Le nuove leadership

In un mondo che evolve rapidamente, tra scenari instabili e mercati in continuo mutamento, tenere aggiornate le proprie competenze professionali è diventato sempre più importante, il requisito che può fare la differenza quando si lavora in realtà costantemente tese all’innovazione. Per questo Marcolin, lo scorso 8 novembre, ha dato il via alla terza edizione del progetto “Leadership Academy”, un percorso di formazione iniziato nel 2021 e rivolto ai propri talenti e futuri leader. E che, quest’anno, si è arricchito di una sessione tutta dedicata alla leadership al femminile. Un tema che sta davvero a cuore a un’azienda nella quale il 57% dei dipendenti sono donne (con il 43% che ricopre posizioni di senior management), tanto da far guadagnare a Marcolin il riconoscimento “Best Employer for Women 2022”, premio insignito dall’Istituto Tedesco Qualità ITQF che ha riconosciuto le migliori 360 aziende in Italia.

Il percorso, articolato in dieci incontri e che si concluderà a febbraio 2024, ha preso il via a partire dai quattro valori alla base del modello di Leadership di Marcolin: apertura al cambiamento, concretezza, responsabilità e spirito di appartenenza. L’obiettivo finale? Mettere a disposizione di un gruppo selezionato di risorse interne tutti gli strumenti utili a guardare al futuro con più consapevolezza e apertura. Perché le sfide alle quali oggi bisogna essere preparati sono tante, nuove e tutte differenti. Dal dialogo sempre più stretto tra mondo fisico e digitale alla responsabilità sociale ed ambientale delle aziende, fino alla competizione fra le piattaforme di sviluppo europee, cinesi e nordamericane. Un percorso a ostacoli che, per essere affrontato al meglio, richiede il pensiero agile, orientato al cambiamento, di leader consapevoli e preparati.

Le sfide alle quali oggi bisogna essere preparati sono tante, nuove e tutte differenti

A guidare la prima giornata di lavoro, nell’accogliente cornice dell’hotel La Calcina di Venezia, a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria della Salute e da Punta della Dogana, un team di relatori che, attraverso sei step teorico-pratici, ha parlato della nuova leadership. Non più, genericamente, capacità di “stimolare a fare meglio” ma vero traino per la crescita e l’autonomia personale di tutti, dunque valorizzazione delle risorse positive e, soprattutto, capacità di riconoscere e far emergere le qualità di ciascuno. Una giornata di lavoro intensa, che si è conclusa con la visita alla mostra Icons, nello spazio di Punta della Dogana, esposizione che, attraverso 80 opere d’arte contemporanea provenienti dalla Pinault Collection (con nomi come David Hammons, Agnes Martin, Kimsooja, Chen Zhen, e Rudolf Stingel) e le installazioni site-specific di 30 artisti di diverse generazioni, ha dato l’occasione per interessanti riflessioni sul tema dell’icona e del ruolo dell’immagine nella cultura contemporanea.

Il progetto di Leadership Academy di Marcolin si conferma così per essere un percorso efficace, completo e utile a stimolare la produttività e le performance interne, a partire dalla capacità di costruire buone relazioni. Come? Attraverso atteggiamenti e comportamenti che possono influenzare positivamente gli altri, stimolarne la crescita personale. Un ingrediente prezioso, che -come confermano le più recenti ricerche di settore- costituisce la vera “materia prima” di un’azienda moderna, competitiva e orientata al futuro.

Federico Garcea

 

Dal 2021 Marcolin collabora con Treedom, la piattaforma digitale che permette a società e imprese di piantare alberi e contribuire a “ricolorare di verde” il nostro pianeta, garantendo l’assorbimento di tonnellate di Co2. Per saperne di più, abbiamo incontrato Federico Garcea, fondatore e CEO di Treedom, di recente ospite al primo Talk organizzato nello showroom di Marcolin.

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Da consulente finanziario in startupper ecosostenibile: qual è stata per te la molla del cambiamento?

