WEB EYEWEAR: 20 anni di storia in una nuova collezione

I valori

Eleganza semplice e mai banale, cura dei particolari, ispirazione retro e linee contemporanee. Sono i punti di forza di WEB EYEWEAR, un brand che da sempre è sinonimo di un lusso mai urlato, in cui lo stile si nutre di equilibrio e attenzione ai dettagliPer celebrare i suoi primi 20 anni all’interno della famiglia Marcolinquesta primavera debutta un’esclusiva capsule collection presentata in anteprima a MIDO. Una collezione speciale declinata in quattro nuovi modelli che, attraverso un’estetica ricercata e moderna, coniugano tradizione e contemporaneità. 

I nuovi modelli

Due modelli da sole, con aste spesse e doppio ponte, e due da vista, che riprendono le stesse shape ma con una linea snella e alleggerita, rendendone più confortevole l’uso quotidiano. Sono le montature di questa speciale capsule, unite tra loro da alcuni preziosi elementi distintivi, a partire dal logo, rivisitato per l’occasione, e dall’iconico torchon, l’elemento stilistico che negli anni Sessanta riproduceva l’elica di un aeroplano, qui trasformato in puro segno grafico. Un elemento caratterizzante, ma ripensato in senso decorativo e che ritroviamo sul ponte o sulle aste.

Le tonalità

Con questa nuova capsule celebrativa, infine, WEB EYEWEAR gioca anche con il colore passando, nei modelli da sole dal nero assoluto, con lenti color fumo, alle aste in tonalità Havana abbinate a lenti fotocromatiche gialle. A completare la collezione, infine, un packaging dedicato che recupera colori e texture dell’archivio stile di WEB: un ulteriore tributo alla storia del brand e alla sua vision senza tempo.

ic! berlin: una giornata per celebrare 30 anni di design indipendente 

Un evento straordinario

Per festeggiare suoi primi 30 anni di storia e successi, lo scorso 19 marzo ic! berlin ha riunito la propria community per una giornata speciale, a partire dalla visita allo showroom e alla fabbrica all’interno del suo headquarter, nel quartiere industriale della città. Per tutti gli ospiti, è stata l’occasione per conoscere da vicino gli spazi, i processi di creazione e produzione delle montature e la filosofia creativa di uno dei brand dell’eyewear più innovativi e di culto.

La nuova capsule collection

Durante la visita ic! berlin ha presentato anche la capsule collection creata ad hoc per questo importante traguardo. Sei nuovi modelli del brand di proprietà di Marcolin che, unendo tradizione e innovazione, rileggono in chiave contemporanea le linee minimaliste di ic! berlin e, a sorpresa, giocano con la tonalità Transformative Teal, un blu-verde intenso che impreziosisce le montature e viene ripreso dalle lenti fotocromatiche.

Il cocktail party al museo

Una cena e un cocktail party hanno infine chiuso questa straordinaria giornata in un luogo suggestivo di Berlino, la Feuerle Collection, il museo inaugurato dieci anni fa negli spazi riconvertiti di un bunker per le telecomunicazioni della Seconda Guerra Mondiale. Dove, in ambienti di grande atmosfera, sono esposti i pezzi della collezione d’arte orientale e contemporanea di Desiree Feuerle. Tra sculture d’epoca Khmer e pezzi d’arredamento cinese del 200 a.c. accanto a opere di artisti come Anish Kapoor, Cristina Iglesias e Adam Fuss. Un’immersione nella bellezza da un punto di vista anticonvenzionale, come nello spirito di ic! berlin.

ic! berlin: 30 anni di ingegneria e creatività

La storia

In una città riunificata da pochi anni e animata da grandissima energia creativa e voglia di sperimentare, in un appartamento di Berlino l’eclettico Ralph Anderl (designer, cantante, fotografo e musicista) insieme a due amici dà vita a ic! berlin. È il 1996 e, da subito, il nuovo brand si impone all’attenzione del pubblico con le sue montature ultraleggere e flessibili che sfidano le convenzioni e portano un nuovo paradigma nel mondo dell’eyewear, diventando rapidamente l’oggetto del desiderio di una generazione di giovani creativi. Personalità vivaci, curiose e nomadi, attratte dalle sue montature anticonvenzionali, ultraleggere e minimaliste, in acciaio inossidabile laminato a freddo, unite dall’iconica cerniera senza viti: una soluzione unica per leggerezza, durata e comfort.

