adidas Sport: stile e tecnologia sulle piste

Precisione in ogni discesa

Una visione sempre nitida in qualsiasi condizione atmosferica e una montatura ergonomica che garantisce una perfetta vestibilità: dallo sci alpino al freestyle e allo snowboard, le maschere da neve adidas Sport Performance ridefiniscono i concetti di visibilità e comfort. Pensate per gli atleti, hanno lenti ad alta definizione e un design contemporaneo che soddisfano le esigenze funzionali ed estetiche degli sportivi di ogni livello. Sono disponibili due modelli di maschere da neve tra cui scegliere, che si aggiungono agli iconici occhiali da sole Dunamis Evo, ideali anche per gli sport sulla neve come lo sci di fondo.

Adattabilità in azione

Grazie a un pratico sistema di aggancio magnetico, le lenti in policarbonato del modello SP0120 di adidas Sport possono essere sostituite a seconda delle condizioni meteo con un semplice gesto. Due le lenti in dotazione: una ottimizzata per condizioni di luce intensa e sole, l’altra progettata per migliorare il contrasto in caso di nebbia o scarsa illuminazione. Il sistema di ventilazione superiore, infine, ne impedisce l’appannamento e, grazie alla combinazione tra la fodera in schiuma e il cinturino elastico, la maschera rimane perfettamente aderente anche nelle discese più impegnative.

Design senza limiti

La maschera da neve SP0121 di adidas Sport si distingue per un’estetica pulita e minimalista ma sempre altamente funzionale. Le leggere lenti in policarbonato riducono i riflessi e l’affaticamento visivo, mentre la montatura a cerchio pieno e la ventilazione integrata ampliano il campo visivo e mantengono le lenti sempre trasparenti. Disponibili in diverse varianti di colore, queste maschere sono pensate per offrire comfort e sicurezza per tutta la giornata sulla neve.

Best Of 2025

I numeri

Quattro accordi di licenza rinnovati (Max Mara, adidas Sport e Originals, GUESS e GANT), l’ingresso di due nuovi brand in portfolio (rag & bone e GUESS Jeans) che si sono unite agli oltre 20 brand di lusso e lifestyle già nel portfolio e tre anniversari. I 40 anni della filiale Marcolin DACH, il ventesimo anniversario di TOM FORD Eyewear e i due anni dal debutto di questo magazine, Marcolin Stories. Uno spazio che, oltre a svelare i dietro le quinte, nel tempo ha dato visibilità a tanti protagonisti della famiglia Marcolin, parte di una galassia di contenuti che hanno contribuito a superare i 100.000 follower su LinkedIn. Sono solo alcuni dei numeri che possono raccontare questi ultimi 12 mesi.

La presenza all’estero

Per non tradire la sua vocazione internazionale, dopo quelli di Parigi, Londra e New York, quest’anno Marcolin ha inaugurato un nuovo showroom a Barcellona: 500 mq tra uffici e spazi espositivi affacciati sulla strategica e centralissima Avenida Diagonal. Una presenza che, insieme agli eventi più attesi e ormai tradizionali come i press day internazionali e i Summer Buying Days tra Europa, Asia e Stati Uniti, contribuisce a rafforzare la presenza del Gruppo in 125 Paesi del mondo.

Gli eventi

Impossibile chiudere l’anno senza citare “Framing Light”, la mostra-evento che si è tenuta all’inizio del 2025 nella cornice del Salone dei Tessuti di Milano, e che ha visto cinque fotografi confrontarsi sui valori dell’house brand WEB EYEWEAR. Ma il 2025 è stato anche l’anno della pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità, tappa importantissima che, insieme al riconoscimento dei Best Employers 2025/26 e alla Pink Walk organizzata in tutte le filiali per sostenere la ricerca sul cancro, permette di chiudere l’anno con serenità. E con un pizzico di orgoglio in più.

Un nuovo showroom a Barcellona

La location

Sorge lungo uno degli assi principali e più popolari di Barcellona, Avenida Diagonal, il nuovo showroom di Marcolin inaugurato pochi giorni fa nel cuore della città catalana. Uno spazio di 500 mq luminoso e flessibile, nel quale le quotidiane attività degli uffici si inseriscono in modo funzionale alle necessità della grande zona espositiva, dedicata ai brand del portfolio dell’azienda di Longarone, luogo ideale per presentazioni, incontri e accordi commerciali.

