Irene Guerrieri

Attorno al tuo lavoro di “creatrice di giocattoli” c’è un alone di magia: puoi svelarci qualcosa del processo creativo che c’è dietro?

«Tutto inizia cercando di osservare la realtà con lo sguardo dei bambini che, sempre, nelle cose sanno vedere altre cose e che, devo dire, a me da sempre viene abbastanza naturale. Il gioco sulla pioggia, per esempio, è nato osservando le gocce sul vetro della finestra. Ora sto progettando una storia attorno a un ghiacciolo e presto arriverà alla fase del prototipo che, in genere, costruisco con la carta: pensare con le mani mi aiuta a migliorare l’idea. Solo a quel punto penso al materiale, poi mi rivolgo ai miei collaboratori e, alla fine, realizzo un video per mostrarne il funzionamento».

In un mondo in continua trasformazione, che peso ha la diversità culturale nella progettazione di un giocattolo?

«Inclusione e attenzione alla diversità oggi sono due punti fermi. Non esistono più scatole-gioco rosa e azzurre, i giochi sono per tutti. Dal mio osservatorio (non solo professionale, ma anche di mamma di cinque figli), posso aggiungere che, per loro natura, i bambini sono curiosi e inclusivi verso gli altri bambini, senza distinzioni. Se non li assorbono dagli adulti, non hanno pregiudizi».

Che peso ha e avrà il digitale nel gioco?

«Nessuna preclusione. Mitchel Resnick, docente di Ricerca sull’apprendimento al MIT di Boston, da anni esplora come le nuove tecnologie possano coinvolgere bambini e adulti nell’apprendimento creativo perché noi siamo persone felici solo se siamo creative. E il gioco digitale va bene se non è limitante, cioè non impedisce o limita la creatività dei bambini, e contribuisce a creare connessioni tra culture diverse».

Linn Strachwitz

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Quest’anno ic! berlin celebra il suo 30° anniversario. Secondo te come è riuscito ad essere rilevante per le nuove generazioni senza tradire la sua identità?

«Mantenendo saldi i suoi principi fondanti, tra ingegneria creativa, design minimalista ed eccellenza tecnica. Cioè i requisiti che hanno permesso di realizzare montature in acciaio inossidabile laminato a freddo rese uniche dall’avveniristica cerniera senza viti, una soluzione tecnica che rimane ineguagliabile in termini di leggerezza, durata, comfort e precisione. Un lusso discreto che è perfettamente in sintonia con l’estetica contemporanea e che consente al brand di connettersi naturalmente con le nuove generazioni, come conferma l’attenzione per la speciale capsule collection nata per celebrare i primi 30 anni di ic! berlin, che alla tradizione aggiunge nuove rifiniture cromatiche».

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Guardando al tuo percorso professionale, cosa ha contribuito a plasmare la tua visione del marketing nel settore dell’eyewear? E quale consiglio daresti a un giovane che oggi desidera lavorare in questo campo?

«Prima di ic! berlin ho trascorso 15 anni lavorando nel marketing e nelle pubbliche relazioni per aziende del settore della moda di lusso e dell’e-commerce. Questo mi ha insegnato che, in sostanza, il marketing e le pubbliche relazioni di successo ruotano sempre attorno al cliente: per essere attraenti, affidabili e coinvolgenti, è fondamentale comprenderne le esigenze. Un principio che ho tradotto nel mondo dell’eyewear, per quanto lo scenario sia molto competitivo, con un vasto numero di marchi dove, a maggior ragione, chiarezza e differenziazione sono requisiti essenziali. Con ic! berlin, questo compito è sia una responsabilità che un privilegio, perché il prodotto stesso è così unico in termini di qualità, ingegneria e design, da offrire una storia forte e onesta da raccontare. A chi vuole lavorare in questo settore, oltre a una solida formazione, consiglio di rimanere curioso in tutti i settori e cercare di scegliere marchi in cui credere veramente. Perché solo l’autenticità fa emergere un brand dal rumore di fondo, soprattutto in un mercato affollato come quello dell’eyewear».

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Il “Made in Berlin” è parte integrante del DNA di questo brand: qual è la forza di questa identità culturale e in che modo questo riesce a suscitare l’interesse di un mercato global?