La collezione

Per celebrare questo importante traguardo, ic! berlin, tra gli house brand di Marcolin dal 2023, presenta oggi una speciale capsule collection che reinterpreta le sue famose linee minimaliste in sei montature create per l’occasione. Quattro più classiche, in acciaio inossidabile, che celebrano l’eredità del brand: LEIF, WANDA, OLI THE 2ND e PINA. Due più innovative: SODIUM e XENON. A impreziosire la collezione, la tonalità che il Worth Global Style Network ha eletto colore dell’anno: Transformative Teal, un blu-verde intenso che incarna natura e tecnologia, calma ed energia vibrante. Tonalità ripresa anche dalle lenti fotocromatiche che, adattandosi alle variazioni di luce solare, giocano con la stessa nuance della montatura.

La campagna

A completare le celebrazioni per i 30 anni di ic! berlin, la nuova collezione sarà accompagnata da una campagna ad hoc: “I see Berlin”. Un progetto di comunicazione che rende omaggio all’essenza indipendente e all’energia creativa di Berlino, la città che è parte del DNA del brand, attraverso alcuni dei suoi protagonisti contemporanei: il fotografo della vita notturna Sven Marquardt, la chef thailandese-americana Dalad Kambhu, che qui ha il suo ristorante stellato, l’artista concettuale Nina Pohl, la dj Nunguja Kisalya, oggi londinese ma cresciuta a Berlino, l’architetto e artista Thilo Reich e il ballerino sudcoreano Youngchan Moon, che nella sua danza fonde elementi classici e contemporanei. Grazie al loro sguardo, prende forma l’identità creativa di Berlino. E gli occhiali ic! berlin diventano la lente -letterale e simbolica- in grado di catturare le migliori energie della città.

MCM: un viaggio lungo mezzo secolo

Da Monaco allo spazio

Fondata a Monaco di Baviera nel 1976, MCM (Modern Creation München), totalmente immersa nella scena culturale e musicale della città, si distingue da subito per la produzione di borse, valige e linee ready-to-wear dal forte spirito creativo e cosmopolita. I suoi accessori in pelle, contrassegnati dal monogramma Visetos – con la corona d’alloro e la shape a diamante ispirata alla bandiera bavarese – diventano rapidamente simboli di stile, glamour e libertà di espressione, amatissimi dal jet set internazionale. Oggi MCM, presente in 43 Paesi del mondo, celebra il traguardo dei suoi primi 50 anni con una nuova tappa nel suo percorso: la collezione Eyewear Primavera/Estate 2026 in collaborazione con Marcolin.

Una linea sensoriale

In quest’ultima collezione il design si trasforma in un’esperienza tattile, una nuova tappa del viaggio da Monaco a Marte iniziato con la campagna Autunno/Inverno del 2024. Ispirata alle linee pulite e funzionali dell’estetica Bauhaus, guarda al futuro con le nuove texture tridimensionali che diventano raffinati elementi scultorei. Il motivo dell’alloro, emblema storico della Maison, si trasforma così in un dettaglio maxi sull’elegante struttura delle aste, con il monogramma Visetos proposto in acetato che, uscendo dai confini di semplice elemento decorativo, da simbolo diventa materia. Senza perdere il legame con la propria storia, MCM trasforma così la quotidianità in un’esperienza estetica e personale, in cui ogni montatura diventa segno di modernità, dinamismo ed espressione individuale.