Gli obiettivi

Dopo le aperture di Parigi, New York e Londra degli ultimi anni, il nuovo showroom di Barcellona rappresenta un passo importante per un’azienda che, fin dagli esordi, ha manifestato una forte vocazione internazionale, consolidando la sua presenza anche nel mercato spagnolo e del Sud Europa. Un luogo di ascolto, scambio di idee e collaborazione, oltre che di accordi commerciali, come ha ricordato Antonio Jové, Head of EMEA di Marcolin.

La presenza internazionale

Lo showroom di Barcellona si aggiunge così alle 15 filiali Marcolin presenti in Europa (Benelux, DACH, Francia, Italia, Paesi nordici, Portogallo, Spagna e Regno Unito), America (Stati Uniti, Brasile, Messico), Asia (Hong Kong, Shanghai, Singapore) e Australia (Sydney). Una rete internazionale che, insieme a più di 150 distributori partner di tutto il mondo, testimonia l’obiettivo di coltivare legami diretti con tutti i mercati per offrire servizi sempre più su misura alle necessità dei clienti.

Giuseppe Orlando

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Dalla tua esperienza internazionale, quali caratteristiche definiscono oggi il mercato dell’area Asia-Pacifico e quali leve finanziarie ne determinano il successo?

«Quella dell’Asia-Pacifico è una delle regioni più complesse e in rapida evoluzione al mondo. Un mosaico di mercati maturi e con margini ridotti nell’Asia settentrionale, e di economie in rapida espansione nel Sud-est asiatico. Per avere successo occorre combinare disciplina globale e agilità locale, agendo contemporaneamente come strateghi e risk manager.

In Marcolin Asia abbiamo messo a punto una funzione di Finanza Commerciale che promuove l’eccellenza nei prezzi, l’efficienza del capitale e una crescita positiva in termini di liquidità. Attraverso analisi in tempo reale e iniziative per la riduzione dei costi, riusciamo a bilanciare resilienza ed espansione, come dimostra – per esempio – la bontà delle decisioni di investimento coraggiose prese durante la pandemia, quelle che chiamo “rischi formativi”, che ora stanno dando i loro frutti. Il vero fattore differenziante sta nel convertire la volatilità in opportunità: allineare le priorità globali alle realtà locali e consentire all’azienda di fare di più con meno».

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In che modo la direzione finanziaria di Marcolin Asia contribuisce a dare forma alla strategia a lungo termine del brand?

«Oggi il direttore finanziario non è più solo un gestore dietro le quinte, ma un protagonista strategico nelle decisioni dell’azienda. In Marcolin Asia la funzione Finance è pienamente integrata in tutti i comparti dell’azienda: collabora con il Commerciale, il Marketing, con la catena di distribuzione, con le Risorse Umane e con il Servizio Clienti. All’esterno, la funzione Finance funge anche da ambasciatore aziendale e interagisce direttamente con clienti, distributori, fornitori e istituti finanziari per promuovere partnership trasparenti e sostenibili. Recentemente, infine, abbiamo coinvolto i clienti con investimenti strategici congiunti che dimostrano come collaborazione disciplinata e investimenti condivisi possano favorire la crescita, senza perdere in governance e rigore finanziario».

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Quali sono gli obiettivi di Marcolin in Asia nel breve e medio termine?

«Marcolin entra nel 2026 con una solida struttura e un rinnovato slancio. L’ingresso di ic! berlin rafforza il suo portafoglio nel Luxury e la sua presenza in Asia, creando nuove opportunità di crescita in Cina, Australia e Sud-est asiatico. Nel breve e nel medio periodo l’azienda continuerà a gestire con attenzione le proprie risorse, proteggendo i profitti e migliorando la capacità di generare liquidità, puntando allo stesso tempo a una crescita stabile e duratura, basata su principi di fiducia e trasparenza».

Pink Walk Marcolin per AIRC

Un passo dopo l’altro, per la salute di tutti

La collaborazione tra Marcolin e AIRC – Fondazione per la Ricerca sul Cancro – si è rafforzata ulteriormente quest’anno grazie alla partecipazione di centinaia di dipendenti e collaboratori alla Pink Walk, la camminata solidale organizzata in occasione del Mese in Rosa. Un momento speciale per ricordare quanto la prevenzione sia il primo, fondamentale strumento nella lotta contro il tumore al seno.

