenti color fumo, alle aste in tonalità Havana abbinate a lenti fotocromatiche gialle. A completare la collezione, infine, un packaging dedicato che recupera colori e texture dell’archivio stile di WEB: un ulteriore tributo alla storia del brand e alla sua vision senza tempo.

ic! berlin: una giornata per celebrare 30 anni di design indipendente 

Un evento straordinario

Per festeggiare suoi primi 30 anni di storia e successi, lo scorso 19 marzo ic! berlin ha riunito la propria community per una giornata speciale, a partire dalla visita allo showroom e alla fabbrica all’interno del suo headquarter, nel quartiere industriale della città. Per tutti gli ospiti, è stata l’occasione per conoscere da vicino gli spazi, i processi di creazione e produzione delle montature e la filosofia creativa di uno dei brand dell’eyewear più innovativi e di culto.

La nuova capsule collection

Durante la visita ic! berlin ha presentato anche la capsule collection creata ad hoc per questo importante traguardo. Sei nuovi modelli del brand di proprietà di Marcolin che, unendo tradizione e innovazione, rileggono in chiave contemporanea le linee minimaliste di ic! berlin e, a sorpresa, giocano con la tonalità Transformative Teal, un blu-verde intenso che impreziosisce le montature e viene ripreso dalle lenti fotocromatiche.

Il cocktail party al museo

Una cena e un cocktail party hanno infine chiuso questa straordinaria giornata in un luogo suggestivo di Berlino, la Feuerle Collection, il museo inaugurato dieci anni fa negli spazi riconvertiti di un bunker per le telecomunicazioni della Seconda Guerra Mondiale. Dove, in ambienti di grande atmosfera, sono esposti i pezzi della collezione d’arte orientale e contemporanea di Desiree Feuerle. Tra sculture d’epoca Khmer e pezzi d’arredamento cinese del 200 a.c. accanto a opere di artisti come Anish Kapoor, Cristina Iglesias e Adam Fuss. Un’immersione nella bellezza da un punto di vista anticonvenzionale, come nello spirito di ic! berlin.

ic! berlin: 30 anni di ingegneria e creatività

La storia

In una città riunificata da pochi anni e animata da grandissima energia creativa e voglia di sperimentare, in un appartamento di Berlino l’eclettico Ralph Anderl (designer, cantante, fotografo e musicista) insieme a due amici dà vita a ic! berlin. È il 1996 e, da subito, il nuovo brand si impone all’attenzione del pubblico con le sue montature ultraleggere e flessibili che sfidano le convenzioni e portano un nuovo paradigma nel mondo dell’eyewear, diventando rapidamente l’oggetto del desiderio di una generazione di giovani creativi. Personalità vivaci, curiose e nomadi, attratte dalle sue montature anticonvenzionali, ultraleggere e minimaliste, in acciaio inossidabile laminato a freddo, unite dall’iconica cerniera senza viti: una soluzione unica per leggerezza, durata e comfort.

La collezione

Per celebrare questo importante traguardo, ic! berlin, tra gli house brand di Marcolin dal 2023, presenta oggi una speciale capsule collection che reinterpreta le sue famose linee minimaliste in sei montature create per l’occasione. Quattro più classiche, in acciaio inossidabile, che celebrano l’eredità del brand: LEIF, WANDA, OLI THE 2ND e PINA. Due più innovative: SODIUM e XENON. A impreziosire la collezione, la tonalità che il Worth Global Style Network ha eletto colore dell’anno: Transformative Teal, un blu-verde intenso che incarna natura e tecnologia, calma ed energia vibrante. Tonalità ripresa anche dalle lenti fotocromatiche che, adattandosi alle variazioni di luce solare, giocano con la stessa nuance della montatura.

La campagna

A completare le celebrazioni per i 30 anni di ic! berlin, la nuova collezione sarà accompagnata da una campagna ad hoc: “I see Berlin”. Un progetto di comunicazione che rende omaggio all’essenza indipendente e all’energia creativa di Berlino, la città che è parte del DNA del brand, attraverso alcuni dei suoi protagonisti contemporanei: il fotografo della vita notturna Sven Marquardt, la chef thailandese-americana Dalad Kambhu, che qui ha il suo ristorante stellato, l’artista concettuale Nina Pohl, la dj Nunguja Kisalya, oggi londinese ma cresciuta a Berlino, l’architetto e artista Thilo Reich e il ballerino sudcoreano Youngchan Moon, che nella sua danza fonde elementi classici e contemporanei. Grazie al loro sguardo, prende forma l’identità creativa di Berlino. E gli occhiali ic! berlin diventano la lente -letterale e simbolica- in grado di catturare le migliori energie della città.