«Il “Made in Berlin” rappresenta tanto una mentalità quanto un luogo. Berlino è sinonimo di creatività, indipendenza e pensiero non convenzionale, valori che sono profondamente radicati nell’approccio di ic! berlin. Continuare a produrre a Berlino, poi, permette all’azienda di mantenere il pieno controllo su qualità, innovazione e know-how produttivo: dal primo disegno all’ispezione finale, tutte le collezioni sono realizzate e sottoposte a controlli di qualità. Ma è proprio la sua forte identità locale a permettere al marchio di connettersi a livello globale. Concentrandosi sul design, sull’eccellenza tecnica e sulle prestazioni del prodotto, ic! berlin parla a chi apprezza sostanza, sicurezza e originalità, indipendentemente dalla posizione geografica».

Karen Giberson

Come è cambiato il ruolo degli accessori nell’ecosistema della moda negli ultimi anni?

«Quando l’Accessories Council fu fondato, a metà degli anni ’90, la moda era all’apice del minimalismo: molti stilisti non davano importanza agli accessori e diversi brand non si erano ancora aperti a borse, gioielli, occhiali o calzature. Oggi, invece, gli accessori sono una parte essenziale dell’identità e della strategia di un marchio, non sono più categorie secondarie ma, spesso, tra gli elementi più visibili di una collezione, perché accessibili, versatili e duraturi. Gli accessori infatti possono avere una longevità eccezionale, essere indossati ripetutamente, conservati, collezionati e apprezzati per anni, molto più a lungo rispetto ai capi d’abbigliamento. L’accessorio giusto rappresenta uno dei modi più semplici ed efficaci per rinnovare il guardaroba, trasformando un capo basic in qualcosa di unico e, in termini di “costo per utilizzo”, gli accessori sono uno dei migliori investimenti nella moda».

Tra mercati di nicchia e globali, quali sono, a suo avviso, le maggiori opportunità e le principali sfide per le aziende di questo settore?

«Oggi una delle maggiori opportunità per i brand consiste nell’espandersi in nuove categorie rimanendo fedeli alla propria identità principale. I marchi di maggior successo sono quelli che riescono a entrare in nuove categorie di prodotto preservando l’essenza, il punto di vista e il DNA del designer o dell’azienda. Allo stesso tempo, il contesto attuale del commercio al dettaglio, in particolare nel luxury, presenta delle sfide su modi e luoghi per entrare in contatto con i clienti. Molti marchi stanno sviluppando attività di vendita diretta collaborando con negozi specializzati e trovando modi innovativi per coinvolgere il pubblico attraverso pop-up store, festival, social media, collaborazioni e retail esperienziale. La moda si rinnova continuamente e solo i brand innovativi, agili e disposti a sperimentare nuove idee, dureranno nel tempo. Nel mercato odierno, rimanere immobili non è un’opzione».

Un player globale come Marcolin, posizionato in un crocevia strategico tra moda, industria e innovazione, cosa pensa possa apportare a questo segmento?

«Marcolin ha costruito uno straordinario portfolio di marchi che spaziano tra diverse estetiche e fasce di prezzo, con ogni collezione che riflette una profonda conoscenza del DNA del marchio. Ciò che rende Marcolin particolarmente interessante è la sua capacità di coniugare funzionalità e moda: gli occhiali devono assolvere a uno scopo pratico, ma le collezioni di Marcolin offrono anche un motivo per desiderare qualcosa di nuovo, speciale e legato ai brand amati dai consumatori. Mentre l’azienda continua ad evolversi, la sua capacità di combinare design eccezionale, talenti internazionali e distribuzione strategica consolidano la sua leadership globale. Marcolin ha l’opportunità non solo di rispondere al futuro del settore degli accessori, ma anche di contribuire a definirlo».

Jennie McCormick and Kyle M. Sweeney

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Quali sono gli elementi chiave che rendono la collezione Eyewear di rag & bone allineata allo stile e ai valori del brand?

Jennie McCormick: «Le linee guida alla base dei nostri occhiali sono le stesse di tutto ciò che facciamo in rag & bone: l’equilibrio tra qualità del design, funzionalità e sobrietà è lo spazio che rag & bone incarna — e l’eyewear non fa eccezione. Ci siamo concentrati su forme classiche ma innovative e su combinazioni di materiali immediatamente riconoscibili come nostre, lasciando allo stesso tempo spazio all’evoluzione. Le storie cromatiche e materiche, l’hardware distintivo e i dettagli di branding lavorano insieme in modo ponderato, mai decorativo. Ciò che rende immediatamente riconoscibile un paio di occhiali rag & bone è qualcosa che si percepisce subito. Le montature hanno una certa consistenza, la qualità è evidente nel momento stesso in cui le si prende in mano, un po’ come quando si tocca uno dei nostri tessuti. Più si osservano da vicino, più se ne comprende il progetto: posizionamento del logo, funzionalità delle cerniere, dettagli di finitura — tutto è studiato e tutto comunica. Questa attenzione silenziosa al dettaglio è al centro di ciò che siamo».

