Le muse di Max Mara

Iconico omaggio

Eileen Gray e Lee Miller. Due icone femminili contemporanee che rappresentano una grande ispirazione per un brand come Max Mara e alle quali, in particolare, è dedicata la nuova collezione eyewear prodotta da Marcolin. Architetto e designer irlandese la prima, pioniera riconosciuta del movimento modernista alla quale l’edizione inglese di Vogue dedica un servizio già nel 1917 e che a Parigi, negli anni Venti, all’attività di architetto unisce la produzione in serie di mobili in tubolare d’acciaio (il suo tavolino regolabile E-1027 fa parte della collezione permanente del MoMA di New York). Modella di enorme successo e poi fotografa raffinata e coraggiosa Lee Miller, autorevole esponente del movimento surrealista ma anche fotografa di guerra, una delle prime reporter (e unica donna) a fotografare la liberazione di Parigi e i campi di concentramento nazisti.

La nuova collezione

Max Mara, brand che da sempre ama celebrare lo stile e il carattere delle figure femminili più interessanti e forti della contemporaneità, conferma così la sua attitudine anche in questa collezione di eyewear. Lo fa attraverso una release di occhiali che nel gioco di linee e delle dimensioni, nelle tonalità e nei dettagli preziosi, riesce a evocare lo stile particolare di queste protagoniste dell’estetica e della cultura del Novecento. Quello rigoroso e attento ai dettagli di Eileen Gray come quello più glamour e anticonformista di Lee Miller.

“occhiali che sorprendono tra look oversize, linee morbide, profili tubolari e volumi evidenti”

Dettagli preziosi

Ma come si traducono le architetture di Eileen Gray e l’attitudine di Lee Miller nella nuova collezione eyewear di Max Mara? In montature dal design innovativo, audace ed elegante al tempo stesso di occhiali che sorprendono tra look oversize, linee morbide, profili tubolari e volumi evidenti. Tante soluzioni estetiche diverse e, in alcuni casi, impreziosite dal Maxim, il dettaglio-gioiello geometrico e brillante che identifica la collezione e diventa anch’esso protagonista di una collezione tutta al femminile.

 

Alessandro Borghese

Nella tua vita hai passato diversi periodi negli Usa e a New York: cosa significa oggi per te rappresentare la nostra cucina negli Stati Uniti?

«Rappresentare l’Italia negli USA per uno che è nato negli Stati Uniti da padre napoletano e madre cecoslovacca è un vanto. Oggi, dopo tanti anni in Italia, tra lavoro nelle cucine e comunicazione in televisione, tornare nel Paese che ho lasciato ormai 40 anni fa è affascinante. Ed è un impatto forte dal punto di vista culturale e gastronomico, oltre che da quello dello stile, dell’arte, del bello. Io sono un amante del bello e poter contribuire a portare tutto questo qui per me è un motivo di grande orgoglio. Un modo di esprimere la mia italianità e, allo stesso tempo, di riprendere un po’ della mia parte americana».

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Come vivi questa nuova responsabilità di “ambasciatore della cucina italiana negli Stati Uniti”?

«La mia candidatura ad ambasciatore, nata dalla decisione del nostro Governo di spingere sull’acceleratore per far diventare la cucina italiana “patrimonio immateriale dell’UNESCO”, mi ha piacevolmente sorpreso. Il fatto che abbia deciso di voler utilizzare me come, diciamo, testa d’ariete per entrare nel mondo americano ha generato un sentimento d’orgoglio che ha fatto bene a me e a tutto il mio team. Ci siamo detti: beh, qualcosa di buono lo abbiamo fatto!».

“a me piacerebbe adattare un po’ della nostra italianità al mercato americano”
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Quali sono gli “ingredienti” made in Italy più apprezzati oltreoceano?

Se io mi dovessi vedere come un direttore d’orchestra, con tutti quelli che sono i miei ingredienti e con un piatto rappresentativo della cucina italiana che devo proporre a un mercato come quello statunitense, e quel piatto può essere un mobile italiano, un abito sartoriale, un’automobile, un paio d’occhiali, so già che si tratta di prodotti Made in Italy che – già per questo – hanno un grande appeal. Ecco, a me piacerebbe adattare un po’ della nostra italianità al mercato americano, come credo dovrebbero fare tutti quelli che rappresentano il Made in Italy in una certa maniera: studiare proposte “tailor-made” per adattare la propria proposta al cliente».