I numeri che danno speranza

Ogni anno in Italia si registrano 55.900 nuovi casi di tumore al seno, che resta la forma tumorale più frequente tra le donne. Ma la buona notizia è che la ricerca e la prevenzione stanno facendo la differenza: oggi, il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto il 91%.
Ottobre in Rosa rappresenta così un momento fondamentale per rinnovare l’impegno collettivo nella sensibilizzazione, con visite mediche gratuite, open day e iniziative diffuse in tutto il Paese – tra cui la Pink Walk, che unisce simbolicamente comunità, istituzioni e aziende.

Dall’Italia al mondo: un’onda rosa globale

Da Longarone a Milano, da Londra a Parigi, da Berlino a Barcellona, fino a New York, Città del Messico, Singapore, Sydney e Shanghai: ovunque nel mondo, i team Marcolin hanno indossato con orgoglio la t-shirt rosa simbolo della ricerca e della speranza. Un gesto semplice ma potente, che unisce persone e culture diverse in un unico obiettivo: sostenere la ricerca e diffondere la cultura della prevenzione. Dal 2024, Marcolin cammina accanto ad AIRC, convinta che ogni passo – anche il più piccolo – possa fare la differenza.

Vicky Yeung

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Qual è la vostra strategia per promuovere i prodotti Marcolin in una regione così vasta?

In un mondo in rapida evoluzione e imprevedibile come il nostro, la prima cosa di cui abbiamo bisogno è la capacità di rispondere rapidamente alle richieste del mercato. Per farlo, partiamo da una solida ricerca e analisi dei feedback di mercato e dei dati sui consumatori provenienti dalle piattaforme social, che poi segmentiamo per fasce d’età e di reddito. Sulla base di queste informazioni, il mio team di designer lavora per adattare i modelli del portafoglio alle esigenze specifiche dei nostri clienti — mantenendo sempre la fedeltà all’identità del brand e in stretta collaborazione con la sede centrale di Marcolin.»

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Come riuscite a soddisfare le esigenze di mercati così diversi tra loro?

«Paesi come il Giappone e la Corea sono molto diversi da Cina e Thailandia, quindi offrire un’unica collezione globale per tutta la regione APAC sarebbe un errore. I clienti giapponesi, ad esempio, danno priorità alla qualità premium e all’artigianalità, mentre il mercato coreano è trainato da consumatori più giovani che preferiscono tendenze audaci ispirate al K-pop — dall’abbigliamento oversize agli accessori tecnologici integrati.
Paesi come Indonesia, Vietnam e Thailandia, invece, richiedono modelli versatili e più accessibili, che combinino uno stile sobrio, facilità di abbinamento e produzione sostenibile».

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Guardando al futuro, state pianificando anche una linea asiatica per ic! berlin?

«È sicuramente la nostra prossima sfida. Ic! berlin ha una forte reputazione per le sue caratteristiche tecniche — come leggerezza, design senza viti e flessibilità — oltre che per lo stile ultra contemporaneo. Per rafforzare la riconoscibilità del marchio nell’area Asia-Pacifico, sarà necessario creare una collezione dedicata, poiché i consumatori asiatici — sempre più attenti al design — tendono a preferire prodotti di alta qualità che riflettano anche elementi culturali locali. Il nostro compito sarà quindi quello di adattare un brand di valore come ic! berlin a queste aspettative. Perché offrire un’esperienza unica ai nostri clienti e costruire con loro relazioni solide sono i due pilastri che possono trasformare la diversità della regione APAC in un’opportunità.»

ic! berlin: ispirazione modernista

Un grande esperimento urbanistico

Ispirata all’architettura modernista berlinese, la nuova Collezione September ’25 di ic! berlin deve molto allo stile unico degli edifici del quartiere Hansaviertel di Berlino dove, dagli anni Cinquanta, fu all’opera una nuova generazione di designer e architetti. Da Oscar Niemeyer ad Alvar Aalto, da Le Corbusier a Egon Eiermann, da Walter Gropius ad Arne Jacobsen. Grazie alla loro visione di una città moderna, luminosa, funzionale e green, in questo quartiere si realizzò così uno dei più grandi esperimenti urbanistici di Berlino. Con edifici come l’iconica “Schwedenhaus”, progetto del 1956 di Fritz Jaenecke e Sten Samuelson, non a caso scelta come location degli scatti per la nuova campagna di ic! berlin.