Quali temi hanno ispirato il design di questa collezione?

Kyle M. Sweeney: «La collezione Spring ’26 è stata il nostro primo lancio di ampia portata e l’abbiamo affrontata con un senso di sobrietà, partendo da forme familiari e archetipiche per affinare via via proporzioni, tonalità e materiali in modo da renderle moderne e attuali. Non siamo interessati a reinventare le icone, ma a perfezionarle. Una parte fondamentale del linguaggio di design deriva dai nostri tre cluster, ispirati al workwear, uno dei pilastri del brand. Nel ready-to-wear si ritrovano dettagli come le bartack a contrasto e le cuciture “railroad” nella maglieria, oltre alla costruzione a tripla cucitura in alcuni denim e tessuti. Questo approccio si è tradotto direttamente nell’eyewear. Il cluster “triple stitch” riflette questa eredità, esprimendo la nostra attenzione a qualità, innovazione e autenticità attraverso dettagli e costruzioni discrete. Da qui, la collezione si apre a un’espressione più libera, dove colore e trasparenze introducono un senso silenzioso di individualità, e a un’area più tecnica in cui hardware e costruzione diventano parte del linguaggio visivo. La palette, infine, propone colori come olive, fudge e tort che appaiono vissuti piuttosto che decorativi. È una collezione pensata per un cliente globale e urbano, che si muove con naturalezza tra contesti diversi e si veste seguendo l’istinto più che lo sforzo».

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Come bilanciate l’innovazione con il rispetto per la storia di un brand così fortemente caratterizzato?

Jennie McCormick «Partiamo sempre da una solida base di forme classiche dell’eyewear, questo è imprescindibile. Ma all’interno di questa base c’è molto spazio per sperimentare. Le nostre riunioni di design sono davvero divertenti e stimolanti: proviamo le forme, discutiamo le proporzioni e ragioniamo su come adattare le tendenze emergenti affinché risultino autenticamente rag & bone. Per una persona come me, ossessionata dagli occhiali (ne possiedo più di 20 paia da sole e continuo a collezionarne) partecipare a queste conversazioni non stanca mai. Il mondo dell’eyewear è vasto e le tendenze si muovono velocemente. Ma, come per l’abbigliamento, la chiave è creare forme con intenzione. Vogliamo che i nostri occhiali risultino naturali e senza tempo, qualcosa in grado di valorizzare un outfit e aggiungere un tocco deciso ma discreto, mai eccessivo. L’innovazione emerge nei dettagli: le combinazioni cromatiche, le finiture e i dettagli hardware sono gli ambiti in cui spingiamo i confini in modo sottile e deliberato, sempre al servizio dell’estetica d’insieme e del look rag & bone».

In quali direzioni potrebbe evolvere il brand in futuro?

Kyle M. Sweeney «Siamo sempre esistiti nella tensione tra heritage e modernità. Guardando avanti, si tratta di ampliare il lifestyle e innovare per rispondere alle esigenze del cliente del futuro, restando però saldamente ancorati alla nostra eredità. Vediamo una reale opportunità nello sviluppo di un ecosistema di prodotto più ampio, in cui l’eyewear gioca un ruolo fondamentale. Ciò che oggi è interessante è esplorare questa tensione attraverso nuovi materiali, finiture e tecniche costruttive, soprattutto in categorie come l’eyewear, dove il prodotto è al tempo stesso funzionale e profondamente personale. L’occhiale è una naturale estensione del guardaroba: qualcosa che completa un look ma che allo stesso tempo lo definisce in modo sottile. Non è un accessorio, ma un’espressione di identità, all’altezza dello sguardo. In definitiva, si tratta di costruire una visione più completa, dalla testa ai piedi, in cui ogni elemento risulti coerente e connesso».

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rag & bone è all’inizio di una nuova collaborazione con Marcolin: cosa apprezzate di più di questa partnership?

