Pink Ribbon

Quel piccolo nastro rosa

È un piccolo nastro rosa, lo stesso che – dal 1992 in tutto il mondo richiama l’attenzione alle campagne di prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno, a contrassegnare la coda delle aste di questi occhiali. Ed è proprio il colore rosa a caratterizzare le montature e le lenti dei due nuovi modelli che compongono la nuova capsule collection GUESS Eyewear. 

Due occhiali a supporto di The Get In Touch Foundation,

Una montatura da sole e una da vista alquanto speciali, perché uniscono GUESS Eyewear e Marcolin nell’impegno a sostegno di The Get In Touch Foundation, l’associazione non profit americana che dal 2007, nelle scuole e negli ambulatori, lavora per sensibilizzare donne e ragazze alla prevenzione del cancro al seno. 

Un piccolo nastro rosa sensibilizza l’opinione pubblica mondiale sulla prevenzione e la diagnosi precoce del cancro al seno

Dedicata alle donne

Un impegno nato otto anni fa, e che ogni anno si traduce in una nuova collezione, una capsule creata ad hoc e dedicata alle donne nel nome di un capitolo cruciale della salute femminile. Tema che la fondazione The Get In Touch, fondata da Mary Ann Wasil e portata avanti dalla figlia Betsy alla morte della madre, affronta insegnando alle donne l’importanza e l’efficacia del Daisy Wheel, un metodo di autoesame da praticare fin da giovanissime. Un autotest salvavita, importante per conoscere e controllare la salute del proprio corpo. 

 

Two new elegant and lightweight frames that, in their dedicated case, will tinge October – Breast Cancer Awareness Month – with pink

Ottobre: il mese dedicato alla prevenzione

Per riuscirci l’associazione collabora ogni giorno con medici oncologi e ginecologi, organizza focus group per le giovanissime ed entra nelle scuole per insegnare alle ragazze l’autoesame del seno. Un grande sforzo che naturalmente ha bisogno del sostegno di tutti. Ecco allora questi due modelli leggeri ed eleganti che, racchiusi in una custodia dedicata, coloreranno ottobre di rosa; il mese dedicato alla prevenzione e alla lotta al cancro al seno. 

6 cose che non sai di Marcolin

In 2021 it celebrated 60 years in business. During these 60 years Marcolin, the Italian company from Longarone that designs, manufactures and distributes eyewear worldwide, has gone a very long way. The 15 million pairs of glasses sold on average every year are a testament to this. But so are other figures.

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Fin dal 1968, Marcolin comincia a parlare molte lingue. E, dalla prima rete di 8 distributori aperta negli Stati Uniti, alla quale si aggiunge una prima filiale aperta in Francia nel 1976, arriva in poco tempo a essere presente in tutto il mondo con 15 filiali divise tra Stati Uniti, Brasile, Asia, Messico, Europa, Africa e Medio Oriente.

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È un’azienda giovane: il 69% dei circa 2000 dipendenti ha meno di 50 anni, e il 57% dei dipendenti sono donne. Tutti coinvolti in corsi di formazione che, solo nell’ultimo anno, li hanno impegnati per più di 5600 ore. 

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Oggi Marcolin distribuisce occhiali per più di 20 marchi in licenza e ha 1 brand di proprietà (Web Eyewear) in più di 125 Paesi. 

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Una chiave di questo successo risiede nel “fattore tempo”: per arrivare alla nascita di un nuovo modello a Longarone servono 11 mesi di lavoro. Sono quelli necessari per passare dall’ideazione al disegno, poi dalla realizzazione del prototipo – un lavoro di grande precisione artigianale – fino alla scelta di materiali e colori e alla messa in produzione.  

La creazione di ogni nuovo modello di occhiali richiede 11 mesi di lavoro

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Anche la produzione di un occhiale richiede tempo. Quello necessario a oltre 60 passaggi di lavoro che includono, per citarne solo alcuni, la creazione di bacchette e frontali, l’assemblaggio, la burattatura, il taglio e l’applicazione delle lenti. E poi la rifinitura, quando vengono personalizzati i modelli, e la registratura, cioè la fase in cui tutti i componenti della montatura vengono controllati. 