Nel 2006, dopo diverse esperienze di lavoro, mi sono ritrovato a Barcellona a lavorare in banca. Un lavoro che però trovavo noioso. Ogni giorno era uguale all’altro, mi sembrava di non contribuire a niente di importante. Un giorno però ricevetti una chiamata da un gruppo di ambiziosi ingegneri ambientali che avevo conosciuto a Copenaghen: volevano portare avanti dei progetti di energia rinnovabile in Africa e così, da un giorno all’altro, ho lasciato il lavoro in banca e ho abbracciato il mondo dell’ambiente. Quasi subito ci siamo resi conto del grosso problema della deforestazione illegale in Africa: i contadini vivevano svendendo ettari di foresta, alberi che venivano tagliati. E lì ci è venuta l’idea di creare un progetto che finanziasse i contadini per piantare alberi anziché tagliarli. In quel periodo, inoltre, mi capitava spesso di giocare a un gioco online che ti permetteva di costruire delle fattorie virtuali, per cui mi ritrovavo ad acquistare alberi e abbellire la mia fattoria virtuale. Alla fine, abbiamo unito i puntini e pensato che creare una piattaforma web dove si potevano acquistare veri e propri alberi, potesse funzionare. E così è stato. Oggi, unendo la sostenibilità con il digitale, grazie a Treedom sono stati piantati più di 4 milioni di alberi nel mondo».

“Oggi, unendo la sostenibilità con il digitale, grazie a Treedom sono stati piantati più di 4 milioni di alberi nel mondo”
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Con quali aziende collaborate principalmente? Come è nato e si è evoluto il rapporto con Marcolin?

«Oggi Treedom collabora con più di 10.000 aziende in Italia e nel mondo, aziende che coprono quasi tutti i settori. E se all’inizio erano le aziende più energivore a contattarci, oggi siamo molto contenti di collaborare con realtà che hanno già intrapreso un percorso di sostenibilità, quindi per noi è molto più facile e naturale dialogare con loro. Lo dicono i numeri: sempre più aziende se ne occupano e non solo piantando alberi. La collaborazione con Marcolin, per esempio, è nata attraverso la collaborazione con una loro licenza, Timberland Eyewear, che poi si è estesa a tutto il gruppo diventando parte della strategia aziendale. L’obiettivo iniziale era arrivare a 10.000 alberi, oggi siamo già a più di 15.000. Con l’idea che la collaborazione possa proseguire nel tempo, arrivando a piantare foreste in tutto il mondo e supportare le comunità locali».

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Oggi possiamo pensare che l’obiettivo delle emissioni zero possa diventare realtà nel giro di 20-30 anni?

«Anche se i segnali che arrivano dal nostro pianeta non sono incoraggianti, negli ulti 15 anni sono cambiate tante cose. Dieci anni fa 1 azienda su 10 si occupava di sostenibilità, oggi i numeri dicono l’opposto e, probabilmente, l’unica azienda che non ha inserito questo tema in agenda è destinata a scomparire. Un messaggio positivo, rafforzato da tutto il movimento dei Fridays for Future, che ha cambiato i paradigmi. Oggi la sostenibilità è un requisito fondamentale per sopravvivere, crescere e prosperare nel mercato e credo che questo movimento dal basso sia il messaggio più forte, positivo e in grado di cambiare veramente qualcosa, insieme alla tecnologia che deve fare la sua parte per raggiungere il traguardo delle emissioni zero».

 

Tre occhiali per tre itinerari d’autunno

Nella valle del Douro

Una meta tipicamente estiva come il Portogallo in questo periodo dell’anno regala, a sorpresa, un’immersione nei colori accesi delle foglie autunnali che si specchiano nell’acqua. Basta attraversare la valle del Douro, a un’ora d’auto dalla città di Porto, e incamminarsi lungo i sentieri tra le vigne degli antichi terrazzamenti collinari che attraversano villaggi, chiese e costeggiano castelli. Luoghi magici da conoscere, in alternativa, anche via fiume, con una delle tranquille crociere che penetrano il cuore di questa valle patrimonio Unesco dal 2001, una regione nella quale la vite è coltivata con pazienza da 2.000 anni e che, insieme ai tanti scorci suggestivi, regala anche frammenti di storia e l’occasione per un itinerario enogastronomico, tra le diverse gradazioni di vino Porto e i piatti di baccalà. Tra le tappe imperdibili, oltre al castello di Numao, meritano Peso da Régua con il Museo del Douro, e Pinhao, con la sua antica stazione ferroviaria decorata da pannelli di azulejos che raffigurano il ciclo della coltivazione dell’uva.