Jennie McCormick: «Marcolin porta con sé decenni di esperienza e una conoscenza profonda e articolata del settore eyewear, un patrimonio di competenze estremamente prezioso. Ciò che mi entusiasma di più è quanto il loro know-how elevi ciò che siamo in grado di realizzare. La collaborazione tra i nostri team è realmente stimolante e basata sul confronto. C’è un vero scambio: il team Marcolin ci stimola, noi collaboriamo con loro, e il risultato è migliore di quanto ciascuno di noi potrebbe ottenere da solo. Ciò che rende questa collaborazione così naturale è il punto di partenza condiviso: la qualità al primo posto, sempre interpretata attraverso un design consapevole e un’innovazione significativa. Marcolin non si limita a produrre, pensa al prodotto come lo pensiamo noi. Questo allineamento di valori è raro ed è ciò che ci rende davvero entusiasti per quello che verrà».

Per chi è pensata questa nuova collezione?

Kyle M. Sweeney: «Il cliente rag & bone è molto consapevole. Seleziona, affina e colleziona con intenzione. Il suo modo di vestire è naturale, ma mai casuale. Non insegue le tendenze: costruisce un punto di vista personale. Questo approccio influenza tutto. Le montature sono progettate per accompagnare con naturalezza momenti diversi, dal mattino alla sera, dalla vita quotidiana al viaggio, senza dover essere rimesse in discussione. Ma c’è anche una dimensione emotiva perché un occhiale incornicia il volto, modifica la postura e cambia la percezione che gli altri hanno di te. Un buon occhiale non si limita a completare un look; ne trasforma la presenza. Questa nuova collezione è solida, ma non statica. Ci muoviamo verso una sottile rottura delle proporzioni, dei toni e dei dettagli, ed è una questione di precisione, con la giusta dose di tensione per renderla personale».

Luca Nichetto

In che modo Murano, il luogo in cui è nato e cresciuto, ha plasmato il suo percorso creativo e professionale?

«Murano ha indubbiamente plasmato il mio percorso creativo: crescere su quest’isola significa essere immersi nei gesti, negli strumenti e nei materiali, comprendere il valore del gesto, l’importanza e il rituale del fare e la capacità di trasformare la materia. Oggi, più che mai dopo 25 anni, mi sento ancorato a questo lato delle mie radici: con Nichecraft, creazioni indipendenti firmate dal mio studio, ho voluto riportare al centro la creatività e la dimensione umana del progetto».

Nel corso della sua carriera è stato Art Director per numerosi marchi di design internazionali, ha tenuto lezioni e workshop in diverse università e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Cosa significa per lei il design oggi?

«Il design è una forma d’arte applicata concepita per essere prodotta in serie, numerata o meno, sempre con significato e intenzione. Significa assumersi dei rischi per creare qualcosa di nuovo e inaspettato, esplorando la creatività in tutte le sue dimensioni. Ogni progetto dovrebbe essere concepito con cura, realizzato con intenzione e destinato a durare, poiché la creatività è un modo per costruire connessioni».

Tra le tante cose, qualche anno fa ha anche creato un paio di occhiali: cosa la affascina di questo accessorio che unisce design e visione? E come immagina potrebbe evolversi?

«Progettare degli occhiali è stata un’esperienza unica, anche perché ho affrontato quel modello in modo personalizzato, affinché si adattasse perfettamente al mio viso. Design, scelta dei materiali ed estetica del colore contribuiscono insieme a creare un oggetto che non veste una parte della casa ma una parte del corpo. Anche in questo caso, sono progettati con cura, realizzati con intenzione e destinati a durare. Parliamo di un settore il cui sviluppo, dopo gli occhiali intelligenti, è davvero imprevedibile, ma credo che l’evoluzione tecnologica darà ancora più valore al know-how che sta alla base di questo ambito».

Carlo Capasa

Artigianalità e sostenibilità (insieme alla creatività), sono aspetti imprescindibili del Made in Italy. A fronte di scenari che evolvono rapidamente, su cosa dovremo puntare maggiormente in futuro?

«Artigianalità e sostenibilità sono da sempre due elementi fondamentali per il Made in Italy. Il nostro punto di forza resta la filiera: una rete straordinaria di imprese e competenze, che dobbiamo continuare a valorizzare. In futuro sarà sempre più importante investire nella formazione dei giovani e nell’innovazione dei processi produttivi, mantenendo però quella qualità manifatturiera che rende i nostri prodotti riconoscibili nel mondo».

All’appuntamento della Fashion Week, quest’anno si aggiungerà il Vogue World: eventi come questo servono soprattutto a confermare un’identità o a far conoscere al mondo i nuovi talenti?