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Ciocco-cammello o tonalità “foliage”. Sono due delle infinite possibilità cromatiche (e successive combinazioni lente-montatura) possibili oggi. Sempre però, qualsiasi sia il colore scelto, per verificare la conformità delle lenti alle norme in vigore, prima ma anche dopo la messa in commercio di un modello si esegue un gran numero di test ottici e meccanici. Test fatti internamente dal Dipartimento qualità e conformità Prodotto e dal Laboratorio di certificazione di Marcolin, ma anche da laboratori esterni accreditati. 

Ciocco-cammello o tonalità “foliage”. Sono due delle infinite possibilità cromatiche possibili oggi

Zhou Guanyu

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Come è cominciata la tua passione per le auto?

La mia passione per le auto è cominciata quando ero molto giovane, intorno ai 5 o 6 anni. Mi è sempre piaciuto il mondo dei kart, sin da quando ero bambino. Poi la mia famiglia mi ha portato a gareggiare e da lì, sin dalla prima volta, ho adorato l’esperienza e ho capito che era qualcosa che volevo davvero fare. Poi sono andato a vedere il Gran Premio di Cina e ho capito di voler diventare un giorno un pilota di F1. Quello era il mio sogno che poi si è realizzato: ho dato tutto, passo dopo passo, per arrivare qui in F1. 

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Nel 2022 sei stato il primo pilota cinese a gareggiare in un Gran Premio di Formula Uno. Qual è il tuo prossimo obiettivo?

Il mio prossimo obiettivo è ottenere una vittoria in una gara in F1. Vincere sarebbe fantastico e allo stesso tempo partecipare alla gara di casa in Cina la prossima stagione, il che è emozionante per me e mi dà ancora più motivazioni. Mi piace pensare di voler ottenere sempre di più. Un risultato migliore gara dopo gara, la top five, vittorie step by step. Spero di correre per il mio pubblico… questa potrebbe essere un’emozione incredibile da ricordare. 

 

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Che cos’è l’italianità per te, visto che guidi Alfa Romeo e d’abitudine indossi Web Eyewear?

Italianità significa molto per me. Il mio team di F1 è italiano e mi ha dato l’opportunità di realizzare il mio sogno e iniziare il mio viaggio in F1. E poi amo la cultura italiana. Ho vissuto in Italia per quasi tre anni, ho guidato per la Ferrari Driver Academy in passato quindi conosco abbastanza bene il paese, le città, la moda e il design. I marchi italiani portano sempre cose interessanti, idee sorprendenti come questi occhiali da sole molto trendy che apprezzo e indosso sempre in pista. 

Un viaggio che parte da un’idea

Il valore del pensiero

A parte pochissime eccezioni, oggi gli occhiali non vengono più realizzati in materiali rari e preziosi. Ma il loro valore va oltre la concretezza di questo aspetto: a fare la differenza è il processo creativo. Cioè quella fase di lavoro invisibile, per certi versi impalpabile, in cui un pensiero si trasforma in un bozzetto e poi in un disegno chiamando in gioco l’esperienza, le ore di lavoro, l’attenzione maniacale ai dettagli. Comincia così il viaggio che porterà alla realizzazione di una nuova montatura, contriuendo a offire una precisa visione del mondo. È questo il patrimonio immateriale che sempre sta dietro il processo creativo di una nuova montatura, come sanno all’ufficio stile di Marcolin. Un modo di lavorare affine a quello di alta ingegneria del mondo del gioiello.

Ciascun marchio ha valori propri, una storia precisa e muse ispiratrici diverse.