Limited edition

Protagonista della collezione, il nuovo esclusivo modello da sole “Mars Mask”, una montatura a mascherina in metallo prodotta in serie limitata, dal design audace e ultramoderno. Ispirata ai caschi degli astronauti, la silhouette elegante e avvolgente della montatura è impreziosita da uno spoiler superiore e da dettagli in metallo diamantato sulle lenti: un tocco di lusso futuristico che esalta l’architettura dinamica e high-tech dell’occhiale. Prodotti in serie limitata e presentati in una speciale confezione celebrativa, questi occhiali da sole catturano perfettamente lo spirito senza tempo di MCM: creativo, rivoluzionario e sempre in movimento. Verso un futuro luminoso.

Marcolin: una storia lunga 65 anni

L’anno della fondazione

Ce ne siamo dimenticati ma, all’inizio degli anni Sessanta, il nostro era letteralmente un altro Paese. Dopo acqua ed elettricità, nelle case cominciavano a entrare i primi elettrodomestici, la Fiat aveva messo in produzione la 500 e l’Autostrada del Sole era ancora in costruzione. Erano gli anni del boom economico, un momento straordinario di crescita e opportunità in cui l’economia iniziava a cambiare fisionomia, non più basata sull’agricoltura, e le fabbriche artigiane del Veneto diventavano protagoniste dello sviluppo industriale del Paese. Nasceva così il “Distretto veneto dell’occhialeria”, il contesto ideale per mettersi a produrre per conto terzi aste e componenti per gli occhiali. Comincia proprio così, con un macchinario impiantato in cantina e l’aiuto della moglie, l’avventura di Giovanni Coffen Marcolin che, nel 1961, fonda in Cadore la sua “fabbrica artigiana”.

La nascita dell’azienda

Sfogliando i primi capitoli della storia di Marcolin, si comprende subito quale è stato il primo punto di forza di Giovanni Coffen Marcolin: aver saputo intercettare i segnali di cambiamento di un mondo in cui diventava fondamentale proporre prodotti d’eccellenza e innovativi. Uscendo però dai confini della “fabbrica artigiana”. È così che, nel 1964, nasce «Marcolin occhiali doublé». Non più piccola realtà a conduzione famigliare, ma grande azienda che dà lavoro a decine e poi centinaia di operai del posto e che si fa conoscere dal grande pubblico anche attraverso la pubblicità, sponsorizzando alcune gare di sci a Cortina (poi verranno le campagne sui giornali e in tv). Da quel momento il successo di Marcolin continua a crescere finché, tre anni più tardi, l’azienda si allarga e cambia sede: prima a Vallesella di Cadore, poi -nel 1980- a Longarone, dove tutt’ora si trova il suo headquarter, oggi affiancato dal nuovo stabilimento in località Fortogna.

 

La vocazione internazionale

Il secondo punto di forza di Marcolin? Aver subito guardato oltre i confini nazionali. Il 1968 è l’anno del debutto dell’azienda sul mercato internazionale, a partire da quello americano, commercializzando i suoi prodotti attraverso una rete di otto distributori. Poi, pochi anni dopo, in Francia dove, nel 1976 apre una filiale, seguita in poco tempo da quelle svizzera e tedesca. E sempre tenendo rapporti diretti e personali con tutti i collaboratori, come il fondatore faceva con la sua piccola attività in Cadore. Perché è proprio da quel particolare contesto culturale e geografico delle sue origini, culla della migliore tradizione manifatturiera italiana, che oggi possiamo comprendere davvero il successo di Marcolin. Un’azienda capace di coniugare l’eccellenza artigianale alle tecnologie avanzate e alla ricerca di materiali e design. Le qualità che, anche oggi, tutto il mondo ci invidia.

Zhang Hongyang

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Cosa rappresenta questo animale simbolo del 2026?

