Marcolin in Paris

Dove

Si trova nel cuore di Parigi, al secondo piano di uno storico palazzo nell’elegante rue De Richelieu (strada blasonata tra il 1° e il 2° arrondissement, dove si trova anche la Biblioteca Nazionale di Francia) il nuovo showroom di Marcolin, inaugurato il 21 novembre. Uno spazio che comprende l’ampia sala espositiva e gli uffici progettato da uno studio milanese di design, nuovissimo ma allo stesso tempo fedele all’eleganza pulita e rigorosamente in bianco e nero di Marcolin.

 

Chi

In occasione dell’inaugurazione del nuovo showroom, presenti numerosi ospiti, tra i quali esponenti della stampa francese, VIP, Clienti, Partner e Istituzioni. Isabelle Moes, Head of Middle Europe di Marcolin ha per l’occasione voluto sottolineare come la nuova sede Marcolin sia il luogo ideale per mantenere vivo il contatto con clienti e distributori attivi in Francia, come anche in Benelux e sui mercati tedeschi. Dunque, una presenza pensata anche come punto di riferimento strategico per la crescita in questi territori e per mantenersi in sintonia con le tendenze e i cambiamenti che proprio in Parigi spesso trovano una fucina ideale. Una stimolante fonte di ispirazione per creativi e designer di tutto il mondo.

Cosa

La sera dell’inaugurazione, nello spazio parigino gli ospiti hanno avuto l’opportunità di conoscere i tanti “dietro le quinte” della creazione e produzione di un paio di occhiali (aspetti ai quali non si pensa mai) e perfino – grazie al nuovo progetto di realtà aumentata – visitare virtualmente la sede di Longarone, oltre alla “sala creativa” dedicata al design e alla realizzazione dei prototipi. Quello di Rue de Richelieu diventa dunque un nuovo tassello del mosaico di Marcolin che, con 15 filiali in tutto il mondo tra Europa, America, Asia e Australia, e oltre 150 distributori partner internazionali, sembra non voler smettere di guardare al mondo con curiosità e interesse.

Lorenzo Barberio

A fronte di segnali molto positivi che, negli ultimi due anni, hanno caratterizzato i mercati asiatici in tanti settori, anche nel mondo dell’eyewear è cresciuto l’interesse per questi mercati. Per Marcolin non è una novità, ma quali le nuove sfide? Ne parliamo con Lorenzo Barberio, Direttore generale e responsabile vendite di Asia-Pacifico dalla filiale di Singapore, raggiunto proprio nei giorni della Hong Kong Optical Fair.

 

 

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Quando si parla di “mercati asiatici” ci si riferisce a una parte del mondo vastissima, e che include tanti Paesi diversi. In questo scenario, cosa distingue un’azienda come Marcolin?

«Sono quasi dieci anni che Marcolin è presente in Oriente con un suo Head Quarter, prima a Hong Kong e oggi anche a Singapore. Il suo showroom, in puro stile Marcolin, è per noi un osservatorio e allo stesso tempo un punto di riferimento per clienti e partner di questa parte del mondo: gli incontri e i lanci di nuovi modelli che organizziamo un paio di volte l’anno, complice anche la splendida location del Marina Bay Financial Centre, richiamano sempre moltissimo pubblico. Quello asiatico, poi,  è un continente vasto ma anche più omogeneo di quanto si possa pensare. Con Paesi come Giappone, Indonesia, Filippine e Corea dove i nostri brand, specie nei segmenti luxury e sport, sono tutti molto conosciuti e amati. E un Paese in grande trasformazione come la Cina».

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Il mondo -e i mercati- evolvono rapidamente: quali sono le nuove sfide per l’eyewear nell’Asia di oggi?

«Le sfide sono tante, a partire da quelle imposte dal consolidamento dei competitor, specie nel segmento del lusso. Ma questo rappresenta uno stimolo a promuovere meglio brand iconici come Tom Ford anche attraverso nuovi canali, come accade oggi, per esempio, con la nostra nuovissima collaborazione con Estēe Lauder. Anche in un momento di incertezza dei mercati, poi, il mondo dell’eyewear e, soprattutto, brand come Zegna, Max Mara, Timberland e Adidas, contiuano a restituire numeri molto positivi. E succede nei punti vendita come online, dove siamo presenti sulla piattaforma TMall, la gigantesca vetrina frequentata da 500 milioni di cinesi: oggi in Cina il 40% delle vendite avviene esclusivamente qui. Previsioni positive, infine, anche per quanto riguarda gli occhiali da vista, un segmento in crescita per l’aumento della miopia tra i giovanissimi».

