Jennie McCormick and Kyle M. Sweeney

1

Quali sono gli elementi chiave che rendono la collezione Eyewear di rag & bone allineata allo stile e ai valori del brand?

Jennie McCormick: «Le linee guida alla base dei nostri occhiali sono le stesse di tutto ciò che facciamo in rag & bone: l’equilibrio tra qualità del design, funzionalità e sobrietà è lo spazio che rag & bone incarna — e l’eyewear non fa eccezione. Ci siamo concentrati su forme classiche ma innovative e su combinazioni di materiali immediatamente riconoscibili come nostre, lasciando allo stesso tempo spazio all’evoluzione. Le storie cromatiche e materiche, l’hardware distintivo e i dettagli di branding lavorano insieme in modo ponderato, mai decorativo. Ciò che rende immediatamente riconoscibile un paio di occhiali rag & bone è qualcosa che si percepisce subito. Le montature hanno una certa consistenza, la qualità è evidente nel momento stesso in cui le si prende in mano, un po’ come quando si tocca uno dei nostri tessuti. Più si osservano da vicino, più se ne comprende il progetto: posizionamento del logo, funzionalità delle cerniere, dettagli di finitura — tutto è studiato e tutto comunica. Questa attenzione silenziosa al dettaglio è al centro di ciò che siamo».

Quali temi hanno ispirato il design di questa collezione?

Kyle M. Sweeney: «La collezione Spring ’26 è stata il nostro primo lancio di ampia portata e l’abbiamo affrontata con un senso di sobrietà, partendo da forme familiari e archetipiche per affinare via via proporzioni, tonalità e materiali in modo da renderle moderne e attuali. Non siamo interessati a reinventare le icone, ma a perfezionarle. Una parte fondamentale del linguaggio di design deriva dai nostri tre cluster, ispirati al workwear, uno dei pilastri del brand. Nel ready-to-wear si ritrovano dettagli come le bartack a contrasto e le cuciture “railroad” nella maglieria, oltre alla costruzione a tripla cucitura in alcuni denim e tessuti. Questo approccio si è tradotto direttamente nell’eyewear. Il cluster “triple stitch” riflette questa eredità, esprimendo la nostra attenzione a qualità, innovazione e autenticità attraverso dettagli e costruzioni discrete. Da qui, la collezione si apre a un’espressione più libera, dove colore e trasparenze introducono un senso silenzioso di individualità, e a un’area più tecnica in cui hardware e costruzione diventano parte del linguaggio visivo. La palette, infine, propone colori come olive, fudge e tort che appaiono vissuti piuttosto che decorativi. È una collezione pensata per un cliente globale e urbano, che si muove con naturalezza tra contesti diversi e si veste seguendo l’istinto più che lo sforzo».

2

Come bilanciate l’innovazione con il rispetto per la storia di un brand così fortemente caratterizzato?

Jennie McCormick «Partiamo sempre da una solida base di forme classiche dell’eyewear, questo è imprescindibile. Ma all’interno di questa base c’è molto spazio per sperimentare. Le nostre riunioni di design sono davvero divertenti e stimolanti: proviamo le forme, discutiamo le proporzioni e ragioniamo su come adattare le tendenze emergenti affinché risultino autenticamente rag & bone. Per una persona come me, ossessionata dagli occhiali (ne possiedo più di 20 paia da sole e continuo a collezionarne) partecipare a queste conversazioni non stanca mai. Il mondo dell’eyewear è vasto e le tendenze si muovono velocemente. Ma, come per l’abbigliamento, la chiave è creare forme con intenzione. Vogliamo che i nostri occhiali risultino naturali e senza tempo, qualcosa in grado di valorizzare un outfit e aggiungere un tocco deciso ma discreto, mai eccessivo. L’innovazione emerge nei dettagli: le combinazioni cromatiche, le finiture e i dettagli hardware sono gli ambiti in cui spingiamo i confini in modo sottile e deliberato, sempre al servizio dell’estetica d’insieme e del look rag & bone».

In quali direzioni potrebbe evolvere il brand in futuro?