MCM: un viaggio lungo mezzo secolo

Da Monaco allo spazio

Fondata a Monaco di Baviera nel 1976, MCM (Modern Creation München), totalmente immersa nella scena culturale e musicale della città, si distingue da subito per la produzione di borse, valige e linee ready-to-wear dal forte spirito creativo e cosmopolita. I suoi accessori in pelle, contrassegnati dal monogramma Visetos – con la corona d’alloro e la shape a diamante ispirata alla bandiera bavarese – diventano rapidamente simboli di stile, glamour e libertà di espressione, amatissimi dal jet set internazionale. Oggi MCM, presente in 43 Paesi del mondo, celebra il traguardo dei suoi primi 50 anni con una nuova tappa nel suo percorso: la collezione Eyewear Primavera/Estate 2026 in collaborazione con Marcolin.

Una linea sensoriale

In quest’ultima collezione il design si trasforma in un’esperienza tattile, una nuova tappa del viaggio da Monaco a Marte iniziato con la campagna Autunno/Inverno del 2024. Ispirata alle linee pulite e funzionali dell’estetica Bauhaus, guarda al futuro con le nuove texture tridimensionali che diventano raffinati elementi scultorei. Il motivo dell’alloro, emblema storico della Maison, si trasforma così in un dettaglio maxi sull’elegante struttura delle aste, con il monogramma Visetos proposto in acetato che, uscendo dai confini di semplice elemento decorativo, da simbolo diventa materia. Senza perdere il legame con la propria storia, MCM trasforma così la quotidianità in un’esperienza estetica e personale, in cui ogni montatura diventa segno di modernità, dinamismo ed espressione individuale.

Limited edition

Protagonista della collezione, il nuovo esclusivo modello da sole “Mars Mask”, una montatura a mascherina in metallo prodotta in serie limitata, dal design audace e ultramoderno. Ispirata ai caschi degli astronauti, la silhouette elegante e avvolgente della montatura è impreziosita da uno spoiler superiore e da dettagli in metallo diamantato sulle lenti: un tocco di lusso futuristico che esalta l’architettura dinamica e high-tech dell’occhiale. Prodotti in serie limitata e presentati in una speciale confezione celebrativa, questi occhiali da sole catturano perfettamente lo spirito senza tempo di MCM: creativo, rivoluzionario e sempre in movimento. Verso un futuro luminoso.

Marcolin: una storia lunga 65 anni

L’anno della fondazione

Ce ne siamo dimenticati ma, all’inizio degli anni Sessanta, il nostro era letteralmente un altro Paese. Dopo acqua ed elettricità, nelle case cominciavano a entrare i primi elettrodomestici, la Fiat aveva messo in produzione la 500 e l’Autostrada del Sole era ancora in costruzione. Erano gli anni del boom economico, un momento straordinario di crescita e opportunità in cui l’economia iniziava a cambiare fisionomia, non più basata sull’agricoltura, e le fabbriche artigiane del Veneto diventavano protagoniste dello sviluppo industriale del Paese. Nasceva così il “Distretto veneto dell’occhialeria”, il contesto ideale per mettersi a produrre per conto terzi aste e componenti per gli occhiali. Comincia proprio così, con un macchinario impiantato in cantina e l’aiuto della moglie, l’avventura di Giovanni Coffen Marcolin che, nel 1961, fonda in Cadore la sua “fabbrica artigiana”.

La nascita dell’azienda

Sfogliando i primi capitoli della storia di Marcolin, si comprende subito quale è stato il primo punto di forza di Giovanni Coffen Marcolin: aver saputo intercettare i segnali di cambiamento di un mondo in cui diventava fondamentale proporre prodotti d’eccellenza e innovativi. Uscendo però dai confini della “fabbrica artigiana”. È così che, nel 1964, nasce «Marcolin occhiali doublé». Non più piccola realtà a conduzione famigliare, ma grande azienda che dà lavoro a decine e poi centinaia di operai del posto e che si fa conoscere dal grande pubblico anche attraverso la pubblicità, sponsorizzando alcune gare di sci a Cortina (poi verranno le campagne sui giornali e in tv). Da quel momento il successo di Marcolin continua a crescere finché, tre anni più tardi, l’azienda si allarga e cambia sede: prima a Vallesella di Cadore, poi -nel 1980- a Longarone, dove tutt’ora si trova il suo headquarter, oggi affiancato dal nuovo stabilimento in località Fortogna.

 

La vocazione internazionale

Il secondo punto di forza di Marcolin? Aver subito guardato oltre i confini nazionali. Il 1968 è l’anno del debutto dell’azienda sul mercato internazionale, a partire da quello americano, commercializzando i suoi prodotti attraverso una rete di otto distributori. Poi, pochi anni dopo, in Francia dove, nel 1976 apre una filiale, seguita in poco tempo da quelle svizzera e tedesca. E sempre tenendo rapporti diretti e personali con tutti i collaboratori, come il fondatore faceva con la sua piccola attività in Cadore. Perché è proprio da quel particolare contesto culturale e geografico delle sue origini, culla della migliore tradizione manifatturiera italiana, che oggi possiamo comprendere davvero il successo di Marcolin. Un’azienda capace di coniugare l’eccellenza artigianale alle tecnologie avanzate e alla ricerca di materiali e design. Le qualità che, anche oggi, tutto il mondo ci invidia.