“Una meta tipicamente estiva come il Portogallo, sorpende in questo periodo dell’anno”

Nell’Oasi Zegna

Sono ben tre i sentieri che all’Oasi Zegna, luogo magico nel cuore delle Alpi Biellesi, in questo periodo dell’anno permettono di attraversare boschi di faggi e castagni per immergersi nell’aria frizzante e nei colori giallo e rosso acceso delle foglie. Sono il Bosco del Sorriso (il più amato dell’Oasi), il Sentiero delle More e il Cammino di San Bernardo. Tre itinerari a libero accesso da percorrere a piedi, in mountain bike ma anche a cavallo, all’interno di un’area protetta e curata nata nel 1991 grazie a Fondazione Zegna che, in questo modo, ha accolto e proseguito l’ambizioso progetto di connessione tra azienda e territorio voluto dal fondatore, Ermenegildo Zegna, più di un secolo fa. Boschi dove praticare il Forest Bathing (o, per i puristi, lo shirin yoku), forma di meditazione attiva nella natura che aiuta ad abbassare i livelli di stress. Da queste parti, però, il foliage ha anche un lato goloso, e allora vale la pena di sostare nelle locande a due passi da questi boschi per gustare i piatti tradizionali a base di castagne, funghi, zucche e polenta.

“Oasi Zegna, un luogo magico nel cuore delle Alpi Biellesi”

A New York

Un classico dal sapore cinematografico? New York immersa nella luce ocra dell’autunno. Tra una visita ai musei, un po’ di shopping e un giro a Central Park che, con i suoi 340 ettari di verde e 500.000 alberi, regala scorci indimenticabili. Il consiglio è di entrare a Central Park da Conservatory Water, tra la Fifth Avenue e la 72esima strada, scegliendo il sentiero che, attraversando i 150 olmi americani di The Mall, conduce al ponte più fotografato del Parco, Bow Bridge e alla fontana dell’angelo, la Bethesda. In alternativa ci si può avventurare nei viottoli del “Ramble”, il “giardino selvaggio” di Central Park, per raggiungere Belvedere Castle e il Turtle Pond, stagno abitato da diverse specie di tartarughe. Ma, per assaporare l’atmosfera rilassata di uno dei parchi più antichi di New York, l’indirizzo giusto è Battery Park, invece, dove passeggiare circondati da edifici di lusso e furgoncini di street food.

 

“Un classico scenario da film? New York immersa nella luce ocra dell’autunno”

Giuseppe Stigliano

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Giuseppe, sei uno dei più noti marketer a livello internazionale. Nel tuo ultimo TED Talk affermi che lo siamo tutti in fondo. Ci spieghi come sono cambiati il mondo della comunicazione e del marketing?

«Il marketing è sempre esistito perché, ogni volta che cerchiamo di raccontarci agli altri e di mettere in luce le caratteristiche migliori di noi stessi, noi di fatto stiamo cercando di impacchettare le nostre caratteristiche per renderci attraenti. Nell’evoluzione della specie abbiamo imparato a farlo anche grazie ai prodotti, agli accessori, a ciò che indossiamo o acquistiamo e ogni volta diciamo qualcosa di noi stessi, a noi e agli altri».

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Hai accompagnato aziende e brand nei loro percorsi di posizionamento. Stai oggi portando avanti una nuova visione di marketing, un approccio sostenibile a questa disciplina. Come si conciliano sostenibilità e marketing oggi?

«C’è questo gioco di parole in inglese: “fare in modo che le persone desiderino le cose”. Ma la visione di marketing che a me piace di più è il contrario: non “fare in modo che le persone desiderino le cose” ma far sì che le cose vengano desiderate. È una visione secondo cui il lavoro del marketing non è solo quello di spingere ciò che esiste, ma quello di inferire i prodotti, i servizi e le esperienze. In estrema sintesi: da push a pull, dove il marketing serve a interpretare quali sono i prodotti e i servizi più giusti, il prezzo che le persone sono disposte a pagare e quello che consente alle aziende massimizzare il profitto. In che modo si può raccontare un brand, quali sono i canali di vendita più adatti? Se facciamo bene questo lavoro, allora scegliamo di produrre solo i prodotti che hanno la più alta possibilità di essere venduti. Questo vuol dire meno scarti, meno scorte, meno prodotti inutili. Così si vanno a costruire prodotti, servizi, esperienze e poi i messaggi di comunicazione che sono centrati e riducono il rumore di sottofondo. Questo è un approccio nativamente sostenibile».