Le nuove rifiniture della collezione

Composta da cinque modelli differenti, la nuova collezione di ic! berlin guarda alle forme organiche e minimaliste di queste architetture, ma anche ai loro colori, dal giallo mimosa al blu Mondrian, e alle finiture. Ed ecco che, per la prima volta, per ogni montatura propone due rifiniture diverse: opaca nella parte superiore, lucida in quella inferiore. Un dettaglio minimal che, da solo, regala profondità a ogni occhiale. Tra le altre novità, nel modello Gallium per la prima volta ic! berlin abbandona il classico acciaio inossidabile laminato a freddo in favore di una texture tattile grazie al metallo inciso da linee sottili ispirate alla natura che creano anche un delicato gioco di luci e ombre.

Le altre novità ic! berlin

Accanto a Gallium, il modello Thilo si fa notare per l’aspetto rigoroso e geometrico alleggerito dalla finitura Perla/Cromo o, per chi preferisce una versione più sobria, anche in versione nera-lucida. Gioca sulla doppia applicazione di colore, opaco sopra e lucido sotto, anche il nuovo modello Eike, il classico occhiale tondo da intellettuale che perde la sua aria austera grazie alle tonalità mimosa e crema. Reinterpreta la classica forma Pilot, invece, il modello da sole Loris che, nella versione grigio scuro/rosso Tiziano sprigiona tutto il suo fascino rétro. Semplicissimo, infine, il modello Jonte che punta su una tonalità grafite accostandone la versione lucida a quella opaca, per un tocco più casual su un modello dall’eleganza senza tempo (per maggiori informazioni, www.ic-berlin.com).

Le nuove collezioni Marcolin a Silmo Paris 2025

Numeri da record

Molto più di una fiera, dal 1995 Silmo Parigi è il palcoscenico internazionale e il cuore pulsante del settore dell’Eyewear. E, con 900 espositori provenienti da tutto il mondo (42 i Paesi presenti in questa edizione), anche quest’anno – dal 26 al 29 settembre – richiamerà migliaia di visitatori e buyers (32.000 le presenze nel 2024) per un’edizione intitolata “The place to see”. L’occasione giusta per toccare con mano le novità di 1.500 differenti brand, conoscere i talenti emergenti e seguire i talk sulle tendenze di domani di un settore in continua crescita e costante innovazione.

I brand di Marcolin

Di casa a Parigi fin dal 1976, e da due anni presente con il nuovo showroom nell’elegante rue De Richelieu, Marcolin parteciperà anche a questa edizione di Silmo Paris per far conoscere al pubblico le nuove collezioni dei suoi marchi. Tra le novità più attese, l’esclusivo modello dalla sfilata Autunno-Inverno 2025/26 di TOM FORD, firmato dal direttore creativo Haider Ackermann e caratterizzato da una linea dinamica, contrassegnata dall’inconfondibile T in oro rosa sulle aste. Curiosità anche per la rivisitazione dell’iconico modello Orizzonte I di ZEGNA Eyewear, che alla montatura in metallo aggiunge una raffinata barra superiore che richiama i profili delle montagne; oltre che per le prime collezioni by Marcolin di Abercrombie & Fitch e Hollister.

Le nuove collezioni

Allo stand di Marcolin si potranno vedere anche le ultime collezioni Eyewear di Christian Louboutin, con l’inconfondibile dettaglio rosso ai lati della barra sopraccigliare, e di K-WAY che a Silmo sarà presente con i suoi nuovi futuristici occhiali da sole a mascherina. Guardano invece alla vivacità degli anni Duemila le montature dell’ultima linea di GUESS, mentre Max Mara punta sul rigore di occhiali da sole con lenti rettangolari a mascherina e frontale in metallo. Tra le novità, infine, immancabili quelle di Adidas e del suo nuovo Anemos Light, con montatura avvolgente e grandi lenti che offrono una protezione ottimale, e di ic! berlin. Che, a Parigi, presenterà Horizontal Color Split, una collezione dal design alleggerito e dalle raffinate sfumature cromatiche. Tante novità, dunque, per un appuntamento che, anche quest’anno, sarà imperdibile.