 

“Le sfide sono tante, a cominciare da quelle derivanti dalla forte presenza dei nostri concorrenti, soprattutto nel segmento del lusso”
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Ci sono brand che, oggi, hanno più potenziale di altri in un Paese vasto come la Cina?

«Oltre a vedere ottime possibilità per le collezioni Tom Ford, un marchio che è già leader in Giappone e Corea, in Cina oggi stiamo promuovendo molto brand come Zegna e Max Mara. E, complice un nuovo way of life più salutista, vediamo grandi possibilità di posizionamento per le collezioni di marchi come Adidas e Timberland, due brand fortemente legati allo sport, alla corsa e alla vita all’aria aperta. Merito delle campagne per uno stile di vita più sano e attivo che, negli ultimi anni, anche in Cina hanno portato a un progressivo aumento del numero di runner e appassionati di sport».

3 cose che non sai di WEB EYEWEAR

Data di nascita: 1930

Gli occhiali WEB nascono oltreoceano negli anni Trenta come modelli pilot, dunque attenti agli standard fissati dall’aviazione americana e alle esigenze di resistenza, flessibilità e visuale perfetta che avevano primi piloti d’aereo, donne e uomini fuori dal comune e dagli schemi, autentici pionieri dell’aria come Charles Lindbergh e Amelia Earhart. Oggi, a quasi un secolo di distanza, esistono ancora: hanno perso peso, acquistato nuove proporzioni, si sono arricchiti di dettagli preziosi ma sono sempre rimasti fedeli a sé stessi. A partire dall’inconfondibile doppio ponte a vite e le aste in celluloide,

Il debutto nel jet set

Nel 1996 il brand viene acquisito da Diego della Valle e Luca Cordero di Montezemolo: è il momento del grande rilancio di questo brand anche sulla scena europea. Un rilancio che avviene attraverso nuove linee, colori e materiali. Non è un caso che gli occhiali WEB finiscano sulle copertine di tutti i più importanti magazine, indossati da diverse celebrità italiane e divi di Hollywood, fino ad arrivare ad oggi, dai piloti del team Alfa Romeo in Formula 1. Nel 2006 poi, il brand diventa di proprietà di Marcolin.

La nuova collezione

A goccia, tondi o a mascherina (oppure solo per la vista): nell’arco di quasi trent’anni i modelli WEB EYEWEAR prodotti da Marcolin si sono rinnovati rispettando sempre la qualità di una lavorazione artigianale e sofisticata allo stesso tempo, una delle cifre che distinguono un’azienda come Marcolin. Come l’ultima nuova collezione, che incarna trasparenza e design contemporaneo, riflettendo il DNA italiano del brand con passione e personalità. Le montature sono caratterizzate da un design più contemporaneo e da processi di vetrificazione e stratificazione tesi a valorizzare la luminosità della montatura e i dettagli eleganti. L’iconico torchon WEB e il signifier a forma di diamante aggiungono funzionalità ed estetica, soddisfacendo la ricerca di eleganza e stile del consumatore moderno. Confermando i WEB come gli occhiali perfetti per gli animi nomadi, esploratori e indomiti. Anche nella vita di tutti i giorni dove, spesso, servono più coraggio e creatività che non in qualche ora di volo.

 

 

Le nuove leadership

In un mondo che evolve rapidamente, tra scenari instabili e mercati in continuo mutamento, tenere aggiornate le proprie competenze professionali è diventato sempre più importante, il requisito che può fare la differenza quando si lavora in realtà costantemente tese all’innovazione. Per questo Marcolin, lo scorso 8 novembre, ha dato il via alla terza edizione del progetto “Leadership Academy”, un percorso di formazione iniziato nel 2021 e rivolto ai propri talenti e futuri leader. E che, quest’anno, si è arricchito di una sessione tutta dedicata alla leadership al femminile. Un tema che sta davvero a cuore a un’azienda nella quale il 57% dei dipendenti sono donne (con il 43% che ricopre posizioni di senior management), tanto da far guadagnare a Marcolin il riconoscimento “Best Employer for Women 2022”, premio insignito dall’Istituto Tedesco Qualità ITQF che ha riconosciuto le migliori 360 aziende in Italia.