Occhiali come gioielli

È proprio dal mondo della gioielleria, dove anche il più piccolo dettaglio -vista la preziosità dei materiali- deve essere curato con la massima attenzione, che si prende ispirazione per aggiungere valore a un occhiale. Come, per esempio, l’inserimento di piccoli segni “sbagliati” che possono cambiare la rifrazione, creare chiaroscuro, spezzare la perfezione di un’asta. Piccoli interventi che fanno uscire un oggetto esce dalla serialità e gli regalano un’unicità molto umana e, dunque, un valore più grande. Dettagli non da poco. Perché è perfino nei piccoli gesti come scegliere un paio di occhiali che riveliamo quanto valore diamo a noi stessi.

 

Gli aspetti emotivi

Pensare a una nuova collezione, infatti, significa tenere conto di tantissimi aspetti. A partire dalla calzabilità, perché un occhiale deve essere, prima di tutto, confortevole. Allo stesso tempo, però, si tratta di un oggetto particolare, che viene sempre scelto seguendo il cuore, la parte più emotiva. E che, incorniciando lo sguardo, comunica qualcosa di noi al resto del mondo. La cura che, in fase creativa, si riesce a mettere nei dettagli, dunque, è proprio l’ingrediente che può toccare quei sensi e quelle emozioni, perché trasmette l’anima, il valore delle licenze con cui un’azienda come Marcolin lavora. A ogni nuova collezione, insomma, la sfida è quella di innovare toccando nuove corde sensoriali ed emotive, restando però fedeli al carattere di ogni brand: ciascun marchio ha valori propri, una storia precisa e muse ispiratrici diverse. Tutti aspetti da conoscere bene e seguire con molta attenzione.

Andrea Batilla

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Quali sono i tuoi luoghi del cuore di questa città, specialmente durante la Fashion Week?

«Senz’altro il caffè del Grand Hotel et de Milan di via Manzoni, uno degli hotel più prestigiosi della città, costruito nel 1880 e con, al primo piano, la famosa “suite Verdi”, la camera dove è morto Giuseppe Verdi. Il bar di questo hotel, dall’aspetto piacevolmente retro, è sempre molto tranquillo anche se in pieno centro: quando si entra qui si plana in una sorta di dimensione parallela. Antica e anche molto ricca, divertente e malinconica allo stesso tempo. Un altro luogo del cuore, per me, proprio a pochi passi da qui, è la Libreria Armani, una delle prime librerie dedicate alla moda aperte a Milano. E una delle più complete, dove riesco sempre a scovare pubblicazioni rarissime tra saggi e magazine internazionali che in una qualsiasi altra libreria di Milano non potrei trovare. Per chi ama la moda, è un piccolo giardino delle delizie, dove passare minuti molto piacevoli. Infine, Palazzo Morando, in via S. Andrea, sempre in pieno quadrilatero della moda. Il Palazzo è all’interno di una splendida casa nobiliare (la struttura principale è del Cinquecento) e oggi ospita il Museo della moda dove è conservata la collezione di abiti del Castello Sforzesco. E il calendario di mostre organizzate da Palazzo Morando è sempre estremamente interessante. Per me, un luogo che vale la pena scoprire».

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Alla vigilia della Fashion Week, come vedi questa stagione di passerelle milanesi?

«C’è molta eccitazione, perché tra “prime volte”, “ultime volte” e “volte di passaggio” ci saranno un sacco di cose interessanti. A proposito di prime volte, c’è grande curiosità per il debutto di Tom Ford a Milano con la nuova direzione creativa di Peter Hawkings. In generale, comunque, questo è un momento da osservare con grande attenzione perché di trasformazione, di passaggio verso il quiet luxury; dunque, vedremo come i creativi affronteranno il concetto. Questa edizione segnerà un punto di svolta tra quello che c’era prima e quello che ci sarà in futuro».

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Come considera gli occhiali Andrea Batilla?

«Gli occhiali sono uno degli accessori più interessanti e misteriosi perché cambiano la costruzione visiva del viso, il percepito che gli altri hanno di noi. E poi sono oggetti molto precisi, che riportano a contesti storici e culturali precisi. Mentre possiamo essere confusi nel modo di vestirci, quando scegliamo di indossare un occhiale entriamo sempre dentro un film. diventiamo i personaggi di un film. Un’esperienza magica. E gli occhiali sono gli unici accessori che possono regalarla. Anche perché sono gli unici ad avere un contatto così stretto con il nostro corpo».