Jiang Honglin

Un’antica tradizione

Nata nel Guizhou, Jiang Honglin è la più celebre artista al mondo dall’antica tecnica del ritaglio della carta, patrimonio culturale immateriale in Cina, un pilastro dell’identità artistica Miao. Anche se la tecnica è diffusa in tutta la Cina, le varianti Miao si distinguono per la loro ricchezza simbolica e la connessione profonda con le tradizioni etniche.

Il lavoro di Jang Honglin prende ispirazione da una vasta collezione di motivi tradizionali e li fonde con un’estetica moderna, all’interno di una ricerca incessante della perfezione manuale. Ecco allora che, superando i confini del tempo e le distanze geografiche, la creatività di Jiang Honglin incontra l’artigianalità di Marcolin, figlie della stessa cura del dettaglio e la precisione artigianale.

 

I gesti

Osservare le piccole forbici di Jiang Honglin muoversi con grazia e velocità sulla carta è come assistere a una performance di danza: l’artista lavorando rapida e precisa, a mano libera, seguendo schemi che appartengono alla tradizione Miao da millenni, da vita al ritaglio della carta, che si trasforma nella sagoma riccamente decorata di una coppia draghi gemelli, in uccelli divini dal ricco piumaggio o in delicate “madri farfalle”.

Nella sua capacità unica, come dicono i critici, di “dare anima alla carta” si ritrovano gli stessi principi di attenzione al dettaglio, simmetria, equilibrio tra forma e funzione, che permeano anche le creazioni Marcolin: entrambi celebrano la manualità come forma di espressione e narrazione visiva

Il valore degli oggetti

È grazie a figure come Jiang Honglin che il patrimonio culturale immateriale di un Paese può mantenersi vivo e rinnovarsi in un linguaggio contemporaneo. Perché il valore degli oggetti risiede nella loro capacità di racchiudere in sé concetti culturali astratti, tratti personali, identità sociali. Come un ricamo intagliato nella carta trasforma un foglio in una narrazione culturale, allo stesso modo l’eccellenza artigianale di Marcolin trascende la pura funzionalità di un paio di occhiali, trasformandoli in un simbolo distintivo e identitario.

Occhiali: una storia millenaria

Le collezioni

Le prime lenti correttive, inventate nel 1200, l’industria veneziana degli occhiali del XIV secolo e poi montature di osso, corno, legno e metallo, occhiali ad arco, da parrucca o da cappello e le prime stanghette laterali rigide, inventate agli inizi del 1700. Sono solo alcuni esempi dei pezzi rari che si possono vedere al Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore. Migliaia di oggetti d’epoca tra montature, lenti da vista e da sole, custodie e autentiche rarità come gli occhiali ricavati da un fanone di balena, oppure in avorio intagliato e istoriato, mini-occhiali inseriti alle estremità di ventagli o nell’impugnatura di bastoni da passeggio. E, tutti insieme, compongono un viaggio nella storia degli occhiali, dalle origini fino ai giorni nostri.

La storia del museo

La prima idea di istituire il Museo risale al 1956, in seguito al successo della mostra “L’occhiale attraverso i secoli” organizzata a Pieve di Cadore in occasione dei Giochi Olimpici Invernali a Cortina d’Ampezzo. Ma l’attuale Museo, oggi gestito dall’omonima Fondazione, prende vita solo nel 1990, dopo l’acquisizione di alcune importanti collezioni private. Strutturato su due piani, oggi il Museo offre un percorso cronologico che, al piano superiore, si conclude con le immagini i documenti storici e alcune ricostruzioni ambientali che raccontano le origini del Distretto industriale dell’occhiale di questo territorio.

I pezzi più rari

Nelle teche del museo spiccano le montature in argento, avorio e tartaruga create nel Rinascimento, insieme alle lenti bifocali del 1600 e ai primi occhiali da sole, nati a Venezia nel 1700: gli occhiali veneziani con lenti verdi erano un autentico simbolo di eleganza e protezione per l’aristocrazia. Saliti al primo piano scopriamo che la fabbrica italiana di occhiali nasce a Calalzo di Cadore per produrre montature leggere e i primi pince-nez, mentre a Torino -negli anni Venti- si sperimentano le prime lenti affumicate per il sole. Arriviamo così agli anni Trenta: gli occhiali iniziano a conquistare il cinema e, da quel momento, è un vero e proprio boom. Che, da allora, non ha mai incontrato battute d’arresto, fino a diventare quel simbolo di lifestyle e identità personale che oggi sono diventati gli occhiali.