Marcolin a New York

Nel cuore di Manhattan

È al 19mo piano di un elegante palazzo al 270 di Madison Avenue, la strada “più instagrammabile di Manhattan” sulla quale si affacciano le vetrine di alcuni tra i brand di lusso più rinomati, che Marcolin ha inaugurato pochi giorni fa il suo nuovo showroom. Progettato dallo studio milanese Navone Associati, lo stesso che ha firmato lo spazio parigino in Rue de Richelieu, il nuovo showroom di Marcolin si presenta come uno spazio luminoso con, accanto agli uffici, l’ampia gallery dedicata a tutti i brand oggi in portfolio e una bella terrazza affacciata su uno scenario che più newyorkese non si può.

Tra tradizione e realtà aumentata

Accompagnati dalla sequenza di suoni proposti dal DJ set, la sera dell’inaugurazione ospiti e visitatori hanno potuto toccare con mano il mix di artigianalità e innovazione che sta dietro il brand Marcolin. Merito della “sala creativa” dedicata al design e alla realizzazione dei prototipi, e al progetto di realtà aumentata che, attraverso l’uso di speciali visori, ha permesso di compiere un tour virtuale negli stabilimenti italiani del Gruppo, vedere il dietro le quinte e scoprire tutte le fasi di creazione e di produzione di una montatura.

“Questo è stato possibile grazie alla “sala creativa” dedicata al design e alla realizzazione dei prototipi”

Un cocktail di eccellenze

Per l’occasione, clienti, partner e giornalisti presenti all’inaugurazione del nuovo spazio in Madison Avenue sono stati anche coccolati dai sorpendenti assaggi offerti nel corso del cocktail firmato dal celebre chef Alessandro Borghese. Una presenza non casuale quella di Chef Borghese, molto amato anche negli Stati Uniti, dove ha vissuto (è nato a San Francisco) e dove oggi è considerato uno dei più autorevoli ambasciatori della tradizione culinaria Made in Italy.

Francesca Valan

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È dimostrato che le preferenze cromatiche seguono dei cicli: il colore che oggi amiamo domani ci stancherà. Come scegliere un occhiale “longlife”?

«Dal Covid in poi siamo diventati tutti più attenti, c’è una diffusa sensibilità cromatica e sono anche cambiati molto i parametri di scelta. Quando si parla di colori, la vera tendenza oggi è non avere tendenze: tutti, aziende e persone, siamo istintivamente alla ricerca di colori iconici, destinati a durare nel tempo.  E che tengano conto anche di una dimensione multisensoriale, per esempio del profumo associato a un materiale e a un colore. Nel caso di un paio di occhiali, questo si traduce nella forma, nel materiale (lucido, naturale, opaco) e il colore (più o meno saturo) che ci rappresentano ed esprimono la nostra personalità. Che siano neri, colorati, piccoli o maxi. Poi, però, è bene concedersi una via d’uscita».

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Un paio di occhiali non basta?

«No, ne servono almeno di due tipi: quelli di lunga durata, sui quali magari investire molto, e quelli che soddisfano il nostro bisogno di cambiare. Che sia per una sera, un’occasione speciale o una vacanza. Perché di una montatura rossa indossata tutti i giorni è sicuro che ti stancherai, ma se impari a dosarla -come fosse una spezia in un piatto- allora diventa un’elegante sottolineatura della tua personalità».

“quando si parla di un accessorio come un occhiale anche i materiali contano molto”
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Una montatura è anche fatta di materiali diversi: questo incide sulla scelta del colore?