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Gli occhiali, che noi produciamo, ci piace immaginarli come uno strumento per “vedere” oltre le cose, cornici che rappresentano uno spazio da riempire con nuovi punti di vista. Come vedi il futuro del marketing e del business dietro le lenti?

«Gli occhiali sono una bellissima metafora: sono lenti che ci permettono di guardare il mondo in modo diverso. E se c’è una cosa che abbiamo capito negli ultimi anni è che non possiamo andare avanti così. Dunque, un marketing che continua a spingerci a comprare sempre di più non ha grande futuro. Un marketing che invece a monte consente di sintonizzarsi con la domanda e ci consente di fare i prodotti giusti, di guadagnare per investire in ricerca e sviluppo e alimentare il significato di quelle merci facendoci sentire migliori quello è un buon marketing, che riesce a supportare le aziende nei loro processi di innovazioni. Il padre del management Peter Drucker ha detto che in azienda esistono solo due funzioni degne di questo nome: il marketing e l’innovazione. Tutto il resto è un costo. Nel TED che ho fatto recentemente ho citato la parola Armonia, figlia del dio della guerra e della dea dell’amore, quindi conciliava in sé gli opposti. Il marketing deve fare proprio questo: aiutare le aziende a conciliare i tanti opposti tra etica e profitto, orizzonte di lungo e di breve periodo, durabilità dei prodotti, tanti contrari da conciliare. Non a caso il titolo del TED era: come diventare un supereroe del marketing».

Marcolin Talk

Quali valori orientano oggi il nostro percorso verso il futuro? Quali le prospettive culturali, economiche e sociali? Per rispondere a queste e altre domande cruciali, che guardano a domani toccando la formazione, la società, il lavoro e l’economia, il 19 ottobre Marcolin ha invitato tre opinion leader negli spazi del suo showroom milanese. L’obiettivo? Confrontarsi insieme a un ristretto gruppo di giornalisti, clienti e partners. Hanno debuttato così i Marcolin Talks che – in Italia e all’estero – mirano a diventare occasioni di riflessione e confronto con autorevoli relatori in grado di parlare di innovazione e di eccellenza Made in Italy. Il titolo di questa prima edizione è Visioni.

Tre ospiti d’eccezione

A guidare il primo incontro, le “visioni” di tre protagonisti dell’impresa e della comunicazione: Stefania Lazzaroni, Direttore Generale di Fondazione Altagamma, realtà che riunisce 114 brand del made in Italy; Federico Garcea, CEO & Founder di Treedom, piattaforma di e-commerce fondata nel 2010 con l’obiettivo di compensare le emissioni di inquinanti piantando alberi in diverse parti del mondo; Francesco Oggiano, giornalista, content writer della community Will Media. Tre ospiti d’eccezione che, dopo un primo giro di presentazioni, hanno subito parlato di quello che ci aspetta. E, soprattutto, di come arrivarci.

Il mondo del lusso e Made in Italy

«Nella moda e nel lusso il futuro parla ovviamente la lingua dell’innovazione sostenibile. Che non è uno slogan ma una sfida globale che il nostro Paese sa anche coniugare con il bello. Succede grazie al suo ecosistema fatto di grandi e piccole aziende e a un’eccellenza artigianale non replicabile altrove. Nel frattempo, è importante investire nella formazione dei giovani e nell’aggiornamento continuo delle maestranze» ha spiegato Stefania Lazzaroni, parlando anche della necessità di combattere la piaga delle contraffazioni, un grave danno per la nostra manifattura.

Il futuro, naturalmente, è verde.