«Con l’arrivo del Capodanno cinese, questo destriero si lancia in avanti. Porta con sé la chiarezza di una nuova visione e l’audacia di un nuovo stile. Uno slancio fatto di potenza e grazia. Ma è quando l’arte incontra l’artigianato che l’ispirazione prende letteralmente corpo: così con Marcolin abbiamo creato un destriero chiamato ‘New Vision’. Da un singolo tratto a una montatura completa, dal concept al prodotto: questa non è solo la nascita di un occhiale, ma un viaggio estetico che inizia nell’Anno del Cavallo».

 

2

Dalle tue opere traspaiono sia grande energia sia studio e rigore: pensi che ci siano affinità con il lavoro di un designer?

«Un dipinto comincia sempre con una singola linea di ispirazione, poi si evolve in una forma ponderata e si completa solo quando traspare lo spirito. Anche un nuovo occhiale di Marcolin segue lo stesso percorso: scolpito con precisione, intriso di carattere e rifinito con un’anima. È un artefatto di visione, sia letterale che figurativa. Il design degli occhiali e la creazione artistica condividono la stessa anima: la creatività come fondamento, l’artigianalità come struttura. Nel dipingere un cavallo un singolo tratto preciso può definire la nitidezza del suo sguardo, mentre una spruzzata d’inchiostro può catturare l’impeto del suo galoppo. Questo rispecchia l’artigianalità dell’occhialeria, dove la progettazione dei componenti, fatta con precisione millimetrica, coesiste con la scultura intuitiva delle curve realizzate a mano».

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In che modo la scelta di un materiale può influire sul risultato finale?

«Quando si scelgono tele, pigmenti o inchiostri, il materiale stesso – per esempio l’assorbenza della carta di riso o la consistenza della pittura a olio – plasma profondamente il risultato espressivo finale. Lo stesso accade nel design degli occhiali: la selezione dei materiali, dall’acetato al metallo fino agli innovativi composti di origine biologica, definisce la qualità tattile e l’esperienza d’uso dell’oggetto».

Alberto Fratantonio

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Ormai più di due anni fa, dopo un importante percorso professionale nel mondo dell’eyewear, sei diventato responsabile dell’area EMEA Sud per Marcolin. Quali sono i punti di forza e le sfide che caratterizzano questa particolare fetta di mercato?

«Il Sud EMEA rappresenta una fetta importante e consolidata del mercato europeo dove i nostri principali punti di forza sono: diversità, solidità e relazione. Qui abbiamo infatti un giusto mix di canali di vendita, tra ottici indipendenti e realtà di catena e in questi anni abbiamo investito molto sia per consolidare i canali tradizionali, sia per implementare piattaforme per la gestione automatizzata dei riassortimenti. Nel prossimo futuro, vedo principalmente due sfide: il giusto connubio tra artigianalità e innovazione tecnologica e il ricambio generazionale. A livello di innovazione, ad esempio, siamo in un momento storico cruciale: l’IA cambierà profondamente lo scenario attuale, e dobbiamo essere pronti e preparati cogliendone le enormi potenzialità e applicandole in maniera etica, con l’obiettivo di essere il miglior partner per i nostri clienti».

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Tra innovazione tecnologica, design e qualità artigianale, qual è “l’ingrediente” che fa la differenza nella scelta di acquisto di un paio di occhiali?

«Tra artigianalità, design e innovazione tecnologica non c’è un ingrediente più importante dell’altro: tutti e tre oggi sono condizioni indispensabili per portare avanti una relazione d’affari sana e proficua. Quasi tutti ci chiedono queste cose: un ottimo prodotto, una relazione di qualità e un after sell impeccabile. Ecco perché in questi anni stiamo investendo molto in questi pilastri, con l’obiettivo di mettere il cliente sempre più al centro della maggior parte dei processi decisionali».

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In occasione dell’inaugurazione di questo nuovo showroom a Barcellona, come pensi che la nuova casa Marcolin possa essere una leva e un vantaggio per i clienti dell’area Iberia?