«Secondo le regole dell’armocromia, ci donano di più i colori in armonia con i nostri pigmenti naturali, quelli della pelle, dei capelli e degli occhi. La cosa interessante è che, con la mente sgombra da condizionamenti, chiunque saprebbe istintivamente orientarsi verso queste tinte. Poi, però, quando si parla di un accessorio come gli occhiali contano anche i materiali: quanti sono, come riflettono la luce, se ci sono dettagli-gioiello e così via. Dunque, il consiglio finale è solo uno: il tipo monocromatico ma polimaterico potrà giocare con un occhiale colorato ma mono materico. Al contrario, ci ama i colori accesi starà meglio con una montatura monocroma ma impreziosita da dettagli e inserti particolari».

ic! berlin e Bibhu Mohapatra

Il giusto mix

Moderni e tradizionali, maschili e femminili, dalle tonalità neutre con inserti vibranti: Bibhu Mohapatra è lo stilista d’alta moda più conosciuto e amato al mondo (anche da celeb come Michelle Obama, Jennifer Lopez o Hilary Swank) per il suo talento unico nel mescolare gli opposti, tra design indiano, maniacale cura artigianale e modernità occidentale. Non stupisce dunque che, durante la New York Fashion Week, Mohapatra abbia voluto debuttare anche nell’eyewear. Né che lo abbia fatto insieme all’innovativo brand tedesco ic! berlin, da poco entrato nel portfolio Marcolin.

 

“ogni montatura di questa capsule sembra il risultato di un cocktail tra arte e ingegneria”

Affinità elettive

Tra dettagli preziosi e minimalismo tedesco, ogni montatura di questa capsule sembra il risultato di un cocktail tra arte e ingegneria: ogni modello riesce a parlare della bellezza effimera dell’alta moda all’interno della cornice di concreta sobrietà di ic! berlin, il brand di eyewear conosciuto in tutto il mondo per il particolare design delle cerniere senza viti e l’uso del titanio leggero.  Ma è una sintonia che non nasce per caso: il padre di Bibhu Mohapatra, ingegnere meccanico in India, nella sua carriera ha collaborato con diverse aziende tedesche. E oggi, a distanza di decenni, questa nuova collaborazione con Berlino per lo stilista 50enne rappresenta un ponte simbolico tra il passato famigliare e il presente professionale.

“C’è molto oriente (e decisamente molta varietà) nella capsule collection firmata da Bibhu Mohapatra per ic! berlin”.

La collezione

Grandi a mascherina, piccoli e geometrici, colorati, leggerissimi e trasparenti, preziosi come un pizzo, con tonalità brillanti e smaltate oppure delicatamente sfumate. C’è molto oriente (e decisamente molta varietà) nella capsule collection firmata da Bibhu Mohapatra per ic! berlin. Dove un gusto estetico preciso si mescola in modo elegante alle linee minimaliste e al design rigoroso che da sempre contraddistinguono gli occhiali del brand berlinese. Insomma, una collezione che, nel suo piccolo, riesce a raccontare la storia (felice) di un incontro.

8 marzo: Marcolin ottiene la Certificazione sulla Parità di Genere

Soluzioni concrete

Smart working e flessibilità degli orari di lavoro, introduzione di una sessione dedicata alla leadership al femminile all’interno dell’Academy aziendale per formare i futuri manager, sostegno psicologico per tutti con particolare attenzione alle neomamme, convenzioni con gli asili nido. Sono solo alcune delle soluzioni concrete, proprio quelle di cui hanno bisogno le donne, che quest’anno hanno fatto meritare a Marcolin la Certificazione sulla Parità di Genere. Un riconoscimento importante, rilasciato dagli organismi di certificazione accreditati presso Accredia, che arriva dopo un percorso avviato da Marcolin alcuni anni fa a favore di nuove politiche inclusive e di welfare aziendale. E che ha preso in esame le sei aree che contraddistinguono un’organizzazione inclusiva e rispettosa della parità: cultura e strategia, governance, processi Human Resources, opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

 

Più donne ai vertici

«Il nostro è un percorso che parte da lontano, in cui diversità, equità e inclusione sono considerate leve strategiche per lo sviluppo aziendale e la promozione di una cultura equa e rispettosa delle differenze di genere» ha dichiarato Sabrina Paulon, HR Director di Marcolin Group. Perché oggi alle donne non servono soltanto soluzioni che permettano di conciliare meglio vita e lavoro, figli e impegni professionali, ma anche reali opportunità di spazio, visibilità e carriera. Le stesse dei loro colleghi maschi. Un tema che sta particolarmente a cuore a questa azienda da molti anni visto che, secondo i dati di ottobre 2023, il 62% dei dipendenti di Marcolin Group è costituito da donne e, tra loro, il 40% occupa posizioni manageriali mentre il 50% ha un ruolo dirigenziale.