Anima green

Per Federico Garcea che, dal 2010 a oggi con la sua startup è riuscito a piantare quasi 4 milioni di alberi in 17 Paesi del mondo (15.000 dei quali compongono la “Marcolin Forest”, grazie alla collaborazione nata nel 2021 tra Treedom e Marcolin), naturalmente il futuro è verde. «Ormai solo 1 azienda su 10 non si occupa di sostenibilità e, per questo, sarà destinata a chiudere. Le altre lavorano per ridurre le emissioni e per compensarle attraverso la riforestazione. Non è greenwashing, ma un impegno che riguarda tutti e che va ben oltre il business: guarda dritto al futuro».

L’informazione di domani

E agli anni a venire guarda naturalmente anche l’informazione, oggi messa di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale. «Il cambiamento è iniziato nel 2019, il lockdown e il dover restare chiusi in casa hanno fatto il resto. Dunque, la sfida oggi è quella di riuscire a utilizzare tutti gli strumenti mantenendo la qualità, il rigore» spiega il giornalista Francesco Oggiano. «E se è vero che, entro pochi anni, leggeremo articoli di cronaca e attualità completamente sintetici, cioè scritti dall’intelligenza artificiale, chi si occupa di informazione avrà comunque il compito di offrire il quadro di partenza e l’analisi».

Marcolin ad ApritiModa

Una manifestazione in crescita

Ventimila visitatori per 100 laboratori, aziende, manifatture e atelier sparsi per il nostro Paese. Sono i numeri di ApritiModa, l’evento giunto ormai alla settima edizione e che si è tenuto lo scorso fine settimana, il 21 e 22 ottobre. Ideato dalla giornalista Cinzia Sasso e patrocinato da Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Comune di Milano, Fai Fondo per l’Ambiente Italiano, e Fondazione Altagamma, Apriti Moda è l’appuntamento che, dal 2017, punta a far conoscere al pubblico i dietro le quinte della moda e del lusso made in Italy. Ovvero realtà in genere riservate agli addetti ai lavori. E anche Marcolin, per il terzo anno di fila, ha aderito all’iniziativa accogliendo i visitatori nel suo headquarter di Longarone.

 

«aprire le porte vuol dire trasferire anche l’artigianalità che c’è dietro ad un prodotto»

Il punto di vista di Marcolin

«Tre anni fa quando ci hanno proposto di partecipare a ApritiModa abbiamo aderito con entusiasmo ed oggi l’idea di aprire le porte al pubblico continua a entusiasmarci. Si pensa che l’occhiale sia un prodotto semplice, facile, ma non è così» spiega Sabrina Paulon, Group HR Director. «Dietro ad una montatura c’è un percorso che va dalle 50 alle 67 fasi di produzione, e l’aprire le porte vuol dire trasferire anche l’artigianalità che c’è dietro ad un prodotto. Abbiamo automatizzato alcune fasi della produzione, ma il saper fare attraverso le mani e l’esperienza è ancora molto importante in Marcolin. Il valore umano è fondamentale». Una cinquantina di visitatori, tra studenti, curiosi e appassionati ha così avuto la possibilità di entrare nell’ufficio Design e stile, cuore della creatività di Marcolin, dove nasce l’ispirazione per la creazione di un nuovo modello, di toccare con mano i materiali nel laboratorio in cui vengono realizzati prototipi e, infine, di conoscere da vicino una parte del processo di produzione e finissaggio delle montature.

Un percorso da conoscere

Una catena produttiva che, dal disegno alla realizzazione finale di un nuovo modello, richiede dai 18 ai 24 mesi di lavoro. È fondamentale saper coniugare tradizione e innovazione, senza tralasciare le indicazioni delle fashion house per cui si sta realizzando l’occhiale. «Ogni occhiale è di fatto un pezzo unico, quindi nulla può essere lasciato al caso» conclude Sabrina Paulon. Ciascuno degli occhiali prodotti ogni giorno in Marcolin, prima di essere messo sul mercato, deve meritarsi la certificazione ufficiale superando rigorosi controlli qualità: qualcosa a cui pensare ogni volta che appoggiamo degli occhiali sul nostro volto.