Kyle M. Sweeney «Siamo sempre esistiti nella tensione tra heritage e modernità. Guardando avanti, si tratta di ampliare il lifestyle e innovare per rispondere alle esigenze del cliente del futuro, restando però saldamente ancorati alla nostra eredità. Vediamo una reale opportunità nello sviluppo di un ecosistema di prodotto più ampio, in cui l’eyewear gioca un ruolo fondamentale. Ciò che oggi è interessante è esplorare questa tensione attraverso nuovi materiali, finiture e tecniche costruttive, soprattutto in categorie come l’eyewear, dove il prodotto è al tempo stesso funzionale e profondamente personale. L’occhiale è una naturale estensione del guardaroba: qualcosa che completa un look ma che allo stesso tempo lo definisce in modo sottile. Non è un accessorio, ma un’espressione di identità, all’altezza dello sguardo. In definitiva, si tratta di costruire una visione più completa, dalla testa ai piedi, in cui ogni elemento risulti coerente e connesso».

3

rag & bone è all’inizio di una nuova collaborazione con Marcolin: cosa apprezzate di più di questa partnership?

Jennie McCormick: «Marcolin porta con sé decenni di esperienza e una conoscenza profonda e articolata del settore eyewear, un patrimonio di competenze estremamente prezioso. Ciò che mi entusiasma di più è quanto il loro know-how elevi ciò che siamo in grado di realizzare. La collaborazione tra i nostri team è realmente stimolante e basata sul confronto. C’è un vero scambio: il team Marcolin ci stimola, noi collaboriamo con loro, e il risultato è migliore di quanto ciascuno di noi potrebbe ottenere da solo. Ciò che rende questa collaborazione così naturale è il punto di partenza condiviso: la qualità al primo posto, sempre interpretata attraverso un design consapevole e un’innovazione significativa. Marcolin non si limita a produrre, pensa al prodotto come lo pensiamo noi. Questo allineamento di valori è raro ed è ciò che ci rende davvero entusiasti per quello che verrà».

Per chi è pensata questa nuova collezione?

Kyle M. Sweeney: «Il cliente rag & bone è molto consapevole. Seleziona, affina e colleziona con intenzione. Il suo modo di vestire è naturale, ma mai casuale. Non insegue le tendenze: costruisce un punto di vista personale. Questo approccio influenza tutto. Le montature sono progettate per accompagnare con naturalezza momenti diversi, dal mattino alla sera, dalla vita quotidiana al viaggio, senza dover essere rimesse in discussione. Ma c’è anche una dimensione emotiva perché un occhiale incornicia il volto, modifica la postura e cambia la percezione che gli altri hanno di te. Un buon occhiale non si limita a completare un look; ne trasforma la presenza. Questa nuova collezione è solida, ma non statica. Ci muoviamo verso una sottile rottura delle proporzioni, dei toni e dei dettagli, ed è una questione di precisione, con la giusta dose di tensione per renderla personale».

Luca Nichetto

In che modo Murano, il luogo in cui è nato e cresciuto, ha plasmato il suo percorso creativo e professionale?

«Murano ha indubbiamente plasmato il mio percorso creativo: crescere su quest’isola significa essere immersi nei gesti, negli strumenti e nei materiali, comprendere il valore del gesto, l’importanza e il rituale del fare e la capacità di trasformare la materia. Oggi, più che mai dopo 25 anni, mi sento ancorato a questo lato delle mie radici: con Nichecraft, creazioni indipendenti firmate dal mio studio, ho voluto riportare al centro la creatività e la dimensione umana del progetto».

Nel corso della sua carriera è stato Art Director per numerosi marchi di design internazionali, ha tenuto lezioni e workshop in diverse università e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Cosa significa per lei il design oggi?

«Il design è una forma d’arte applicata concepita per essere prodotta in serie, numerata o meno, sempre con significato e intenzione. Significa assumersi dei rischi per creare qualcosa di nuovo e inaspettato, esplorando la creatività in tutte le sue dimensioni. Ogni progetto dovrebbe essere concepito con cura, realizzato con intenzione e destinato a durare, poiché la creatività è un modo per costruire connessioni».

Tra le tante cose, qualche anno fa ha anche creato un paio di occhiali: cosa la affascina di questo accessorio che unisce design e visione? E come immagina potrebbe evolversi?

