È possibile comunicare in modo efficace un prodotto senza mai mostrarlo ma interpretando i valori del brand, come ti è stato chiesto per il progetto WEB EYEWEAR-Framing Light?
«Secondo me assolutamente sì: nei miei servizi fashion cerco sempre di creare un moodboard, una narrazione che dia un’anima alle storie, non parto mai dal prodotto. Un tipo di sguardo che contribuisce a creare una community che condivide gli stessi valori prima ancora che un abito o un accessorio».

A cosa ti sei ispirato per declinare concetti come trasparenza, gusto e quiet luxury?
«Ho cercato di riflettere su questi concetti a livello personale, scegliendo di calarli nel quotidiano. Ecco, dunque, il gusto di alcuni elementi base della cucina mediterranea, come l’olio e il pane; la trasparenza di un sottile telo di plastica che avvolge dei fiori, e il lusso di un mazzo di fiori intravisto dallo specchietto retrovisore di un’auto immersa nel traffico milanese. I fiori sono un tema ricorrente del mio lavoro e, in questo caso, ho voluto giocare sul contrasto tra il caos della città e la bellezza quieta della natura, portata all’interno dell’abitacolo di un’auto».

Quale, tra tanti, è stato lo scatto più sfidante?
«Sicuramente quello con la collana di ghiaccio: non avevo calcolato che il ghiaccio a contatto della pelle brucia, ho messo un po’ in difficoltà la modella. Mentre i piccoli “errori” come il pane bruciacchiato, una sfocatura, una gocciolina o qualcosa fuori posto, sono voluti e sono parte del mio stile, quasi una “firma”, che mi permette di far emergere un lato umano, imperfetto, anche negli scatti commerciali».





