«Eventi come Vogue World hanno soprattutto la capacità di raccontare al mondo la moda italiana. Servono a rafforzare il ruolo internazionale di Milano e, allo stesso tempo, offrono grande visibilità anche ai nuovi talenti. La forza della moda italiana risiede proprio in questo equilibrio tra marchi storici e nuove generazioni creative».

Dell’ecosistema moda fa parte anche un’altra eccellenza italiana, quella dell’Eyewear, della quale Marcolin da anni è leader riconosciuto: tra AI e nuove sfide commerciali, come vede il futuro di questo settore?

«L’eyewear è un settore in cui l’Italia ha costruito, nel corso negli anni, una leadership molto solida, grazie alla qualità del design e della manifattura. Le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, avranno un ruolo sempre più rilevante, ma resteranno centrali la creatività, l’innovazione e la capacità produttiva. In futuro, sarà fondamentale continuare a investire nella filiera e nella qualità del prodotto, elementi che rendono competitivo il Made in Italy anche in questo settore».

Marcolin People Wavers

I nuovi ambassador

Serate conviviali, tornei sportivi, progetti di solidarietà: sono queste le occasioni che, andando oltre il classico orario di lavoro, rafforzano connessioni tra colleghi e contribuiscono a creare un ambiente positivo, vivo e partecipato. Da oggi, in Marcolin, a dare forma e voce a queste iniziative ci penseranno i “Marcolin People Wavers”: otto ambassador tra i 27 e i 43 anni, diversi per ruolo ed esperienza, ma uniti dalla voglia di fare la differenza. Saranno loro a portare nuove idee, energia e spirito di comunità alle persone Marcolin.

Una formula innovativa

Prende così il via da questo mese un primo calendario di incontri che renderanno i valori aziendali un’esperienza viva e tangibile. E non solo, a questa prima mission se ne affiancherà un’altra: utilizzare i propri profili social per raccontare l’azienda da una prospettiva interna e reale, quella che, spesso, i messaggi ufficiali non riescono a trasmettere.

Le sfide per il futuro

I Marcolin People Wavers saranno i primi protagonisti di un programma di comunicazione pionieristico e innovativo, pensato per dare spazio e voce alle persone che vivono ogni giorno l’azienda: ai loro percorsi, alle loro esperienze e ai valori in cui si riconoscono davvero. Un racconto che prende forma sia all’interno sia all’esterno di Marcolin, mettendo al centro ciò che rende unica la sua comunità. In un’epoca di sovraccarico di informazioni e di contenuti generati in massa dall’IA, ciò che fa davvero la differenza è l’autenticità: uno sguardo personale e riconoscibile. Ed è proprio questo che possono offrire le otto voci di Ambassador, trasformando la comunicazione in qualcosa di più vicino, credibile e profondamente umano.

WEB EYEWEAR: 20 anni di storia in una nuova collezione

I valori

Eleganza semplice e mai banale, cura dei particolari, ispirazione retro e linee contemporanee. Sono i punti di forza di WEB EYEWEAR, un brand che da sempre è sinonimo di un lusso mai urlato, in cui lo stile si nutre di equilibrio e attenzione ai dettagliPer celebrare i suoi primi 20 anni all’interno della famiglia Marcolinquesta primavera debutta un’esclusiva capsule collection presentata in anteprima a MIDO. Una collezione speciale declinata in quattro nuovi modelli che, attraverso un’estetica ricercata e moderna, coniugano tradizione e contemporaneità. 

I nuovi modelli

Due modelli da sole, con aste spesse e doppio ponte, e due da vista, che riprendono le stesse shape ma con una linea snella e alleggerita, rendendone più confortevole l’uso quotidiano. Sono le montature di questa speciale capsule, unite tra loro da alcuni preziosi elementi distintivi, a partire dal logo, rivisitato per l’occasione, e dall’iconico torchon, l’elemento stilistico che negli anni Sessanta riproduceva l’elica di un aeroplano, qui trasformato in puro segno grafico. Un elemento caratterizzante, ma ripensato in senso decorativo e che ritroviamo sul ponte o sulle aste.