Il percorso, articolato in dieci incontri e che si concluderà a febbraio 2024, ha preso il via a partire dai quattro valori alla base del modello di Leadership di Marcolin: apertura al cambiamento, concretezza, responsabilità e spirito di appartenenza. L’obiettivo finale? Mettere a disposizione di un gruppo selezionato di risorse interne tutti gli strumenti utili a guardare al futuro con più consapevolezza e apertura. Perché le sfide alle quali oggi bisogna essere preparati sono tante, nuove e tutte differenti. Dal dialogo sempre più stretto tra mondo fisico e digitale alla responsabilità sociale ed ambientale delle aziende, fino alla competizione fra le piattaforme di sviluppo europee, cinesi e nordamericane. Un percorso a ostacoli che, per essere affrontato al meglio, richiede il pensiero agile, orientato al cambiamento, di leader consapevoli e preparati.

Le sfide alle quali oggi bisogna essere preparati sono tante, nuove e tutte differenti

A guidare la prima giornata di lavoro, nell’accogliente cornice dell’hotel La Calcina di Venezia, a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria della Salute e da Punta della Dogana, un team di relatori che, attraverso sei step teorico-pratici, ha parlato della nuova leadership. Non più, genericamente, capacità di “stimolare a fare meglio” ma vero traino per la crescita e l’autonomia personale di tutti, dunque valorizzazione delle risorse positive e, soprattutto, capacità di riconoscere e far emergere le qualità di ciascuno. Una giornata di lavoro intensa, che si è conclusa con la visita alla mostra Icons, nello spazio di Punta della Dogana, esposizione che, attraverso 80 opere d’arte contemporanea provenienti dalla Pinault Collection (con nomi come David Hammons, Agnes Martin, Kimsooja, Chen Zhen, e Rudolf Stingel) e le installazioni site-specific di 30 artisti di diverse generazioni, ha dato l’occasione per interessanti riflessioni sul tema dell’icona e del ruolo dell’immagine nella cultura contemporanea.

Il progetto di Leadership Academy di Marcolin si conferma così per essere un percorso efficace, completo e utile a stimolare la produttività e le performance interne, a partire dalla capacità di costruire buone relazioni. Come? Attraverso atteggiamenti e comportamenti che possono influenzare positivamente gli altri, stimolarne la crescita personale. Un ingrediente prezioso, che -come confermano le più recenti ricerche di settore- costituisce la vera “materia prima” di un’azienda moderna, competitiva e orientata al futuro.

Federico Garcea

 

Dal 2021 Marcolin collabora con Treedom, la piattaforma digitale che permette a società e imprese di piantare alberi e contribuire a “ricolorare di verde” il nostro pianeta, garantendo l’assorbimento di tonnellate di Co2. Per saperne di più, abbiamo incontrato Federico Garcea, fondatore e CEO di Treedom, di recente ospite al primo Talk organizzato nello showroom di Marcolin.

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Da consulente finanziario in startupper ecosostenibile: qual è stata per te la molla del cambiamento?

Nel 2006, dopo diverse esperienze di lavoro, mi sono ritrovato a Barcellona a lavorare in banca. Un lavoro che però trovavo noioso. Ogni giorno era uguale all’altro, mi sembrava di non contribuire a niente di importante. Un giorno però ricevetti una chiamata da un gruppo di ambiziosi ingegneri ambientali che avevo conosciuto a Copenaghen: volevano portare avanti dei progetti di energia rinnovabile in Africa e così, da un giorno all’altro, ho lasciato il lavoro in banca e ho abbracciato il mondo dell’ambiente. Quasi subito ci siamo resi conto del grosso problema della deforestazione illegale in Africa: i contadini vivevano svendendo ettari di foresta, alberi che venivano tagliati. E lì ci è venuta l’idea di creare un progetto che finanziasse i contadini per piantare alberi anziché tagliarli. In quel periodo, inoltre, mi capitava spesso di giocare a un gioco online che ti permetteva di costruire delle fattorie virtuali, per cui mi ritrovavo ad acquistare alberi e abbellire la mia fattoria virtuale. Alla fine, abbiamo unito i puntini e pensato che creare una piattaforma web dove si potevano acquistare veri e propri alberi, potesse funzionare. E così è stato. Oggi, unendo la sostenibilità con il digitale, grazie a Treedom sono stati piantati più di 4 milioni di alberi nel mondo».

“Oggi, unendo la sostenibilità con il digitale, grazie a Treedom sono stati piantati più di 4 milioni di alberi nel mondo”
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Con quali aziende collaborate principalmente? Come è nato e si è evoluto il rapporto con Marcolin?