«Barcellona è l’ultima di una serie di importanti inaugurazioni che Marcolin ha realizzato nel mondo, dopo New York, Londra e Parigi. Questo nuovo spazio ci permetterà di mettere ancora più al centro i nostri clienti, continuando a rafforzare i legami con loro. Aprire le porte della nostra nuova casa ci consentirà inoltre di organizzare eventi di vendita e di formazione, oltre a presentare il nostro straordinario portafoglio di brand in una cornice davvero unica».

Jordan Keys e Alessandro Melis

Jordan Keys:

Come è nata l’idea di “Vision Reframed”?

«Vision Reframed è nato da una collaborazione con uno dei miei colleghi, un’idea che ha messo davvero in luce la nostra missione al New York Tech: creare progetti collaborativi innovativi. Poter riunire le scuole, la Facoltà di Architettura e Design e il College of Osteopathic Medicine, insieme al nostro partner industriale Marcolin per sviluppare non una semplice idea astratta, ma qualcosa di realmente innovativo e concreto come questo progetto»

Alessandro Melis:

Per integrare design, sostenibilità, benessere e innovazione occorre sapersi muovere tra linguaggi molto diversi. Quali sfide e opportunità emergono dalla fusione di questi mondi?

«Quello di poter unire design, salute e innovazione è in realtà è proprio il motivo per cui abbiamo organizzato il workshop. E il motivo è ancora più importante oggi, in tempi di crisi globale, perché è diventato decisivo saper trovare una soluzione con il contributo di chi ha competenze diverse»

Jordan Keys:

È stato utile per comprendere le potenzialità della collaborazione interdisciplinare?

«Questo progetto ha davvero dato valore alla collaborazione interdisciplinare in modi che non avrei nemmeno immaginato. E ci ha fatto riflettere su come, in quest’era tecnologica, con le innovazioni dell’intelligenza artificiale, non possiamo più vivere isolati: fondamentale collaborare, studenti della facoltà di medicina osteopatica insieme agli studenti di Architettura e Design. Non solo perché così possiamo arrivare a creare un prodotto davvero innovativo per le persone con diverse disabilità, ma perché abbiamo potuto raggiungere livelli di tecnologia che, come medico, non avrei mai potuto nemmeno immaginare».

Alessandro Melis:

Quali idee emerse dal workshop hanno meglio incarnato il concetto di “design senza confini”?

«Impossibile fare degli esempi: tutte le idee presentate alla fine di questo percorso hanno colto in pieno la complessità del lavoro che c’è dietro l’ideazione di un paio di occhiali e lavorato per un design universale, non rivolto a un target specifico. Tutti tendiamo a considerare la tecnologia distante dalla creatività, addirittura un limite per il design, invece in questo workshop abbiamo visto che non appartiene a un campo diverso, al contrario è lo strumento che può riunire diversi aspetti del design, a partire dall’attenzione per i materiali. Perché la diversità nella creatività e la tecnologia sono il motore principale del futuro designer»

Jordan Keys:

Come sta cambiando il ruolo delle Università nel promuovere l’innovazione e formare la prossima generazione di creativi? 

«Industria e mondo accademico oggi dipendono completamente l’uno dall’altro. In Università stiamo formando la prossima generazione di professionisti, e sto parlando della generazione più intelligente e preparata con cui abbia mai lavorato. Ma quando ci si rivolge all’industria, allora ci si deve chiedere: quali sono i bisogni della comunità? E quando entrambi si mettono insieme si possono raggiungere le idee più innovative e stimolanti».

Alessandro Melis:

Il ruolo del designer oggi sembra spostarsi da «creatore» a «connettore». Come vedi questa trasformazione? 

«Come un ritorno all’origine di ciò che è il vero ruolo del designer creatore. Spesso si insegna agli studenti che la parola architetto significa “mastro costruttore”, ma in origine Aristotele ne aveva dato un’altra definizione: l’architetto come creatore di idee. Ed è esattamente quello che vogliamo per la prossima generazione di designer».