Le tonalità

Con questa nuova capsule celebrativa, infine, WEB EYEWEAR gioca anche con il colore passando, nei modelli da sole dal nero assoluto, con lenti color fumo, alle aste in tonalità Havana abbinate a lenti fotocromatiche gialle. A completare la collezione, infine, un packaging dedicato che recupera colori e texture dell’archivio stile di WEB: un ulteriore tributo alla storia del brand e alla sua vision senza tempo.

ic! berlin: una giornata per celebrare 30 anni di design indipendente 

Un evento straordinario

Per festeggiare suoi primi 30 anni di storia e successi, lo scorso 19 marzo ic! berlin ha riunito la propria community per una giornata speciale, a partire dalla visita allo showroom e alla fabbrica all’interno del suo headquarter, nel quartiere industriale della città. Per tutti gli ospiti, è stata l’occasione per conoscere da vicino gli spazi, i processi di creazione e produzione delle montature e la filosofia creativa di uno dei brand dell’eyewear più innovativi e di culto.

La nuova capsule collection

Durante la visita ic! berlin ha presentato anche la capsule collection creata ad hoc per questo importante traguardo. Sei nuovi modelli del brand di proprietà di Marcolin che, unendo tradizione e innovazione, rileggono in chiave contemporanea le linee minimaliste di ic! berlin e, a sorpresa, giocano con la tonalità Transformative Teal, un blu-verde intenso che impreziosisce le montature e viene ripreso dalle lenti fotocromatiche.

Il cocktail party al museo

Una cena e un cocktail party hanno infine chiuso questa straordinaria giornata in un luogo suggestivo di Berlino, la Feuerle Collection, il museo inaugurato dieci anni fa negli spazi riconvertiti di un bunker per le telecomunicazioni della Seconda Guerra Mondiale. Dove, in ambienti di grande atmosfera, sono esposti i pezzi della collezione d’arte orientale e contemporanea di Desiree Feuerle. Tra sculture d’epoca Khmer e pezzi d’arredamento cinese del 200 a.c. accanto a opere di artisti come Anish Kapoor, Cristina Iglesias e Adam Fuss. Un’immersione nella bellezza da un punto di vista anticonvenzionale, come nello spirito di ic! berlin.

ic! berlin: 30 anni di ingegneria e creatività

La storia

In una città riunificata da pochi anni e animata da grandissima energia creativa e voglia di sperimentare, in un appartamento di Berlino l’eclettico Ralph Anderl (designer, cantante, fotografo e musicista) insieme a due amici dà vita a ic! berlin. È il 1996 e, da subito, il nuovo brand si impone all’attenzione del pubblico con le sue montature ultraleggere e flessibili che sfidano le convenzioni e portano un nuovo paradigma nel mondo dell’eyewear, diventando rapidamente l’oggetto del desiderio di una generazione di giovani creativi. Personalità vivaci, curiose e nomadi, attratte dalle sue montature anticonvenzionali, ultraleggere e minimaliste, in acciaio inossidabile laminato a freddo, unite dall’iconica cerniera senza viti: una soluzione unica per leggerezza, durata e comfort.

La collezione

Per celebrare questo importante traguardo, ic! berlin, tra gli house brand di Marcolin dal 2023, presenta oggi una speciale capsule collection che reinterpreta le sue famose linee minimaliste in sei montature create per l’occasione. Quattro più classiche, in acciaio inossidabile, che celebrano l’eredità del brand: LEIF, WANDA, OLI THE 2ND e PINA. Due più innovative: SODIUM e XENON. A impreziosire la collezione, la tonalità che il Worth Global Style Network ha eletto colore dell’anno: Transformative Teal, un blu-verde intenso che incarna natura e tecnologia, calma ed energia vibrante. Tonalità ripresa anche dalle lenti fotocromatiche che, adattandosi alle variazioni di luce solare, giocano con la stessa nuance della montatura.

La campagna

A completare le celebrazioni per i 30 anni di ic! berlin, la nuova collezione sarà accompagnata da una campagna ad hoc: “I see Berlin”. Un progetto di comunicazione che rende omaggio all’essenza indipendente e all’energia creativa di Berlino, la città che è parte del DNA del brand, attraverso alcuni dei suoi protagonisti contemporanei: il fotografo della vita notturna Sven Marquardt, la chef thailandese-americana Dalad Kambhu, che qui ha il suo ristorante stellato, l’artista concettuale Nina Pohl, la dj Nunguja Kisalya, oggi londinese ma cresciuta a Berlino, l’architetto e artista Thilo Reich e il ballerino sudcoreano Youngchan Moon, che nella sua danza fonde elementi classici e contemporanei. Grazie al loro sguardo, prende forma l’identità creativa di Berlino. E gli occhiali ic! berlin diventano la lente -letterale e simbolica- in grado di catturare le migliori energie della città.