“diversità, equità e inclusione sono considerate leve strategiche per lo sviluppo aziendale”

Appuntamento al 2025

Questo riconoscimento (che ha validità triennale ed è soggetto a un monitoraggio annuale) non deve essere considerato però un punto d’arrivo, né rallentare il percorso compiuto finora. Ecco perché l’ente certificatore, in questa sua valutazione, ha tenuto conto anche del piano strategico che impegnerà Marcolin da qui fino al 2025. Un piano articolato, che vedrà momenti di formazione sul tema, nuovi supporti alla genitorialità e al work-life balance insieme a iniziative per promuovere l’equità nei processi di selezione e nello sviluppo di carriera. E che attende solo di essere portato avanti con impegno per raggiungere un obiettivo ambizioso quanto importante, soprattutto nel nostro Paese: raggiungere una piena parità di genere.

 

 

Antonio Jové

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Un portfolio bilanciato, rapporti diretti con la rete vendita e un’attenzione speciale al segmento luxury: qual è il principale punto di forza di Marcolin, quello che ha determinato la crescita degli ultimi anni?

«Direi che sono tre i punti di forza che ci distinguono dalla concorrenza. In primis, la nostra squadra. Nella regione EMEA, abbiamo costruito una squadra stabile nel tempo che ci ha permesso di essere sempre vicini al cliente. Il secondo è il portfolio dei marchi. Il nostro portfolio è equamente ripartito tra lusso, linee di diffusione, segmento sole, vista, linea uomo e donna, che ci permette di raggiungere il cliente più facilmente. Terzo punto: negli ultimi anni ci siamo concentrati sulla crescita nel settore del lusso, dove, di fatto, vantiamo un marchio leader indiscusso (TOM FORD) e l’azienda sta investendo in nuove realtà: ZEGNA, ic! berlin e presto lanceremo uno dei marchi più ambiti, Christian Louboutin».

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Sei alla guida di realtà geografiche, economiche e culturali molto diverse tra loro: quali sono le principali differenze tra gli ottici dell’area, quali strategie richiedono?

«Certamente la regione EMEA è un’area molto vasta, e raggiungiamo i nostri clienti attraverso due modalità differenti. La prima è rappresentata dai punti vendita, la seconda dalle esportazioni. Abbiamo rivoluzionato i punti vendita passando da micro-punti vendita a macro aree. Oggi disponiamo di tre macroaree che parlano la stessa lingua, la lingua del cliente. Queste tre macro aree sono gestite da tre responsabili, ai quali fa capo la forte personalità che oggi gestisce il mercato: il direttore commerciale. Al di sotto del direttore commerciale ci sono i due linguaggi che servono per raggiungere il cliente».

“Abbiamo due obiettivi combinati per la regione EMEA, specialmente per l’anno in corso”
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Siamo a inizio 2024: puoi svelarci quali sono gli obiettivi di Marcolin per l’area EMEA? C’è un segmento sul quale si sta puntando in particolare?

«Abbiamo due obiettivi combinati per la regione EMEA, specialmente per l’anno in corso. Il primo è che il riassetto dell’organigramma funzioni, che questa riorganizzazione abbia un impatto reale sul mercato; secondariamente, ci stiamo concentrando sulle esportazioni. A tal proposito abbiamo quattro progetti ben definiti che porteremo avanti quest’anno. Di sicuro, all’interno dell’azienda, il lusso è importante. Il settore del lusso è in crescita. Vantiamo alcuni dei più grandi marchi nel lusso, se non il principale, e l’azienda continua a investire in tal senso. Vantiamo una realtà come ZEGNA. Senza dubbio introdurremo nel mercato il marchio ic! berlin nel 2024, e a fine anno lanceremo Christian Louboutin».