Zhang Hongyang

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Cosa rappresenta questo animale simbolo del 2026?

«Con l’arrivo del Capodanno cinese, questo destriero si lancia in avanti. Porta con sé la chiarezza di una nuova visione e l’audacia di un nuovo stile. Uno slancio fatto di potenza e grazia. Ma è quando l’arte incontra l’artigianato che l’ispirazione prende letteralmente corpo: così con Marcolin abbiamo creato un destriero chiamato ‘New Vision’. Da un singolo tratto a una montatura completa, dal concept al prodotto: questa non è solo la nascita di un occhiale, ma un viaggio estetico che inizia nell’Anno del Cavallo».

 

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Dalle tue opere traspaiono sia grande energia sia studio e rigore: pensi che ci siano affinità con il lavoro di un designer?

«Un dipinto comincia sempre con una singola linea di ispirazione, poi si evolve in una forma ponderata e si completa solo quando traspare lo spirito. Anche un nuovo occhiale di Marcolin segue lo stesso percorso: scolpito con precisione, intriso di carattere e rifinito con un’anima. È un artefatto di visione, sia letterale che figurativa. Il design degli occhiali e la creazione artistica condividono la stessa anima: la creatività come fondamento, l’artigianalità come struttura. Nel dipingere un cavallo un singolo tratto preciso può definire la nitidezza del suo sguardo, mentre una spruzzata d’inchiostro può catturare l’impeto del suo galoppo. Questo rispecchia l’artigianalità dell’occhialeria, dove la progettazione dei componenti, fatta con precisione millimetrica, coesiste con la scultura intuitiva delle curve realizzate a mano».

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In che modo la scelta di un materiale può influire sul risultato finale?

«Quando si scelgono tele, pigmenti o inchiostri, il materiale stesso – per esempio l’assorbenza della carta di riso o la consistenza della pittura a olio – plasma profondamente il risultato espressivo finale. Lo stesso accade nel design degli occhiali: la selezione dei materiali, dall’acetato al metallo fino agli innovativi composti di origine biologica, definisce la qualità tattile e l’esperienza d’uso dell’oggetto».

Alberto Fratantonio

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Ormai più di due anni fa, dopo un importante percorso professionale nel mondo dell’eyewear, sei diventato responsabile dell’area EMEA Sud per Marcolin. Quali sono i punti di forza e le sfide che caratterizzano questa particolare fetta di mercato?

«Il Sud EMEA rappresenta una fetta importante e consolidata del mercato europeo dove i nostri principali punti di forza sono: diversità, solidità e relazione. Qui abbiamo infatti un giusto mix di canali di vendita, tra ottici indipendenti e realtà di catena e in questi anni abbiamo investito molto sia per consolidare i canali tradizionali, sia per implementare piattaforme per la gestione automatizzata dei riassortimenti. Nel prossimo futuro, vedo principalmente due sfide: il giusto connubio tra artigianalità e innovazione tecnologica e il ricambio generazionale. A livello di innovazione, ad esempio, siamo in un momento storico cruciale: l’IA cambierà profondamente lo scenario attuale, e dobbiamo essere pronti e preparati cogliendone le enormi potenzialità e applicandole in maniera etica, con l’obiettivo di essere il miglior partner per i nostri clienti».

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Tra innovazione tecnologica, design e qualità artigianale, qual è “l’ingrediente” che fa la differenza nella scelta di acquisto di un paio di occhiali?

«Tra artigianalità, design e innovazione tecnologica non c’è un ingrediente più importante dell’altro: tutti e tre oggi sono condizioni indispensabili per portare avanti una relazione d’affari sana e proficua. Quasi tutti ci chiedono queste cose: un ottimo prodotto, una relazione di qualità e un after sell impeccabile. Ecco perché in questi anni stiamo investendo molto in questi pilastri, con l’obiettivo di mettere il cliente sempre più al centro della maggior parte dei processi decisionali».

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In occasione dell’inaugurazione di questo nuovo showroom a Barcellona, come pensi che la nuova casa Marcolin possa essere una leva e un vantaggio per i clienti dell’area Iberia?

«Barcellona è l’ultima di una serie di importanti inaugurazioni che Marcolin ha realizzato nel mondo, dopo New York, Londra e Parigi. Questo nuovo spazio ci permetterà di mettere ancora più al centro i nostri clienti, continuando a rafforzare i legami con loro. Aprire le porte della nostra nuova casa ci consentirà inoltre di organizzare eventi di vendita e di formazione, oltre a presentare il nostro straordinario portafoglio di brand in una cornice davvero unica».