«Oggi Treedom collabora con più di 10.000 aziende in Italia e nel mondo, aziende che coprono quasi tutti i settori. E se all’inizio erano le aziende più energivore a contattarci, oggi siamo molto contenti di collaborare con realtà che hanno già intrapreso un percorso di sostenibilità, quindi per noi è molto più facile e naturale dialogare con loro. Lo dicono i numeri: sempre più aziende se ne occupano e non solo piantando alberi. La collaborazione con Marcolin, per esempio, è nata attraverso la collaborazione con una loro licenza, Timberland Eyewear, che poi si è estesa a tutto il gruppo diventando parte della strategia aziendale. L’obiettivo iniziale era arrivare a 10.000 alberi, oggi siamo già a più di 15.000. Con l’idea che la collaborazione possa proseguire nel tempo, arrivando a piantare foreste in tutto il mondo e supportare le comunità locali».

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Oggi possiamo pensare che l’obiettivo delle emissioni zero possa diventare realtà nel giro di 20-30 anni?

«Anche se i segnali che arrivano dal nostro pianeta non sono incoraggianti, negli ulti 15 anni sono cambiate tante cose. Dieci anni fa 1 azienda su 10 si occupava di sostenibilità, oggi i numeri dicono l’opposto e, probabilmente, l’unica azienda che non ha inserito questo tema in agenda è destinata a scomparire. Un messaggio positivo, rafforzato da tutto il movimento dei Fridays for Future, che ha cambiato i paradigmi. Oggi la sostenibilità è un requisito fondamentale per sopravvivere, crescere e prosperare nel mercato e credo che questo movimento dal basso sia il messaggio più forte, positivo e in grado di cambiare veramente qualcosa, insieme alla tecnologia che deve fare la sua parte per raggiungere il traguardo delle emissioni zero».

 

Tre occhiali per tre itinerari d’autunno

Nella valle del Douro

Una meta tipicamente estiva come il Portogallo in questo periodo dell’anno regala, a sorpresa, un’immersione nei colori accesi delle foglie autunnali che si specchiano nell’acqua. Basta attraversare la valle del Douro, a un’ora d’auto dalla città di Porto, e incamminarsi lungo i sentieri tra le vigne degli antichi terrazzamenti collinari che attraversano villaggi, chiese e costeggiano castelli. Luoghi magici da conoscere, in alternativa, anche via fiume, con una delle tranquille crociere che penetrano il cuore di questa valle patrimonio Unesco dal 2001, una regione nella quale la vite è coltivata con pazienza da 2.000 anni e che, insieme ai tanti scorci suggestivi, regala anche frammenti di storia e l’occasione per un itinerario enogastronomico, tra le diverse gradazioni di vino Porto e i piatti di baccalà. Tra le tappe imperdibili, oltre al castello di Numao, meritano Peso da Régua con il Museo del Douro, e Pinhao, con la sua antica stazione ferroviaria decorata da pannelli di azulejos che raffigurano il ciclo della coltivazione dell’uva.

“Una meta tipicamente estiva come il Portogallo, sorpende in questo periodo dell’anno”

Nell’Oasi Zegna

Sono ben tre i sentieri che all’Oasi Zegna, luogo magico nel cuore delle Alpi Biellesi, in questo periodo dell’anno permettono di attraversare boschi di faggi e castagni per immergersi nell’aria frizzante e nei colori giallo e rosso acceso delle foglie. Sono il Bosco del Sorriso (il più amato dell’Oasi), il Sentiero delle More e il Cammino di San Bernardo. Tre itinerari a libero accesso da percorrere a piedi, in mountain bike ma anche a cavallo, all’interno di un’area protetta e curata nata nel 1991 grazie a Fondazione Zegna che, in questo modo, ha accolto e proseguito l’ambizioso progetto di connessione tra azienda e territorio voluto dal fondatore, Ermenegildo Zegna, più di un secolo fa. Boschi dove praticare il Forest Bathing (o, per i puristi, lo shirin yoku), forma di meditazione attiva nella natura che aiuta ad abbassare i livelli di stress. Da queste parti, però, il foliage ha anche un lato goloso, e allora vale la pena di sostare nelle locande a due passi da questi boschi per gustare i piatti tradizionali a base di castagne, funghi, zucche e polenta.

