Longarone Valley

Esiste paesaggio emotivo più coinvolgente di uno scatto catturato dall’alto?

Sembra trascorso un tempo infinito da quando, sul finire degli anni 70 del Novecento, la fotografia aerea del francese Yann-Arthus Bertrand, ha iniziato a mostrare il mondo attraverso il punto di vista immaginifico per eccellenza – secondo molti registi, sceneggiatori e, appunto, fotografi – quello che, a volo d’uccello, è in grado di catturare trame del reale e portare all’attenzione segreti che difficilmente l’occhio umano, da un semplice piano all’americana, per esempio, vedrebbe. Oggi i droni hanno sostituito gli elicotteri, e per molti artisti sono lo strumento più adatto per catturare il volto della natura e delle città attraverso la giusta distanza. Né troppo vicino. Né troppo lontano. Around the world, la rubrica che esplora il mondo dal punto di vista dell’occhiale non poteva che cominciare questo suo errare da dove la storia di Marcolin è cominciata: Longarone, nel cuore del Cadore, un’area nota nel mondo per essere il distretto dell’occhiale, l’unica a contare su uno dei pochissimi musei, dedicato alla caleidoscopica evoluzione storica dell’ottica. E quale punto di vista migliore se non quello dall’alto? Quel che risulta evidente, sotto questo pezzo di cielo, a un passo da Belluno e da destinazioni dalla forte risonanza – come Cortina D’Ampezzo, Le Tre Cime di Lavaredo o anche i laghi, come Misurina e di Cadore, dalle acque azzurre e i panorami edenici – è una geografia emotiva di un luogo, e dei suoi dintorni, il cui fermo immagine spazia in un’armocromia degli elementi naturali. Aria, terra, acqua e fuoco, in cui echi crepitanti richiamano alla mente scenari innevati durante la stagione per antonomasia di queste terre, ovvero l’inverno, sono il volto più autentico di un comune montano, unito ad altre cinque municipalità, idealmente collocato nella zona centro meridionale del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Un paesaggio naturale, patrimonio dell’umanità

Sospesa oltre i 470 metri d’altezza, immersa nella provincia più estesa della regione veneto – quella bellunese – Longarone è considerata una porta aperta su un interregno che separa due mondi, con i sentieri tracciati per risalire dalla terra, le vette delle sue montagne, le Dolomiti, iscritte dal 2009, come patrimonio dell’umanità, dall’UNESCO. Sono proprio le vette di questi paesaggi a sancire un legame imprescindibile e indubbiamente emotivo con il territorio e l’elemento roccia. Una passione quella per queste montagne che ha ispirato artisti, esploratori, come Vittorino Cazzetta, a cui si deve la scoperta del celebre cacciatore del Mondeval, che ha contribuito a dare un’identità al mesolitico di queste zone, o di scrittori, come Dino Buzzati, figlio di questa grande provincia bellunese. L’algido influsso delle Dolomiti scorre allo stesso modo in Marcolin, azienda profondamente legata alla geografia emotiva del suo territorio. 

Il profilo delle montagne come elemento di stile

Se sulla vetta del Monte Rite si erge il Museo delle Nuvole, il più alto di tutta l’Europa a omaggiare la montagna come custode di un patrimonio che raccoglie l’essenza della vita dei monti, con le sue cupole di vetro e acciaio sulle fondamenta di un ex fortino, residuo della Grande Guerra, profilando lo scorcio più suggestivo sui Monti Pallidi – l’altro nome con cui un’antica leggenda definisce le Dolomiti – e a est sul Cadore, Marcolin lascia che a esprimere questa passione sia il marchio rappresentativo del suo Dna, Web Eyewear, che incarna lo spirito avventuroso e l’amore per la bellezza di questi luoghi in uno stile contemporaneo e essenziale. Ed è proprio il profilo delle Dolomiti, con i suoi riflessi a essere impresso sugli iconici occhiali del brand: risalendo le sfumature di queste vette ricreate lungo le aste, fino ad arrivare al cuore della montatura, come sulla cima di un monte, si indossa il più etereo degli elementi: l’aria, fluttuante e leggera.  

Marcolin e Timberland Forest

22 aprile: quando la Terra chiama Marcolin e Treedom rispondono

Ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il mondo si stringe intorno alla Terra per celebrarla in una giornata internazionale che ricorre, da oltre 50 anni, il 22 aprile: si tratta di una delle call to action più significative in termini di partecipazione a livello globale e ha a cuore la salvaguardia del pianeta. Marcolin, sensibile al tema, risponde all’appello e dal 2021, sceglie di partecipare allo sviluppo di progetti sostenibili in collaborazione con Treedom, la piattaforma digitale che permette di regalare e scegliere alberi autoctoni da piantare a distanza, conoscerne la storia e attribuire loro un nome. Seguirne poi lo sviluppo, attraverso un “Tree Diary che ne riporta la crescita attraverso foto e report periodici, comodamente da casa, fa parte della storia. Quel che c’è dietro, però, è ben più di una nota di colore: quel verde, che sulla mappa del mondo di Treedom non compare, racconta la tensione concreta verso un ideale.  