Appuntamento a MIDO 2026

Una platea internazionale

Le nuove montature, le lenti, i macchinari, i materiali, le tecnologie più innovative: MIDO si conferma uno degli appuntamenti di settore più importanti, in grado di richiamare ogni anno più di 40.000 visitatori. Per Marcolin, nell’elegante cornice del suo stand al Padiglione 1, sarà l’occasione di presentare in anteprima le nuove collezioni dei brand in portfolio e di proprietà, tra licenze consolidate e nuove acquisizioni. Come la nuova montatura in acetato e lenti ovali di TOM FORD Eyewear, presente anche con un modello da sole di ispirazione pilot di grande personalità della sua preziosa collezione Private. E la terza collezione firmata Christian Louboutin, che a MIDO si farà notare con un raffinato modello da sole dalla linea rettangolare.

Le anteprime

Tra le altre novità imperdibili, anche la new version dell’iconica montatura Orizzonte I di ZEGNA Eyewear, inconfondibile per la sua speciale costruzione con ponte rialzato e, per l’occasione, proposta in un’esclusiva versione in titanio progettata in modo da garantire un comfort “second skin”. E poi adidas Sport Eyewear e la sua nuova maschera, Kentro, perfetta da indossare durante la quotidiana sessione di corsa. Max Mara Eyewear, infine, presenta invece il suo ultimo elegante modello da sole in acetato. La linea è quella classica della “cat-eye shape”, ma con le aste in metallo tubolare.

Due anniversari

Negli spazi di Fieramilano Marcolin celebra anche due compleanni importanti, a partire dai 30 anni dal debutto di ic! berlin. L’iconico brand berlinese di successo sarà così celebrato in un’area dedicata con una special edition composta da sei modelli, tra occhiali da vista e da sole, caratterizzati dal minimalismo e dall’eccellenza materica che distinguono questo brand. Infine, per ricordare i 20 anni dall’acquisizione dell’house brand WEB EYEWEAR, si potranno vedere e indossare due nuovi modelli da sole del brand, con il loro inconfondibile torchon metallico sul frontale e sulle aste dove, a sorpresa, compare il nuovo logo creato ad hoc per questo anniversario.

Leadership Academy 2025/2026

Il progetto

Che le fondamenta di un’azienda come Marcolin siano le persone lo conferma anche l’innovativo progetto di formazione continua che, da cinque anni, promuove lo sviluppo delle competenze professionali interne all’organizzazione aziendale. Ma Leadership Academy, questo il nome del programma nato nel 2021 (e che, nel 2023, ha visto l’integrazione di moduli dedicati al potenziamento di soft skills tipiche della leadership al femminile), oltre a creare le condizioni migliori per valorizzare le attitudini di ciascuno è una palestra utile a formare nuovi team di lavoro competenti, inclusivi e in grado di affrontare le sfide di oggi.

I valori

Apertura al cambiamento, concretezza, responsabilità e spirito di appartenenza: sono alcuni dei temi che sono stati affrontati in questi anni nel corso degli incontri in Academy. Incontri che -anche in quest’ultima edizione- hanno toccato i principali temi nevralgici, dal dialogo sempre più stretto tra mondo fisico e digitale alla responsabilità sociale e ambientale delle aziende, fino alla competizione fra le piattaforme di sviluppo europee, cinesi e nord americane. Uno scenario sfidante che, oggi più che mai, richiede il pensiero agile e orientato al cambiamento di leader consapevoli e preparati.

La visita

Ad arricchire queste giornate di lavoro, studio e laboratori, la visita all’azienda Barovier e Toso di Murano, storica azienda nata nel 1200 e oggi leader indiscusso nella lavorazione del vetro e punto di riferimento per designer e artisti contemporanei che vogliono confrontarsi con un medium magico e particolare come il vetro. Un’eccellenza produttiva in cui, come accade in Marcolin, artigianato, tecnologia e creatività trovano un punto di incontro. E che, per questo, diventa fonte di ispirazione.