“Oasi Zegna, un luogo magico nel cuore delle Alpi Biellesi”

A New York

Un classico dal sapore cinematografico? New York immersa nella luce ocra dell’autunno. Tra una visita ai musei, un po’ di shopping e un giro a Central Park che, con i suoi 340 ettari di verde e 500.000 alberi, regala scorci indimenticabili. Il consiglio è di entrare a Central Park da Conservatory Water, tra la Fifth Avenue e la 72esima strada, scegliendo il sentiero che, attraversando i 150 olmi americani di The Mall, conduce al ponte più fotografato del Parco, Bow Bridge e alla fontana dell’angelo, la Bethesda. In alternativa ci si può avventurare nei viottoli del “Ramble”, il “giardino selvaggio” di Central Park, per raggiungere Belvedere Castle e il Turtle Pond, stagno abitato da diverse specie di tartarughe. Ma, per assaporare l’atmosfera rilassata di uno dei parchi più antichi di New York, l’indirizzo giusto è Battery Park, invece, dove passeggiare circondati da edifici di lusso e furgoncini di street food.

 

“Un classico scenario da film? New York immersa nella luce ocra dell’autunno”

Giuseppe Stigliano

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Giuseppe, sei uno dei più noti marketer a livello internazionale. Nel tuo ultimo TED Talk affermi che lo siamo tutti in fondo. Ci spieghi come sono cambiati il mondo della comunicazione e del marketing?

«Il marketing è sempre esistito perché, ogni volta che cerchiamo di raccontarci agli altri e di mettere in luce le caratteristiche migliori di noi stessi, noi di fatto stiamo cercando di impacchettare le nostre caratteristiche per renderci attraenti. Nell’evoluzione della specie abbiamo imparato a farlo anche grazie ai prodotti, agli accessori, a ciò che indossiamo o acquistiamo e ogni volta diciamo qualcosa di noi stessi, a noi e agli altri».

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Hai accompagnato aziende e brand nei loro percorsi di posizionamento. Stai oggi portando avanti una nuova visione di marketing, un approccio sostenibile a questa disciplina. Come si conciliano sostenibilità e marketing oggi?

«C’è questo gioco di parole in inglese: “fare in modo che le persone desiderino le cose”. Ma la visione di marketing che a me piace di più è il contrario: non “fare in modo che le persone desiderino le cose” ma far sì che le cose vengano desiderate. È una visione secondo cui il lavoro del marketing non è solo quello di spingere ciò che esiste, ma quello di inferire i prodotti, i servizi e le esperienze. In estrema sintesi: da push a pull, dove il marketing serve a interpretare quali sono i prodotti e i servizi più giusti, il prezzo che le persone sono disposte a pagare e quello che consente alle aziende massimizzare il profitto. In che modo si può raccontare un brand, quali sono i canali di vendita più adatti? Se facciamo bene questo lavoro, allora scegliamo di produrre solo i prodotti che hanno la più alta possibilità di essere venduti. Questo vuol dire meno scarti, meno scorte, meno prodotti inutili. Così si vanno a costruire prodotti, servizi, esperienze e poi i messaggi di comunicazione che sono centrati e riducono il rumore di sottofondo. Questo è un approccio nativamente sostenibile».

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Gli occhiali, che noi produciamo, ci piace immaginarli come uno strumento per “vedere” oltre le cose, cornici che rappresentano uno spazio da riempire con nuovi punti di vista. Come vedi il futuro del marketing e del business dietro le lenti?

«Gli occhiali sono una bellissima metafora: sono lenti che ci permettono di guardare il mondo in modo diverso. E se c’è una cosa che abbiamo capito negli ultimi anni è che non possiamo andare avanti così. Dunque, un marketing che continua a spingerci a comprare sempre di più non ha grande futuro. Un marketing che invece a monte consente di sintonizzarsi con la domanda e ci consente di fare i prodotti giusti, di guadagnare per investire in ricerca e sviluppo e alimentare il significato di quelle merci facendoci sentire migliori quello è un buon marketing, che riesce a supportare le aziende nei loro processi di innovazioni. Il padre del management Peter Drucker ha detto che in azienda esistono solo due funzioni degne di questo nome: il marketing e l’innovazione. Tutto il resto è un costo. Nel TED che ho fatto recentemente ho citato la parola Armonia, figlia del dio della guerra e della dea dell’amore, quindi conciliava in sé gli opposti. Il marketing deve fare proprio questo: aiutare le aziende a conciliare i tanti opposti tra etica e profitto, orizzonte di lungo e di breve periodo, durabilità dei prodotti, tanti contrari da conciliare. Non a caso il titolo del TED era: come diventare un supereroe del marketing».