Un gioiello di Carlo Scarpa

Straddling architecture and design

It is in the extraordinary setting of the historic Olivetti showroom in Venice, under the loggia of the Procuratie Vecchie, the space skilfully designed by Carlo Scarpa in 1957 for Adriano Olivetti which has been reopened to the public thanks to FAI, that Marcolin wanted to set the new campaign for its Web Eyewear line autumn-winter collection. This was no accidental choice, given the affinity between the elegant intelligence of the great Venetian architect – also translated into extreme attention to detail – and the sophisticated taste coupled with knowledge of materials expressed by the Marcolin brand.

 

Form and substance

The Olivetti showroom, an authentic work of art arranged over two floors, welcomes visitors with the sculpture-fountain entitled Nudo al sole [Naked in the Sun] by Alberto Viani, a gilded bronze work from 1956 (and recently restored) that Scarpa had placed in a black Belgian stone basin filled with water to reflect its upside-down image. But the real stroke of genius is the staircase that dominates the central hall, with its steps made of Aurisina marble, widely used in Venice until the Middle Ages, which seem to be suspended in the void and lend a sense of lightness and airiness to the whole room. Above, in the small areas formed by the two long galleries, a number of historic Olivetti typewriters and calculating machines, themselves examples of Italian design excellence, are on display. Like the frames from the Web Eyewear collection, Marcolin’s house brand created in 2008 and now known the world over.

Transparencies that are echoed in the acetate frames with titanium details from the new Web Eyewear season.

The light of Venice

The themes of light and water therefore dominate the space of the Olivetti showroom, the forerunner of modern flagship stores. Two elements that are known to characterise Venetian topography and art, and which are evoked here by a skilful use of natural light. And of the materials, mixed in a continuous play on colour contrasts and transparencies: from the marble and Murano glass floor (Scarpa began his career in the Murano glassworks) to the African teak and rosewood of the balconies, through to the bevelled crystal glass display cases. Transparencies that are echoed in the acetate frames with titanium details from the new Web Eyewear season. The lightness of which, enhanced for this campaign by the lens of American fashion photographer Nicolas Kern, conveys the idea of simple, contemporary elegance. Minimalist design, natural colours, textured effects and transparencies: as in Scarpa’s architecture, the beauty of these glasses lies in each individual detail. And this, perhaps, is the key to successfully combining style and comfort, sophistication and functionality. In architecture as in product design.

Come nasce un paio di occhiali?

La fase della burattatura

Tonde, irregolari butterfly o cat-eye. E poi in metallo o in acetato, nere o colorate: sono gli infiniti modi in cui le montature possono incorniciare, valorizzandolo, il nostro sguardo. Non tutti sanno, però, da quali e quanti speciali processi di lavorazione passa la realizzazione di un paio di occhiali. Lara Marogna, Group Style & Product Development di Marcolin, ci illustra uno dei processi più importanti e delicati: la burattatura. «Il suo nome deriva da quello della macchina che viene utilizzata, il buratto. Si chiama così il macchinario cilindrico, chiamato anche “botte”, diviso in vasche all’interno delle quali, conclusa la sagomatura, vengono infilati i frontali e le aste che poi andranno a comporre l’occhiale, insieme a legnetti di faggio e betulla di diverse dimensioni e a palline di pasta abrasiva. A questo punto la macchina viene chiusa e fatta partire: il buratto comincia a girare su sé stesso ad una velocità che può variare in base al materiale (metallo o acetato) e ad ogni rotazione, per caduta e sfregamento, legnetti e paste abrasive compiono il lavoro di sgrossatura, lucidatura e brillantatura finale delle montature». Un lavoro lungo perché, per ciascuna delle tre fasi, il buratto gira ininterrottamente da 12 fino a 14 ore.