«Progettare degli occhiali è stata un’esperienza unica, anche perché ho affrontato quel modello in modo personalizzato, affinché si adattasse perfettamente al mio viso. Design, scelta dei materiali ed estetica del colore contribuiscono insieme a creare un oggetto che non veste una parte della casa ma una parte del corpo. Anche in questo caso, sono progettati con cura, realizzati con intenzione e destinati a durare. Parliamo di un settore il cui sviluppo, dopo gli occhiali intelligenti, è davvero imprevedibile, ma credo che l’evoluzione tecnologica darà ancora più valore al know-how che sta alla base di questo ambito».

Carlo Capasa

Artigianalità e sostenibilità (insieme alla creatività), sono aspetti imprescindibili del Made in Italy. A fronte di scenari che evolvono rapidamente, su cosa dovremo puntare maggiormente in futuro?

«Artigianalità e sostenibilità sono da sempre due elementi fondamentali per il Made in Italy. Il nostro punto di forza resta la filiera: una rete straordinaria di imprese e competenze, che dobbiamo continuare a valorizzare. In futuro sarà sempre più importante investire nella formazione dei giovani e nell’innovazione dei processi produttivi, mantenendo però quella qualità manifatturiera che rende i nostri prodotti riconoscibili nel mondo».

All’appuntamento della Fashion Week, quest’anno si aggiungerà il Vogue World: eventi come questo servono soprattutto a confermare un’identità o a far conoscere al mondo i nuovi talenti?

«Eventi come Vogue World hanno soprattutto la capacità di raccontare al mondo la moda italiana. Servono a rafforzare il ruolo internazionale di Milano e, allo stesso tempo, offrono grande visibilità anche ai nuovi talenti. La forza della moda italiana risiede proprio in questo equilibrio tra marchi storici e nuove generazioni creative».

Dell’ecosistema moda fa parte anche un’altra eccellenza italiana, quella dell’Eyewear, della quale Marcolin da anni è leader riconosciuto: tra AI e nuove sfide commerciali, come vede il futuro di questo settore?

«L’eyewear è un settore in cui l’Italia ha costruito, nel corso negli anni, una leadership molto solida, grazie alla qualità del design e della manifattura. Le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, avranno un ruolo sempre più rilevante, ma resteranno centrali la creatività, l’innovazione e la capacità produttiva. In futuro, sarà fondamentale continuare a investire nella filiera e nella qualità del prodotto, elementi che rendono competitivo il Made in Italy anche in questo settore».

Marcolin People Wavers

I nuovi ambassador

Serate conviviali, tornei sportivi, progetti di solidarietà: sono queste le occasioni che, andando oltre il classico orario di lavoro, rafforzano connessioni tra colleghi e contribuiscono a creare un ambiente positivo, vivo e partecipato. Da oggi, in Marcolin, a dare forma e voce a queste iniziative ci penseranno i “Marcolin People Wavers”: otto ambassador tra i 27 e i 43 anni, diversi per ruolo ed esperienza, ma uniti dalla voglia di fare la differenza. Saranno loro a portare nuove idee, energia e spirito di comunità alle persone Marcolin.

Una formula innovativa

Prende così il via da questo mese un primo calendario di incontri che renderanno i valori aziendali un’esperienza viva e tangibile. E non solo, a questa prima mission se ne affiancherà un’altra: utilizzare i propri profili social per raccontare l’azienda da una prospettiva interna e reale, quella che, spesso, i messaggi ufficiali non riescono a trasmettere.

Le sfide per il futuro

I Marcolin People Wavers saranno i primi protagonisti di un programma di comunicazione pionieristico e innovativo, pensato per dare spazio e voce alle persone che vivono ogni giorno l’azienda: ai loro percorsi, alle loro esperienze e ai valori in cui si riconoscono davvero. Un racconto che prende forma sia all’interno sia all’esterno di Marcolin, mettendo al centro ciò che rende unica la sua comunità. In un’epoca di sovraccarico di informazioni e di contenuti generati in massa dall’IA, ciò che fa davvero la differenza è l’autenticità: uno sguardo personale e riconoscibile. Ed è proprio questo che possono offrire le otto voci di Ambassador, trasformando la comunicazione in qualcosa di più vicino, credibile e profondamente umano.