3,5 milioni di alberi piantati

A beneficio dell’ambiente – dal 2010 a oggi, grazie a Treedom, sono stati piantati 3,5 milioni di alberi, coinvolgendo più di 75000 agricoltori in 17 Paesi del mondo, il che significa compensare il livello delle emissioni di CO2, proteggere la biodiversità degli ambienti e agire concretamente per contrastare l’erosione del suolo e le conseguenze della deforestazione. L’altro volto di questa storia parla la lingua delle comunità locali il cui ritorno si misura in termini di maggiore benessere sociale e di sicurezza.  

Una foresta diffusa entro il 2025

Il progetto di Marcolin, in partnership con Treedom e Timberland Eyewear, brand presente nel suo portfolio dal 2003 – sponsorizza per tre anni, attraverso Treedom, la piantumazione di 10.000 alberi, geolocalizzati mediante codici ID, per consentire a ogni sostenitore di seguirne l’evoluzione e il progetto relativo nei diversi continenti del mondo coinvolti. 14.985 alberi, dai nomi singolari – come l’arbusto di Grevillea che cresce in Kenya e raggiunge i 10-12 metri d’altezza e produce i caratteristici fiori gialli il cui nettare, attraendo le api, favorisce la vitale opera di impollinazione delle piante, sono stati piantati in 10 paesi, ma anche grazie al precedente accordo tra Treedom e Timberland, impegnato a piantare 50 milioni di alberi in tutto mondo entro il 2025, è possibile vedere crescere una vera e propria foresta diffusa, un albero alla volta, sotto le cure dei rispettivi custodi.  

Duro Olowu

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People, Places, Colour, titolo della sua esclusiva Capsule Collection, sembrano identificare tre componenti essenziali del suo viaggio ideale. Ha dei luoghi del cuore in cui questi tre ideali si incontrano e fluiscono insieme?

Per me le persone e i luoghi sono collegati dal colore. La mia capsule collection per MAX&Co. è proprio espressione di questo. Ci si ricorda dei luoghi che abbiamo visitato, soprattutto in vacanza, per i colori della città, del terreno, del mare, oppure per i modi particolarmente suggestivi con cui le persone di un luogo specifico si vestono e mescolano colori vivaci. Questa collezione è proprio espressione di quel mix gioioso e stile fantastico. Mi sono basato sulla mia ben nota passione e conoscenza dell’arte contemporanea. La mia Capsule Collection per MAX&Co. si è ispirata al lavoro dell’artista italiano Luigi Ghirri, le cui fotografie poetiche, colorate e dal gusto cinematografico, meravigliosamente composte e contrapposte al paesaggio italiano degli anni ’70 e ’80 evocavano la bellezza e l’emozione di un viaggio tranquillo verso luoghi familiari. Immagino l’artista che prolunga i suoi viaggi verso altre parti del mondo, come Bamako in Mali, utilizzando la sua macchina fotografica per catturare lo stesso tipo di momenti e sfumature in technicolor.  

La collezione rappresenta quella che io immagino sia la donna MAX&Co: giovane e libera da pregiudizi con un approccio fresco nel modo di vestire
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In che modo si è sviluppato il processo di collaborazione? Come è stato lavorare con il team MAX&Co. e con il team Marcolin?

Tutta la mia esperienza di lavoro su questa collezione è stata molto creativa e divertente. Sono uno stilista molto pratico sotto ogni punto di vista e il team è rimasto entusiasta e incoraggiato da questo aspetto del mio processo creativo. A questo va aggiunto l’accesso che ho avuto ai loro incredibili archivi. Una combinazione di qualità, innovazione e standard elevati che è sempre molto importante per me e il mio lavoro. 

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Che tipo di donna ha immaginato quando ha creato People, Places, Colour?

La collezione rappresenta quella che io immagino sia la donna MAX&Co. Giovane e libera da pregiudizi con un approccio fresco e interessante verso il modo di vestire. Una donna che pensa meno all’abbigliamento casual o formale, da giorno o da sera e mescola silhouette classiche (con dettagli inaspettati) in colori uniformi e vividi con fantasie ricche e audaci, in modo interessante. È una donna intelligente e consapevole del mondo in cui vive e dei luoghi che visita. Non è facilmente influenzabile e compie le proprie scelte riguardanti l’abbigliamento in maniera spontanea ma consapevole.