The Art of Craftsmanship: un progetto di Tim Walker

A traveling exhibit

Tod’s pays homage to craftsmanship, to Italian savoir-faire, with a project and an exhibition that are traveling the world and that stem from the collaboration with a fashion photographer of the caliber of Tim Walker. We are talking about The Art of Craftsmanship, A project by Tim Walker: a gallery of photos depicting, with a hint of irony and great imagination, the manufacturing process of Tod’s iconic products.

The importance of details

This project wishes to speak of the evolution of objects through the tools used to manufacture them and the skilled hands that shape and assemble the different materials together, to highlight the fact that the most valuable asset and what really makes a difference in the creation process of objects such as the iconic Di Bag and Gommino is craftsmanship itself.

Same attention to eyewear

These are the values on which the collaboration between Marcolin and Tod’s is built, a collaboration that today gives life to a new collection made instantly recognizable by its unique elements, such as the unmistakable leather braid on the temples or the metal chain detail inspired by the exclusive Kate collection. Signature details that don’t go unnoticed, reflecting a contemporary vision of Italian excellence.

Image storytelling

To do this, the vision of Tim Walker was crucial, a man who can turn a setting into a dream full of magic, while always staying true to Irving Penn’s famous motto: “I always thought we were selling dreams, not clothes”. On the setting, Walker thus plays with the double meaning of the objects crafted and of the tools used during the key manufacturing phases: leather cutting, sewing, brushing. A celebration of the Italian lifestyle and craftsmanship quality – key values for Tod’s – using an ironic and free-spirited language.

Un nuovo servizio

Lavoratori o equilibristi?

Mantenere un equilibrio tra vita privata e lavoro; affrontare cambiamenti e sfide continue su entrambi i fronti; relazionarsi in modo positivo con colleghi e superiori. Sono tutte voci ricorrenti nel quotidiano di ogni lavoratore ma, negli ultimi anni, anche fonte di grande stress. Perché qualcosa è cambiato. Se ne è parlato, pochi giorni fa, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale: in Italia, come negli Stati Uniti e in altri Paesi Europei, tra i dipendenti si registra un diffuso stato di malessere. La causa principale? I livelli troppo alti di stress.

 

Un po’ di numeri

Secondo gli ultimi dati, a soffrirne è il 56% degli italiani, cioè l’8% in più rispetto a un anno fa (fonte: International Workforce and Wellbeing Mindset Study e indagine Axa-Ipsos). E non è poco se si considera che quasi l’80 per cento ritiene il proprio benessere generale correlato a quello sul lavoro. Mentre il 92% delle lavoratrici e dei lavoratori ritiene importante che l’azienda si occupi attivamente del benessere psicologico dei propri dipendenti. Alla luce di tutto questo, Marcolin ha scelto fare proprie le buone pratiche adottate anche da alcune aziende internazionali: attivare uno sportello di supporto e sostegno psicologico aperto ai dipendenti delle sue sedi in Italia.

Il nuovo sportello

Il servizio, con il supporto di Odm Consulting (società di consulenza specializzata nella gestione e valorizzazione delle persone) e la partnership della piattaforma Sygmund (gestita da un Ente registrato presso il Servizio Sanitario Nazionale e il controllo dell’Ordine degli Psicologi), consiste in uno sportello disponibile h24 (sette giorni su sette) per tutti i dipendenti. Un servizio di ascolto e sostegno per aiutare a gestire meglio le situazioni lavorative e personali, favorire l’autoconsapevolezza, incoraggiare il dialogo, favorire il benessere, garantendo naturalmente l’anonimato e il rispetto della privacy. Questo progetto si inserisce all’interno delle numerose iniziative che il Gruppo Marcolin da sempre porta avanti per i propri collaboratori, il cui benessere e valore sono da sempre ritenuti fondamentali. Il tutto fa parte di un’ampia progettualità, in cui welfare, formazione (grazie alle varie Academy all’interno del Gruppo) e flessibilità sono i principali asset su cui fondare il successo dell’Azienda.

The Maxim

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Com’è nata l’idea di un dettaglio prezioso all’interno del processo creativo che ha portato al signifier di Max Mara?