L’importanza del giusto mix

«A ogni passaggio, quando il buratto viene scaricato, sono gli operai a controllare una per una le montature. E al momento di ricaricarlo, devono saper dosare alla perfezione la quantità di legnetti e di pasta che compone il mix del materiale di lucidatura. E possono farlo verificando al tatto che non sia troppo secco né troppo oleoso; quindi, servono esperienza e conoscenza dei materiali. È proprio dal giusto equilibrio di questi ingredienti, infatti, che si può ottenere un risultato eccellente. Cioè un occhiale in cui ogni dettaglio della montatura sia perfetto per la sua funzione, dunque resistente ma anche impeccabile dal punto di vista estetico». E Lara Marogna, che ha iniziato il suo percorso professionale nel mondo della gioielleria, sa bene che è dalla cura di queste fasi, che avvengono dietro le quinte di una fabbrica, che si può ottenere un prodotto glamour ed elegante, in grado di farci sognare e di valorizzare il nostro stile personale.

Un viaggio a tre tappe

Trascorso questo lasso di tempo, il buratto viene aperto e le montature controllate una ad una (per i non addetti ai lavori è sorprendente vedere come, a ogni passaggio, le montature siano più belle e brillanti). Successivamente, vengono infilate in un altro buratto, dove si avvia la fase successiva per altrettante 12-14 ore. In tutto, il processo richiede quattro giorni di lavoro per raggiungere il risultato finale di una montatura perfettamente levigata e brillante. Pronta per essere rifinita e uscire dalla fabbrica.

Non si tratta però di un processo squisitamente meccanico, dove è il buratto a fare tutto: a fare la differenza nella burattatura è l’aspetto umano, grazie agli occhi e alle mani degli operai che ne gestiscono e seguono tutto il processo.

Back to work

Sofisticato e innovativo

Per lo spessore, i sorprendenti tocchi di colore e una linea che strizza l’occhio reinterpretandoli – agli anni Sessanta e Settanta, le montature TOM FORD Eyewear si fanno sempre notare. Oversize, vistosi e allo stesso tempo eleganti, questi sono occhiali di carattere che si abbinano perfettamente alla personalità di chi, nella vita privata come sul lavoro, resta fedele a uno stile raffinato. A partire dalla scelta accurata dei dettagli, come tessuti e accessori. Ma che rivela anche un’anima giovane, amante dell’innovazione e curiosa del futuro. Uno stile, insomma, che ha sì le sue radici nel lusso, ma sa distinguersi per una visione che è sempre un passo più in là. 

 

Uno stile che ha le sue radici nel lusso, ma sa distinguersi per una visione che è sempre un passo più in là

Casual ed essenziale

La nuova collezione GANT Eyewear esprime l’inconfondibile anima sportiva di questo brand nato in America nel 1949 attraverso montature che coniugano uno stile contemporaneo e dinamico a piccoli ma preziosi dettagli iconici. Sono occhiali da vista che si distinguono per le montature lineari e ricercate, come quelleleggerissime e allo stesso tempo elastiche e resistenti – in metallo. Confortevoli e regolabili, sono perfette per chi, nella vita di tutti i giorni, si sente perfettamente a proprio agio in uno stile casual, essenziale e minimalista. E detesta le complicazioni.

 

Confortevoli e regolabili, sono perfetti per chi, nella vita di tutti i giorni, si sente perfettamente a proprio agio in uno stile casual, essenziale e minimalista

Elegante e glamour

Un po’ Robert Redford un po’ futurismo retrò anni Ottanta: gli occhiali da vista a goccia conservano quell’intramontabile non so che. Tra l’intellettuale e il glamour, come le accurate montature in metallo di Zegna Eyewear, sono gli occhiali giusti per chi ama uno stile ricercato senza rinunciare a qualche tocco vintage. Uno stile che, nel suo guardare al passato, rassicura e mette tutti a proprio agio. Senza annoiare, però: con pochi sapienti dettagli rivistati, la rinascita di un grande classico è servita.