Le idee nascono sempre da un’esigenza, in questo caso quello di caratterizzare l’occhiale, renderlo più riconoscibile, una cosa sempre più complicata nel mercato di oggi, affollato di offerte. Max Mara ha un codice comportamentale che deriva e che trasmette eleganza, carisma e consapevolezza. Ci siamo ispirati quindi a questi valori, unitamente alla capacità di farsi notare senza alzare la voce, in questo caso attraverso la creazione di un elemento geometrico dalle proporzioni studiate e frutto di numerose sperimentazioni. Maxim va oltre l’idea di essere un semplice decoro e diventa un dettaglio che rende riconoscibile l’occhiale e allo stesso tempo valorizza lo sguardo di chi lo indossa, senza l’arroganza di volerlo sovrastare. È la stessa filosofia di Effortless e allure che è tangibile nelle collezioni di Max Mara.

 

 

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Cosa può dare un dettaglio prezioso a un accessorio particolare e quotidiano come gli occhiali?

Il metallo è un materiale che richiama immediatamente nella nostra percezione la ricchezza, e poi è resistente rassicurante ed infinito. Riflette la luce più di ogni altro materiale, ci rende brillanti, danza con la luce creando movimento e catturando lo sguardo degli altri.

Il metallo è un materiale che richiama immediatamente nella nostra percezione la ricchezza, e poi è resistente rassicurante ed infinito.
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Sensoriale o sentimentale: che tipo di piacere soddisfa di più un gioiello?

I gioielli richiamano un mix di sensazioni a volte contrastanti fra loro. A volte richiamano la vanità, a volte l’emotività di un momento, a volte ci rassicurano. L’oro e le pietre sono materiali preziosi perché provengono dalle viscere del pianeta da milioni di anni, trovarli e farli brillare è rischioso e complicato. E poi l’oro è inossidabile, non muta con il tempo, non viene intaccato da nulla, ecco perché simboleggia la promessa eterna di un sentimento. Ed ecco perché il suo valore accresce attraversando il tempo e le generazioni: il gioiello che indossiamo porta la nostra storia, ci rassicura, e ci dice che la racconterà in eterno, mantenendo vivo il ricordo del nostro passaggio.

Performance in primo piano

Benessere e sicurezza

Indossare gli occhiali giusti quando ci si allena all’aperto, che si tratti di un circuito di trekking, bici o corsa è fondamentale per il benessere e la propria sicurezza. In particolare, quando si corre, dettagli come il peso, la stabilità della montatura, l’ampiezza e la nitidezza della visione sono aspetti decisivi per poter allenarsi o gareggiare al meglio.

Le novità Adidas

I modelli Adidas Sport Eyewear nascono proprio per ottimizzare le performance sportive. Gli ultimi nati del brand, i modelli SP0088 e SP0089, oltre a proteggere gli occhi da sole e vento, ad avere un nasello regolabile per assicurare il miglior fitting possibile e aste dotate di grip interno in gomma per garantire una migliore stabilità durante l’attività fisica, pensano anche agli sportivi con problemi di vista che vogliono liberarsi dall’obbligo delle lenti a contatto.

Clip-in

Il meccanismo di questi nuovi modelli è tutto all’interno della montatura dove, con un semplice gesto, si possono inserire le lenti da vista che si agganciano direttamente sul nasello. Il risultato è una visione perfetta, come confermano alcuni dei giornalisti e atleti che li hanno testati nel corso dell’ultima Adidas Experience, una corsa di 20 chilometri attraverso uno scenografico circuito sulle Dolomiti. «Stabili e senza rimbalzi, leggeri e pratici: le lenti si agganciano e tolgono con facilità» il commento del giornalista e storyteller inglese Matt Kollat.

Ciò che colpisce di questi occhiali è l’ampia visione a 180 gradi.

I pareri

«Di questi occhiali colpisce la visione ampia, a 180 gradi, e l’ottima ventilazione: le lenti non si appannano, non bisogna togliersi gli occhiali perché stai sudando» aggiunge il fotografo e outdoor blogger tedesco Björn Ahrndt che, normalmente, fa sport con le lenti a contatto. Test superato, dunque. Anche per le lenti fotocromatiche, che permettono di affrontare i cambiamenti atmosferici e vedere bene anche passando dalla piena ombra alla luce del sole. Un altro requisito indispensabile per chi fa sport all’aperto e vuole praticarlo sempre, in ogni stagione dell’anno.